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04 Giu
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Un anno per scrivere un libro? Bastano 5 giorni!

Un anno per scrivere un libro? Bastano 5 giorni! © Andi.es

C’era una volta lo scrittore che scriveva, da solo, dentro le notti piovose, in attesa dell’alba che non arriva. C’era una volta e c’è ancora, ma ora può scegliere di non essere più solo. Rompere con una consuetudine fatta di lettere e pensieri seguiti da lunghi assoli sulla tastiera; sconvolgere, di tanto in tanto, le vecchie abitudini.

Ed è così che ci si ritrova seduti a un tavolo insieme agli altri. Altri quattro o cinque scrittori emergenti sono al tuo fianco nel lungo viaggio della creazione. Non sei più solo, e come per incanto tutto diventa più facile.
5 giorni, full immersion, e quello che non ti aspetti diventa possibile: da zero righe scritte ad apprendere come pubblicare un libro. E c’è anche il weekend libero, per una serata di puro svago.
Tutto è cambiato quando alcuni autori hanno cominciato a pensare che, per davvero, l’unione fa la forza. Perché se sei a stretto contatto con la creazione, concentrato sull’obiettivo, se le tue idee trovano l’immediato confronto con l’altro, la scrittura viene meglio. Laddove le tue conoscenze si fermano non c’è un muro, ma una parola d’aiuto. E c’è chi giura che lo stimolo a documentarsi, a fare ricerca, non può venir meno.
Gli esperimenti di scrittura collettiva si stanno moltiplicando. Un facilitatore assegna un compito a ogni scrittore, e cerca di fare in modo che il gruppo raggiunga la meta. Il resto lo fanno i software che permettono modifiche simulta-nee al testo.
Sei tra quegli scrittori di racconti che incontrano qualche difficoltà con le narra-zioni lunghe? Non c’è problema, ora dovrai occuparti solo di una parte del problema. E la cosa funziona davvero. In meno di una settimana si può pubblicare un libro di un centinaio di pagine, curato sia nel testo che nella grafica.
Hai degli amici che condividono la tua stessa passione per la scrittura? Perché non provarci?

 

 

 

 

Martedì, 04 Giugno 2013 | di @Carmine De Vita

4 COMMENTI

  • Link al commento Ruggeri Maria Sonia inviato da Ruggeri Maria Sonia

    Condivido uno scritto battuto in cinque giorni che rimarrà nel tempo, di notizie per un settimanale.
    Come professionista che desidera lasciare una conoscenza educativa ai posteri ci vuole una vita vissuta.
    Lo scritto lasciato sarà la conferma della tua consapevolezza e presa di coscenza.

    Ottima questa iniziativa che permette di limare, riprendere concetti rendendoli più fluidi,una visione di più lettori di classi e conoscenze diversificate possono diventare di grande aiuto quando dopo aver scritto, modificato, ti trovi in un l'abirinto di emozioni,è il cuore che legge.

    Martedì, 18 Giugno 2013 12:51
  • Link al commento Paolo Buonarroti inviato da Paolo Buonarroti

    Sicuramente il metodo della condivisione e la sinergia derivante stimola forze non invocabili in solitudine. Credo però che per scrivere un buon libro occorra molto tempo, io sto per pubblicare un libro/e-book con Book Sprint edizioni sul cancro, a cui ho dedicato 8 anni della mia vita, e per il quale ho richiesto numerosi aiuti a medici, ricercatori e amici, nella ricerca di rimedi naturali efficaci utili a rimuovere tossine e inquinanti dall'organismo. In 5 giorni credo si possano scrivere alcune cose, ma dipende anche dal tipo di libro che si desidera comporre....

    Mercoledì, 05 Giugno 2013 21:58
  • Link al commento Carmine De Vita inviato da Carmine De Vita

    Ciao Fulvio,

    sicuramente il rischio c'è.

    io però non lo vedo come un metodo da applicare sempre, ma come un'esperienza da fare, se non altro per confrontarsi e capire quali sono i propri limiti.

    insomma, farlo ogni tanto potrebbe rivelarsi utile e divertente.
    e poi, chissà, il risultato potrebbe anche sorprendere.

    Mercoledì, 05 Giugno 2013 16:30
  • Link al commento fulvio gagliardi inviato da fulvio gagliardi

    Sarà anche vero, ma non si rischia che l'opera divenga una specie di prodotto commerciale, costruita come in una catena di montaggio come le auto di serie, non più personalizzate? Va bene per l'industria, forse, ma non per l'arte.
    Le parole verranno fuori più velocemente, ma non rifletteranno l'animo del "creatore" (leggi autore) e il pathos del parto.

    Martedì, 04 Giugno 2013 19:44

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