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12 Dic
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Il Tempo Zero dell'editoria

Il Tempo Zero dell'editoria © sax

Magonza, 1455. Un gruppo di uomini è rinchiuso in un’officina in cui nessun estraneo può entrare. Fuoriescono odori nauseanti, stridori metallici. Nel ribollire dei fumi, i rimi di lavoro sono massacranti. Dodici, quattordici ore al giorno sono la norma.
C'è una persona a capo di tutto questo: il suo nome è Johann Gutenberg. In quell'officina, tra sudori e imprecazioni, nasce la stampa a caratteri mobili.

Secoli e secoli di tradizione amanuense, con i suoi ritmi e la sua estetica, stanno per essere travolti da un'invenzione che permette di stampare libri a una velocità fino ad allora inimmaginabile. Con quei vapori, le urla metalliche e gli odori delle miscele di inchiostro, non poteva che apparire come l'opera del demonio. Com'è possibile stampare copie su copie dello stesso libro, tutte perfettamente identiche?
Era una cosa semplicemente inconcepibile. E Gutenberg si richiudeva nel segreto più assoluto. Mai avrebbe parlato dei caratteri mobili, legati insieme a comporre la matrice della pagina. Tutti sapevano che era un orafo, con un occhio attento e una mano precisa; nessuno immaginava che avesse riadattato il torchio, usato per la spremitura delle olive, per imprimere i caratteri sulla carta.
Ma se straordinaria è la sua invenzione, il suo intuito commerciale non era da meno. Johann sapeva che doveva affrontare resistenze secolari. Il libro scritto, miniato e decorato a mano, aveva il suo mercato – sebbene ristretto –, aveva creato un gusto consolidatosi nel tempo, con lettori che attendevano un determinato tipo di prodotto. Ecco perché  i primi libri a stampa ricalcavano lo stile dei codici. Proliferavano caratteri calligrafici, capilettera variopinti, spazi bianchi da vergare poi a mano.
Queste accortezze fanno di Gutenberg non solo l'inventore di un nuovo procedimento di stampa. Lui era molto di più: era un proto-editore. Come un editore a capo di una moderna casa editrice, si preoccupava dei gusti del pubblico per piazzare i propri prodotti; ma allo stesso tempo tentava di rivoluzionarli dall'interno, educando i lettori a un nuovo tipo di veicolo culturale. Solo così è stato possibile vincere certe resistenze trasformare il libro a stampa da oggetto sconosciuto a motore della cultura.

 

 

 

Mercoledì, 12 Dicembre 2012 | di @Carmine Morriello

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