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BookSprint Edizioni Blog

27 Gen
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Cavete Cogas, il cerchio delle Streghe.

Si chiude il cerchio. Dopo un lungo viaggio che le ha portate ad attraversare tutta la Sardegna, le Streghe tornano a Villacidro per la serata conclusiva. Cavete Cogas, attenti alle Streghe. Questo il titolo della mostra itinerante partita nel dicembre del 2011, proprio da Villacidro. Si tratta della prima rassegna regionale d'arte scultoria, pittorica e grafica itinerante collettiva sulla  misteriosa figura femminile della strega (sa coga) in Sardegna.
In questo viaggio durato 13 mesi sono accadute molte cose.

 

Quello appena trascorso è un anno che si imprimerà per sempre nella memoria dei sardi. La tragica alluvione ha colpito al cuore l’Isola, e ha coinvolto tutta l’Italia. In questo stato di cose, Cavete Cogas rappresenta un momento importante di coesione per le popolazioni colpite.

L’appuntamento è per sabato, 1° febbraio. Si comincia alle 10:00 con Beni torradas, Cogas (ben tornate, Streghe), un dibattito sulle streghe che vedrà la presenza di tutti gli artisti, ben 67, che hanno esposto le proprie opere durante la manifestazione. Ma ci saranno anche i sindaci e gli assessori alla cultura dei 22 paesi ospitanti, tra i quali anche Gianni Giovannelli, sindaco di Olbia, città tra le più colpite dalla recente alluvione. Interverranno inoltre Teresa Pani (sindaco di Villacidro), Giulio Angioni (narratore, poeta, antropologo dell'Università di Cagliari), Vanessa Roggeri (scrittrice).
Nel pomeriggio, a partire dalle 16:00, ci sarà un simposio di poesia che vedrà i poeti impegnati nella lettura dei propri versi. Ci saranno Giulio Angioni, Gavino Angius, Franco Carlini, Antonio Fiori, Dino Maccioni, Angelo Múndula, Giuseppe Manías e Franco Sonis.

A dare il proprio contributo, sia al dibattito che al simposio, ci sarà anche Efisio Cadoni, autore di “Cogas. Racconti di streghe tra storia e leggenda” (BookSprint Edizioni, 2012), ispiratore e promotore dell’evento, nonché presidente dell’O.D.A. (Organizzazione Divulgazione Arte).
«Il nostro è un viaggio che veramente non ha una meta reale, concreta, se non quella della bellezza», spiega Efisio Cadoni, «un viaggio che percorriamo con la nostra idea del bello senza mai compierlo. Oggi l’idea che ci muove è una finzione, un’immagine della poesia che vogliamo in una sua particolare forma. La chiamiamo “coga”, strega, maga, fata, musa, ogni artista ha la sua, ma questa nostra coga non è una strega che fa paura, che ci allontana o che vorremmo bruciare per raccapriccio, per indignazione, non fa paura perché è immersa nell’arte, nell’ironia dell’arte; anche quando ha un aspetto orrendo o un nome terribile: Lilit, Lamia, Bitia, Pitia, Sibilla, Eròfile, Pànfile, Fòtide, Ghellò, Mormò, Morra, Mendalza, Zefania, Ancroia e cosí via…».

 

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Mercoledì, 29 Gennaio 2014 | di @Carmine Morriello

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