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27 Ott
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Intervista all'autore - Leon Marchi

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Scrivere è volare nell'immensità della natura e sull'umanità, osservandole dall'alto e poi posandosi in mezzo ad esse. Come non si può impedire a un uccello di volare, così non si può impedire a uno scrittore di esprimere liberamente il proprio essere. Le emozioni provate, intense e diverse, diventeranno parola, pagina, capitolo, libro: saranno loro a trasmetterle al lettore.



2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Un libro riceve la vita da un battito, da un respiro, da uno sguardo dello scrittore, il quale poi avrà il compito di guidarlo nelle varie fasi della crescita, fino a quando non sarà diventato adulto. Un libro, dunque è e rappresenta un momento della vita dello scrittore.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Scrivere "Un uccello beccò il cielo" ha significato rispondere a domande dinanzi alle quali si fugge, rintanandosi nel silenzio. A tali domande, estratte dalla profondità del mio essere, ho risposto, anche in nome del lettore, al quale certamente in un momento della vita è capitato di porsele.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

Assegnare il titolo a un libro non è facile. Occorre scegliere: utilizzarlo per condensarne il contenuto o per attrarre il lettore. Io, per condensarne consapevolmente il contenuto, ho battezzato "Un uccello beccò il cielo" quando era quasi al termine del proprio volo.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Vorrei con me, nella mia memoria, una biblioteca; ma, ancora di più, vorrei che mi arrivasse notizia della nascita di nuovi (veramente validi) scrittori, perché mi pare che, pur nella ben visibile moltitudine, ne siano sempre meno.



6. Ebook o cartaceo?

Entrambi.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Sono nato scrittore, non ho scelto di esserlo. Mi fosse stato chiesto, non so quale sarebbe stata la mia risposta.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

L'idea di questo romanzo è nata, in un arco di tempo molto lungo, da una mia profonda esigenza. Riversarla alla fine sulla pagina bianca è stato meno difficile che viverla prima, consapevolmente, dentro di me.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

Scrivere è volare, ad alta e a bassa quota. Durante il volo, breve o lungo, si provano emozioni indescrivibili, da tenere sempre sotto controllo, perché è facile perdere il senso dell'orientamento e precipitare nel vuoto.



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

Il primo a leggere "Un uccello beccò il cielo" sono stato io: con particolare attenzione, per cogliere in extremis difetti o banalità. A leggerlo, dopo di me, è stata una persona cara, alla quale invio i miei ringraziamenti.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

La linea di confine tra due realtà, una conservatrice e l'altra proiettata verso il futuro, attira su di sé perplessità e attese. Accetto il cambiamento con fiduciosa apertura; mi auguro, però, che la voce alla quale è affidata la lettura del libro non dia lustro e luce a libri privi di qualità e luce propria.

 

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Lunedì, 27 Ottobre 2014 | di @BookSprint Edizioni

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