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14 Dic
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Satira e Letteratura: giù la maschera all'ipocrisia del potere!

Satira e Letteratura: giù la maschera all'ipocrisia del potere! © nuvolanevicata

Prima regola: nella satira non ci sono regole. E questo penso sia fondamentale. Per di più ti dirò che la satira è un'espressione che è nata proprio in conseguenza di pressioni, di dolore, di prevaricazione, cioè è un momento di rifiuto di certe regole, di certi atteggiamenti: liberatorio in quanto distrugge la possibilità di certi canoni che intruppano la gente. (Dario Fo) Con queste parole il più grande mattatore del teatro italiano definisce il mondo della satira, genere letterario e drammaturgico di cui è massimo esponente. 

Questa forma narrativa ha il principale scopo di porre attenzione critica alla politica e alla società, evidenziandone le contraddizioni e promuovendone il miglioramento. La capacità di fare satira è stata ritenuta talmente importante da meritarsi addirittura una definizione giuridica della Corte di Cassazione:
«È quella manifestazione di pensiero, talora di altissimo livello, che nei tempi si è addossata il compito di castigare ridendo mores, ovvero di indicare alla pubblica opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone, al fine di ottenere, mediante il riso suscitato, un esito finale di carattere etico, correttivo cioè verso il bene». Storicamente dunque, essendo legate a doppio filo alle sorti della politica, le origini della satira si fanno risalire all’Antica Grecia, con Omero e con la commedia greca di Aristofane.  Nella letteratura latina troviamo, invece, lo stile magistrale di Ennio. Anche in Dante si ritrova qualche elemento satirico quando, utilizzando l’allegoria, cerca di colpire i massimi rappresentanti della politica fiorentina.
Nel Rinascimento nasce, poi, il poema eroicomico: “La Secchia rapita” di Alessandro Tassoni e “La Moscheide” di Teofilo Folengo. Gli scrittori Illuministi hanno fatto della satira una vera e propria arma contro i privilegi della nobiltà, basti pensare al “Candido” di Voltaire, alle “Lettere Persiane” di Montesquieu e a “Il Giorno” di Parini. Tra l’Ottocento e il Novecento, con l’esplosione mondiale della stampa, la satira trova la sua massima espressione sui giornali e sulle riviste, scritte e diffuse per colpire partiti e rivelare gli imbrogli degli uomini di potere. La satira diventa la voce dei fini intellettuali contro la burocrazia e il dogmatismo della “casta” di chi ha il potere.
Oggi, senza censura, sembrerebbe ancora più facile poter scrivere un libro liberamente utilizzando la satira, eppure è proprio l’esatto contrario. Nonostante il pubblico abbia più mezzi di informazione a disposizione, e nonostante la libertà di parola e di stampa siano state riconosciute da ogni legislazione mondiale, toccare il potere attraverso l’ironia, sottolineandone errori e mancanze, è sempre più complicato e per le case editrici italiane e non, stampare un libro che attacchi direttamente la politica e i suoi esponenti rappresenta sempre una grande sfida e un grande rischio. In un mondo sempre più massificato e bombardato da informazioni diverse e contraddittorie la satira è indispensabile, ci aiuta a non essere passivi riceventi di news confezionate ad arte, ma ci aiuta a sviluppare pensieri propositivi e riformatori, a volte anche rivoluzionari poiché, come afferma  Michael Moore: “Una delle funzioni principali della satira è quella di affrontare i problemi scomodi. [...] La satira presume che il pubblico abbia un cervello”.

 

 

Venerdì, 14 Dicembre 2012 | di @

1 COMMENTO

  • Link al commento massino palladino inviato da massino palladino

    Cara Curcio,
    quest'anno, la nostra beneamata casa editrice pubblicherà un mio libro di satire in poesia "La Baldoria": che grande coraggio! Ci risentiremo a pubblicazione avvenuta e forza!, avanti con le tue creazioni che servono sempre, grazie, massimo palladino

    Lunedì, 17 Dicembre 2012 16:42

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