1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?
Nato a San Benedetto del Tronto e cresciuto nella adiacente cittadina di Grottammare a pochi chilometri dall'area portuale dove mio padre faceva il pescatore e si aspettava forse da me che avessi l'aspirazione per diventare marinaio. Sono stato coccolato nella tenera età tra mia madre che mi ha fatto anche da maestra alle elementari per ben 5 lunghi anni, fino a quando, adolescente ho cominciato a vivere la mia vita.
1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Per me scrivere è principalmente comunicazione del proprio mondo interiore, ad altre persone. Nasce dal profondo desiderio di rendere partecipi gli altri dei miei pensieri, sentimenti ed esperienze che non voglio tenere nascoste nel mio piccolo mondo ma renderle vivificanti nel donarle agli altri attraverso la parola scritta.
1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Per me scrivere è cercare di trasmettere emozioni profonde e regalare ai lettori un briciolo di compagnia perché credo che un autore possa ritenersi appagato della sua opera, solo se è in grado di emozionare e commuovere l'animo del lettore. La mia emozione più grande è avere la consapevolezza di essere riuscito nei miei romanzi precedenti a trasmettere quelle che io chiamo vibrazioni dell'anima che ci accompagnano, ci scaldano e ci nutrono nei frammenti di vita più o meno felici.
1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono di Vercelli, ho 32 anni e sono disabile dall'età di quattro anni, un continuo via vai dall'ospedale, ed è proprio qui che è nata la scintilla: in quei momenti in cui la fantasia di mondi immaginari ed eroi forti ed imbattibili mi aiutava a lottare contro la malattia e spronava i più piccoli miei compagni di letto. La scrittura ha fatto il resto. È nato un primo libretto di favole grazie all'aiuto di mia mamma e da allora la possibilità di diventare scrittore è venuta da se.
1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nato a Treviso il 25 sett. 1029. Mia moglie e i tre figli sono tutti insegnanti di lettere (uno in conservatorio "letteratura musicale"). Nel 1939 ho raggiunto mio padre operaio, con mia madre e i fratelli all'Asmara, la bellissima capitale dell'Eritrea che fin dal 1869 era la "prisca colonia" africana della neonata Italia. Vi ho frequentato la quinta classe Elementare e due anni delle Medie e vi ho imparato ad amare la musica classica. Ho vissuto con infantile insofferenza il becero razzismo fascista che purtroppo allignava in quelle contrade. Ho conosciuto e amato quello che io chiamo il "gentile ed eroico Popolo Eritreo".
1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Nel Maggio del 1947 in una villa padronale dei Conti Ginori (mio nonno guardiacaccia ) nel paese di Pomarance in provincia di Pisa nasco io, da poco l'Italia era diventata una repubblica e gli italiani vivevano la rinascita del paese con ottimismo e con speranza. Dopo le elementari insieme ai miei amici coetanei continuammo a frequentare una scuola professionale che ci doveva introdurre nel mondo del lavoro dell'azienda elettrica Larderello S.P.A.
1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Marco Colantoni viene da Sulmona, una cittadina nell'entroterra abruzzese dove lavora come sociologo/mediatore familiare e docente di comunicazione efficace e sociologia in corsi di formazione regionali. Scrittore lo sono sempre stato, ho collaborato e scritto articoli per riviste specializzate del settore e per riviste di costume e società come "Glamour" nella quale trattavo, in ogni uscita mensile, una tematica rilevante dal punto di vista mediatico e sociale.
1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Scrivere è volare nell'immensità della natura e sull'umanità, osservandole dall'alto e poi posandosi in mezzo ad esse. Come non si può impedire a un uccello di volare, così non si può impedire a uno scrittore di esprimere liberamente il proprio essere. Le emozioni provate, intense e diverse, diventeranno parola, pagina, capitolo, libro: saranno loro a trasmetterle al lettore.
1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Non provo grandi emozioni, lo faccio fin da bambino, per me è come camminare. Non ho mai scritto un romanzo, né una storia inventata, ma sempre e solo fatti, esperienze o eventi da me organizzati e vissuti in prima persona. L'emozione subentra solo quando ciò che descrivo significa rivivere momenti e sensazioni ineffabili, la maggior parte delle quali vengono dalla mia relazione con il Signore.
1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Questo é un quesito davvero vastissimo a cui rispondere con affermazione secca e compiuta, ma per quel che posso, per ciò che il mio spirito disponga di dire, dirò questo: La scrittura é il contatto diretto con ciò che alimenta la Vita, i suoi principi e motori essenziali sono appunto vivere per scriverla, con ciò, già posso affermare che é il fulcro della Vita stessa.