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BookSprint Edizioni Blog

07 Mag
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La lettura è donna

La lettura è donna © Aaron Amat

La ragazza stava leggendo. Aveva i capelli raccolti, e il sole primaverile risplendeva sulla pagina. Le persone le passavano accanto quasi sfiorandola, ma quello doveva essere davvero un buon libro, perché lei neppure se ne accorgeva. Continuava a starsene lì, con un certa innocenza, mentre i passanti quasi la investivano, come se fosse la cosa più naturale del mondo. In fondo, se una ragazza ha voglia di leggere, non può forse farlo dove e quando le pare?

Sì, certo; ma non sempre è stato così. Qualche tempo fa si pensava che una donna dovesse badare alla casa, ai figli, alla cucina. La lettura era una cosa da uomini. Femmina e libro dovevano restare eternamente separati.
Ma la storia, per fortuna, se ne infischia di vedute così ristrette. E così, nel giro di pochi decenni, le donne e i libri si conobbero e si amarono in un fiorire di pubblicazioni.
Siamo nella seconda metà del Settecento, e i generi cominciano a moltiplicarsi. Non ci sono solo più solo testi scientifici, eruditi o religiosi, ma anche libri che raccontano storie appassionanti, e che cominciano a somigliare alla lontana agli odierni romanzi. E sono proprio questi i primi volumi a incontrare il favore delle donne. Si prestano a una lettura furtiva, e lo spazio tra un lavoro domestico e l’altro si riempie di sogni.
Per gli editori del tempo è una manna. Immaginate cosa possa voler dire raddoppiare la propria clientela nel giro di pochi anni. E ben presto i torchi dovettero fare i conti coi gusti del nuovo pubblico, e darsi da fare per stampare libri di loro gradimento, mentre scrittori emergenti in cerca di fortuna, lavoravano per inviare il proprio manoscritto, sperando di conquistare il gentil sesso.
Il contraccolpo per gli uomini non è facile da immaginare. Si sentivano defraudati di una loro esclusiva prerogativa. Un’editoria al femminile non era in alcun modo concepibile. Per farci un’idea di quel che volesse dire, leggiamo cosa scrive a riguardo un medico francese di nome André Tissot, che in un’esasperata difesa si scaglia contro questo rinnovato furor di stampa:

Di tutte le cagioni che hanno rovinato la sanità delle femmine, la principale è stata la moltiplicazione infinita [...] dei vari romanzi. [...] Esse leggono con un ardor sì grande, che per la paura di disapplicarsi un momento non fanno alcun moto, e sovente, per soddisfare questa pazzia, s’addormentano troppo tardi. [...]
Una figlia che nell’età di diec’anni legge invece di correre, in età di vent’anni dev’essere una donna isterica, non giammai una buona balia.

Ma la ragazza dai capelli raccolti continua a leggere, incurante della folla. Probabilmente non sa nulla di tutto questo. E credo sia meglio così.

 

Martedì, 07 Maggio 2013 | di @Carmine Morriello

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