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BookSprint Edizioni Blog

20 Mar
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Appesa ad un filo

 Una storia strappalacrime per un libro emozionante. Non ci sono altri aggettivi utili per descrivere il romanzo di Katya Notari, "Appesa a un filo", edito per i tipi di BookSprint Edizioni e disponibile nel classico formato cartaceo della brossure. Il libro, che sta avendo molto successo tra i lettori, proprio perché è una storia commovente e vera, vuole essere il racconto di una madre per la propria figlia.

 Giulia, nata prematura, è oggi una splendida bambina di 10 anni ma, proprio a causa del suo venire al mondo con un po' troppo anticipo, non ha avuto un'infanzia semplice e comune a tutte quelle delle altre bambine e, purtroppo, si trascina con sé una forma di handicap che la tiene costantemente appesa a un filo, quella della vita. Sin dall'inizio la sua famiglia, in primis la mamma, Katya, ha dovuto lottar per fa sì che sopravvivesse, per tenerla in vita. In questo racconto ci sono tutti i giorni passati in ospedale, in UTI, ci sono tutti i problemi e le difficoltà della crescita di Giulia e delle persone a lei vicine per cercare di affrontare e superare le dinamiche avverse dei suoi primi anni.

Nelle 138 pagine di questo diario, Katya Notari, nata a Finale Ligure nel 1974 e mamma e moglie a tempo pieno (la scrittura per lei è stata una necessità, è un tirare fuori tutto quello che aveva dentro, raccontare a Giulia cosa ha significato la sua nascita e quanti sacrifici sono stati fatti per lei e da lei stessa, non una forma di espressione costante, artistica, che al momento dice di non voler coltivare), c'è tutta la storia di una mamma, fortunata, di una bimba sfortunata, e tutto l'amore e il coraggio che un genitore può dare al proprio figlio.

Rabbia, dolore, tristezza, rimpianto, nostalgia e speranza sono solo alcuni dei sentimenti che Katya trasporta nel suo libro, che vuole essere un messaggio: un messaggio di forza, di coraggio, di carattere, per non arrendersi alle difficoltà e cercare sempre di guardare avanti con ottimismo e carattere, perché solo con questi, e con l'amore, si può uscire indenni da qualsiasi avversità.

"Appesa a un filo", oltre ad essere un grido d'amore, dunque, di una mamma nei confronti della sua bambina, è anche un mezzo per fare beneficenza, in quanto il ricavato dalla vendita del romanzo sarà devoluto per l'acquisto di una macchina incubatrice da donare al reparto di neonatologia dell'ospedale G. Gaslini di Genova. Ecco perché, a maggior ragione, la storia di Giulia merita di essere letta e conosciuta, per permettere anche a tanti altri bambini di vivere un'esistenza migliore e più serena di quella della stessa Giulia e della sua famiglia, che comunque oggi può sorridere ad un cielo "di sole e d'azzurro".

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Venerdì, 20 Marzo 2015 | di @Dario D’Auriente

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