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10 Nov
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Intervista all'autore - Giampiero Del Corno

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Quando scrivo non faccio altro che riportare quello che, in quel momento, sto vivendo. Se il personaggio in azione prova paura, io sono spaventato; se gioisce, io sto provando quel sentimento. È in pratica come se io vivessi molteplici vite, tutte diverse fra loro perché ogni personaggio è diverso dagli altri. Sembra difficile da capire per chi non è scrittore ma non ci sono altre vie per verificarlo se non l'iniziare a scrivere.



2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Fortunatamente nulla di quanto di negativo e spiacevole viene riportato nel romanzo, vista la tipologia dell'argomento trattato. Di reale c'è l'esperienza affidataria della mia famiglia, tutt'ora in corso, ed i sentimenti che genitori, fratelli, nonni e cugini affidatari provano, anno dopo anno, nel vivere quotidianamente questa complessa problematica realtà.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Trattandosi ormai del quarto romanzo, potrei dire il proseguimento di un sogno che realizzo giorno dopo giorno. Lo scrivere ed il promuovere i miei romanzi presso molteplici librerie, è diventata una piacevole intensa attività lavorativa che mi impegna a tempo pieno.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

Il titolo originale doveva essere :"L'incubo di Cassandra" ma poi ho verificato che era già stato utilizzato da Woody Allen per un suo film (tra l'altro di genere thriller ....) per cui l'ho modificato nell'attuale. Devo dire che, ad opera ultimata, "Lo spettro di Cassandra" mi sembra ancora più calzante del precedente in relazione alla trama del romanzo.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Se fossi su un'isola deserta impiegherei tutto il mio tempo nel tentativo di farmi individuare da una nave o da un aereo che mi riporti dove pulsa la vita di altri esseri umani. Leggere è un qualche cosa che puoi fare e gustare solamente quando sei sereno e puoi concedere alla mente di dedicarsi interamente alla lettura, senza altri importanti pensieri a fungere da "elemento di disturbo". Se invece devo immaginarmi di essere per un paio di giorni da solo in una bella baita alpina, con la volontà di dedicarmi alla lettura a tempo pieno, senza altri impegni, allora mi piacerebbe rileggere alcuni (non tutti) libri di Andrea De Carlo: “Lei e Lui”, “Due di due”, “Tecniche di seduzione”, “Giro di vento”.



6. E-book o cartaceo?

Cartaceo sempre; e-book quando si legge un libro in lingua originale. La possibilità con il tocco di un dito di avere all'istante la corretta traduzione proveniente dal vocabolario in linea è veramente performante.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Ho intrapreso la carriera di scrittore quando ho potuto permettermelo dal punto di vista della disponibilità economica e di tempo libero. La realizzazione completa del mio sogno avverrà quando potrò contare su una entrata media mensile corrispondente ad uno stipendio di un normale lavoratore. Allora potrò dire di poter "vivere scrivendo" ed avrò raggiunto il mio obiettivo.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

Dalla cronaca nera, quando sono venuto a conoscenza dell'uscita dal carcere di alcuni "elementi" (non riesco a chiamarli esseri umani).



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

Quello che, probabilmente, prova un calciatore all'ultima di campionato, quando segna il goal che permette alla propria squadra di non perdere la partita e di non retrocedere nella serie inferiore. Se un domani mi dovessi ritrovare a constatare di aver venduto milioni di copie dei miei romanzi, allora modificherei la frase sopra in: “di vincere il campionato del mondo...”



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

Mia moglie.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Indispensabile, oltre che interessante. Secondo me non occorre solo pensare alle persone non vedenti. Può essere accattivante anche per persone che non hanno problemi di vista. Sarebbe un po' come andare parzialmente a teatro. Qualcuno interpreta i personaggi e dà loro voce e tu ti immagini le scene. Perché no ? Però la lettura tradizionale, su poltrona, con buon libro cartaceo, camino acceso, gatta sulle ginocchia, pipa e brandy spagnolo sul tavolino, cellulare rigorosamente spento, rimarrà sempre un'altra cosa (non facilissima da realizzare nella quotidianità...).


 

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