1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono delle domande estremamente difficili a cui rispondere! Provengo dalla Calabria e mi sono trasferito a Salerno per studiare, e poi avendo vinto un concorso nell'esercito, ho vissuto praticamente un po' dappertutto! Io non mi ritengo uno scrittore ma semplicemente uno scrivano che tende il più possibile a poter essere, un giorno, dichiarato scrittore. So con precisione quanto ho deciso di incominciare a scrivere perché coincide esattamente al momento in cui mi è stata diagnosticata la sclerosi multipla! Ho rifiutato nella maniera più totale l'idea della disperazione o dell'abbattimento morale ed ho deciso di combattere la SM scrivendo tutto quello che mi passava per la testa. Forse non è molto nobile ma, in ogni caso, mi ha aiutato a non crollare.
1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Ora come ora, la scrittura mi ha preso totalmente. La scrittura in quanto tale è diventata parte integrante del mio modo di essere: vedi piano piano nascere qualcosa di tuo. Pensi e scrivi, non va bene? Stracci tutto e ricominci da capo, pagina dopo pagina e la cosa più interessante che mentre scrivi ti escono altre idee e imperterrito non ti fermi più. A volte non esce nulla dalla tua testa ma appena ti viene un'idea ecco che tutto ricomincia. Le emozioni sono quando alla fine vedi il risultato. Il tuo libro ha preso forma, ma la sensazione più bella è quando il postino suona e dice: "Ho un pacco per lei" Tu sai perfettamente di che si tratta, fai le scale tre alla volta e infine dopo aver strappato il nastro del pacco, ti ritrovi tra le mani la tua fatica il tuo lavoro terminato. Una gioia immensa.
Ilaria Baldi, socia di Parent Project onlus, presenterà, lunedì 7 settembre 2015, “A te – lettere di una madre al proprio figlio”, libro autobiografico dedicato alla sua esperienza di madre di un bambino affetto da Distrofia Muscolare di Duchenne, patologia genetica rara che si manifesta a partire dai primi anni di vita. Il testo, pubblicato dalla casa editrice BookSprint Edizioni, sarà disponibile in formato cartaceo e versione e-book. I diritti d’autore saranno destinati al Fondo Cannella per il finanziamento della ricerca scientifica nella DMD.
1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Non è facile parlare della mia vita perché in realtà pur avendo solo 36 anni mi sembra di aver già vissuto due vite. La prima ha avuto origine il giorno della mia nascita ed è stata, fino a circa sei anni fa, una vita piuttosto bella. Dopo l'università ho conosciuto il mio attuale marito e nel frattempo ho iniziato a lavorare con mio padre nella sua società. Avevo tutto quello che potevo desiderare. La seconda vita, invece, ha avuto origine dal momento in cui sono rimasta incinta del mio primo figlio, Alessandro. Da quel momento, infatti, purtroppo mi sono trovata ad affrontare tanti problemi e tante sfide. La più difficile è stata ed è tuttora la malattia di Ale, la distrofia muscolare di Duchenne. Si tratta di una malattia genetica rara e ad oggi non curabile che colpisce i muscoli di tutto il corpo.
1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Come tutti gli scrittori dilettanti, i miei racconti parlano più o meno velatamente di me stesso, la persona che conosco meglio di tutti. Scrivo di esperienze che ho vissuto in gioventù, o da uomo maturo. Essendo ora come ora entrato nella categoria "anziani", raccontare di me significa soprattutto ricordare, è il piacere di rivivere certe esperienze, di portare alla luce certi aneddoti che hanno arricchito la vita di ognuno di noi. La mia particolarità, sia come scrittore in erba che come uomo vissuto, è quella di avvolgere tali ricordi con un'aurea che si distacca dalla cruda realtà, ammorbidendola ma non deformandola. Se un ricordo è troppo doloroso, lo immergo nelle acque della Malinconia che lo sa rendere meno crudo, se al contrario è troppo positivo lo avvolgo nelle nebbie del Dubbio e della Ironia. È meglio precisare, a questo punto prima di proseguire l'intervista, che non sono mai stato internato in un manicomio.
1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Per me scrivere è una evasione dalla realtà, pur tuttavia romanzando fatti che accadono quotidianamente nella mia vita oppure che ho vissuto nel passato. È un modo di raccontarmi e raccontare ciò che prova la mia anima penetrando e perforando chi mi sta di fronte perché sono consapevole del fatto che chi ha il coraggio di mettersi a nudo riesce a spogliare anche chi gli sta difronte dalla maschera che indossa in quanto attraverso la lettura ciascuno può immedesimarsi senza vergogna alcuna e senza paura di essere giudicato. L'emozione che provo nello scrivere è un grande senso di libertà, come se le pareti non esistessero. Mi sento cittadina del mondo, senza confine alcuno.
1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
È mettere nero su bianco la vera identità, quella che tutti noi indistintamente teniamo chiusa in un cassetto e che trova lo spazio sulle righe di un libro. Per me che sono un uomo di poche parole è essenziale scrivere per esprimere le mie idee e la percezione del mondo che mi circonda. Le emozioni che provo? Sono come quelle di un bambino che vede e compie i primi passi alla scoperta del mondo. Per me la poesia è tutto quel che vedo... un campo di grano, una verde collina, il mare increspato, il cielo... la luna!
Il desiderio di sentirsi apprezzati, l’insoddisfazione sentimentale, la voglia di cambiare. Questi i sentimenti che prova Helen, la protagonista di “Il mio amico McGregor”, il romanzo nato dalla penna di Lucia Bosco e pubblicato dalla casa editrice BookSprint Edizioni (e-book disponibile).
1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
È un modo per esprimere emozioni, per riuscire ad aprirmi un po’ di più. L'emozione più grande è stata la sorpresa, non avrei mai immaginato di riuscire a riempire le pagine di un libro, anche se corto, con la mia fantasia.
2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
Forse solo una parte del mio carattere.
1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nato a Pisa città che amo molto e nella quale ho sempre vissuto. Sono sposato, ho due figlie e da poco sono diventato nonno. Fino all'anno scorso ho lavorato come medico di famiglia con passione, ora sono in pensione. Non ho mai deciso di diventare uno scrittore e non mi ritengo tale. Probabilmente non mi piacerebbe nemmeno essere uno scrittore "vero", però mi piace molto scrivere e "giocare" con le parole.