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22 Gen
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Il lavoro nobilita l’uomo

Alfio Giglio ha condotto la propria vita all’insegna della dedizione al lavoro e alla famiglia, inseguendo sempre l’ideale di giustizia e correttezza che ha insegnato ai propri figli. “Volevo le ali” (106 pagine, BookSprint Edizioni, versione ebook disponibile) è il racconto autobiografico di questa vita.

 

Alfio Giglio nasce nel 1938 giusto in tempo per ricordare la seconda guerra mondiale e una bomba sganciata nella sua terra a trecento metri da lui e dal padre. Bambino deve interrompere gli studi per andare a lavorare nei campi. Successivamente riprenderà il percorso scolastico riuscendo a recuperare il tempo perduto e a costruirsi una solida cultura di base che negli anni non mancherà mai di alimentare. La cultura è importante per Alfio Giglio che la vede come un vero e proprio dovere morale e pensa che: “L'uomo se è veramente intelligente anche se è plurilaureato deve avere sete del sapere: l'intelligenza va usata per migliorare la vita di tutti.”

La Sicilia va stretta ad Alfio che ha voglia di vedere altro nella vita e che sceglie di andare via dall’Italia per aggiungersi al flusso migratorio dei siciliani verso condizioni di vita migliori, prospettive diverse, verso il nord Europa, nel caso di Alfio verso la Svizzera. Si adatta con facilità alla vita in un paese lontano. Rientra in Patria per lavorare in fabbrica che però fallisce di lì a poco. È sfortunato. Perde vari lavori ma non si arrende e con la testardaggine che tipicamente denota il popolo siculo va avantiAccetta piccoli impieghi, non si arrende, si prepara per il concorso pubblico di “Messo comunale e di pubblica conciliazione” e lo vince.

Alfio Giglio ha cercato di vivere (riuscendoci) una vita giusta, piena di passioni fra cui il teatro, la musica classica, la storia e la poesia. La poesia in particolare è per l’autore una maniera di somatizzare il brutto del mondo. Ci racconta che scriveva le sue poesie quando la moglie era impegnata nel suo lavoro in ospedali facendo “le notti”. Allora scriveva, pensando alle tante cose brutte del mondo, onnipresenti in ogni telegiornale, e scriverle voleva dire prenderne coscienza senza accettarle moralmente, voleva dire che la rettitudine, per Alfio Giglio, era una volontaria scelta e non un casuale e propizio destino.

 “Volevo le ali” è un racconto in una prosa semplice ed essenziale a cui seguono quattro poesie scelte dall’autore. Come libro rappresenta una splendida eredità familiare e non solo che tocca una storia spesso dimenticata, sempre più lontana e con sempre meno testimoni diretti.

 

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