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BookSprint Edizioni Blog

22 Ott
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La notte di Chiara

«Io sono quella delle attese, quella che le riceve in silenzio, che si lascia scalfire senza mostrare nulla in pubblico, ma che riempie lenzuola di lacrime.
Sono quella che ha il coraggio di sedersi accanto a te ma non volgere mai lo sguardo ai tuoi occhi, che arrossisce solo avvertendo il tuo respiro diventare più veloce.
Sono quella del coraggio a metà. Quella che c’è ma non si vede.
La donna dei non sono».
Questa che avete appena ascoltato è la voce di Chiara. Il suono delle sue parole viene dalla penna di Ilaria Rubinacci, ed è così che comincia “Quando tutto sembra spento”.

Attraverso quella voce ti arriva una storia incredibile, dura, autentica, scritta a meraviglia. Una storia che in alcuni punti vorresti non fosse vera, con frasi che colpiscono come pugni nello stomaco, che ti lasciano in ginocchio e senza fiato. Non c’è aria, quando il mostro ti sta addosso e ti schiaccia contro il cemento, quando lui ti prende a pugni e ti dice all’orecchio che sta per accadere.
«Vidi delle bottiglie di birra, delle carte che da piene avevano contenuto pizzette e cornetti. Non so perché, ma erano dettagli importanti, mi fecero capire che sarei morta, prima però, sarei stata violentata».
Chiara non poteva sapere. Era a pochi passi da casa, con gli amici del liceo. Tra di loro c’è uno dell’ultimo anno. È alto e forte, e il suo nome è Diego. Non poteva saperlo, Chiara, che quel ragazzo che tanto le piace e che sembra non essersi mai accorto di lei, si sarebbe offerto di accompagnarla a casa, e che quello che poteva essere l’inizio di un sogno si sarebbe rivelato il suo incubo più terribile.
«Mancavano solo tre isolati a casa mia e pregavo che la strada si accorciasse ulteriormente quando Diego cominciò a farmi complimenti, ripetendomi quanto fossi bella, quanto i miei capelli lunghi lo facessero impazzire. Dal complimento alla volgarità ci passò in due secondi scarsi. Passando dal dirmi che ero una bella ragazza al modo in cui mi avrebbe messo se avessimo fatto sesso».
Questa storia Chiara l’aveva sepolta, spinta ai margini della sua coscienza. Ma non c’è niente che tu possa fare. Il passato torna sempre, e spaventa sempre di più. «Finii che non seppi mai più guardarmi con gli stessi occhi e che mai più ho saputo farmi abbracciare. Mai più sono riuscita a stare al fianco di un ragazzo senza morire di paura».
Chiara cresce, diventa grande. Non ha più sedici anni ed è ormai una giovane donna, molto carina, anche se non vuole sentirselo dire. Le è sempre piaciuto leggere, e la compagnia dei libri le è costata qualche amicizia che forse non era mai stata tale. Anche per questo è molto contenta del suo nuovo impiego. «Trovai un lavoro che amavo, in una libreria. Una libreria che sembrava rimasta nello stesso posto senza subire cambiamenti da qualche secolo. I libri erano accatastati ovunque e pieni di polvere. La proprietaria era una donna anziana, Angela, che cercava qualcuno».
Angela e Chiara diventano come nonna e nipote, e la vecchia libreria si trasforma e si riempie di clienti. Accade così che la ragazza decide di raccontare, di ritornare sul cemento di quel parcheggio, tra l’escavatrice e la betoniera. Diego le tiene la mano contro le labbra, ma lei riesce a parlare, perché ora c’è Angela lì accanto.
«Ero schiacciata sotto il suo peso, la mia faccia la sentivo piena di graffi, sanguinante. Il bacino schiacciato, il sedere preda della sua erezione, la sentivo attraverso i miei jeans appuntita e spaventosa. Urlai ancora, […] ma anche stavolta mi costò botte. Diego mi tirò i capelli ed io sentii la pelle morbida della gola tendersi, il collo fare male, spalancai la bocca. Il mostro vomitava oscenità, mi raccontava come e dove mi avrebbe messo il suo “amichetto”. […] Gli occhi mi bruciavano nello sforzo assurdo di non chiuderli mai, ma quando sentii il rumore metallico della sua cintura che si stava sfilando con una mano sola mentre l’altra mi spingeva la testa a terra e il suo ginocchio mi massacrava la schiena, il gelo mi percorse, fui scossa da violente vibrazioni. Serrai gli occhi, non volevo più vedere, non volevo più sentire il sottile rumore della cerniera che veniva calata. Quando armeggiò i miei jeans cominciai a scalpitare, urlando con la gola premuta sul cemento sozzo e palcoscenico di quell’atrocità che stavo subendo. L’elettricità e il terrore mi fecero urlare ancora più forte, anche quando Diego mi massacrò di pugni e mi spaccò il labbro nel tentativo di tapparmi la bocca. Credetti di essermi slogata la mascella quando mi sentii prendere per i capelli e il lato destro del mio viso venne con forza picchiato a terra.
[…] Urlai con tutte le forze, graffiandolo ovunque. Ma era forte. I mostri sono sempre forti. Per quanto tu possa difenderti, troveranno il modo di farti a pezzi».

Angela ascolta. Piange, e sembra invecchiata di un centinaio d’anni.

Ma, Quando tutto sembra spento, un sorriso arriva nella vita di Chiara. Sopra quelle labbra ci sono due occhi. Guardano solo lei, e la ragazza non riesce a sopportarlo. «Non volevo essere maleducata con quegli occhi, ma davvero mi penetravano facendomi sentire scoperta e a disagio. Ero, ormai, quella del non guardarmi che ho paura. Valerio invece continuava a guardarmi e lo faceva come se fosse la cosa più bella del mondo, e forse, e mi odiai per questo, mi piaceva essere guardata così da lui».
Qualcosa si accende nella notte di Chiara.
«Avevo smesso d’amarmi da troppo tempo, troppi anni. Quel che avevo fatto era stato solo difendermi e difendermi e rendermi invisibile.
Ora avevo bisogno di essere amata per imparare ad amarmi. Essere vista per imparare a vedermi».
Per lei nulla è facile, dopo quello che le è accaduto niente può esserlo. Ma Valerio è lì, nonostante tutto. «Mi rendevo conto di trattarlo molte volte come non meritava, come non avrei mai dovuto trattarlo. Gli facevo pagare le colpe che avevano altri.
Valerio però era costante, era innamorato e sempre più preso da me. Non se ne andava, si lasciava respingere ogni volta e ogni volta tornava più vicino. Si lasciava insultare, cacciare, si lasciava fare del male per poi tornare a stringermi più forte.
Non permise mai più che il vuoto mi prendesse. Gli bastava guardarmi per capire quando stavo per crollare e richiudermi nella mia bolla fuori dal mondo.
Mi lasciava i miei spazi, restava ai margini della mia vita, sempre presente, sempre vicino, sempre lui, sempre mio».
Comincia così, la storia di Chiara. Questo è solo l’inizio di quello che ancora può accadere quando tutto sembra spento.

 

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Martedì, 22 Ottobre 2013 | di @Carmine Morriello

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