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04 Gen
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Intervista all'autore - Umberto Vitiello

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?
Sono nato alle falde del Vesuvio sul golfo di Napoli, di fronte all'isola di Capri, ed esattamente nella Contrada Leopardi del comune di Torre del Greco, dove ho vissuto con i miei familiari fino a quando mi sono laureato.


 

2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?
Da pedagogo quale sono stato, a un adolescente consiglierei di leggere, senza tuttavia indicargli un libro in particolare, ma dicendogli di fare lui stesso questa scelta di volta in volta, partendo dai suoi interessi e dalle sue curiosità.


 

3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ eBook?
Penso che i libri cartacei non si lasceranno mai farsi soppiantare del tutto dagli eBooks, per una serie di ragioni che riguardano non solo gli anziani, ma anche i giovani, tra cui non pochi amano collezionare quelli di carta sistemandoli in un proprio mobile a scaffali.


 


4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?
Penso sia l'uno che l'altro. Io ho cominciato quand'ero ancora uno studente con articoli che pubblicavo su giornali locali. Scrivere era allora il desiderio non disperdere i propri pensieri. Quando mi sono laureato a pieni voti e la lode all'Istituto Universitario Orientale di Napoli con una tesi sul diritto d'autore nell'Unione Sovietica ed è scoppiato il caso Pasternak con la pubblicazione "clandestina" del suo romanzo "Il dottor Zivago" da parte della Feltrinelli in Italia, ho cominciato a scrivere articoli anche per la stampa nazionale.


 

5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?
Per la mia formazione letteraria, formatasi nel periodo più fervido dell'esistenzialismo di Jean-Paul Sartre, quando scrivere era un impegno morale oltre che artistico, ogni mio libro nasce da un bisogno impellente di prendere parte attiva alla vita sociale con l'esprimere idee e giudizi su ciò che avviene o sta per avvenire intorno a noi. Anche "Arlette non sa tacere" nasce da questo impulso.


 

6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?
La memoria. La memoria di quanto di buono ha realizzato l'Umanità per una esistenza degna di essere vissuta, la memoria da tenere sempre presente e difesa per non perdere i diritti civili conquistati, spesso messi in pericolo da fanatici fondamentalisti, presenti purtroppo in tutte le epoche e in ogni luogo, anche dove la convivenza pacifica sembra consolidata e ben implementata.


 

7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?
Sì, la stesura di racconti e soprattutto di romanzi era un sogno nel cassetto fin da quando ero un ragazzo, ma vi ho messo mano solo dopo essermi esercitato con la scrittura di articoli e cronache di viaggi e soggiorni all'estero. Da giovane, di storie ne ho inventate più di una, limitandomi però a raccontarle oralmente ai miei amici.


 

8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?
Sì, un episodio legato a un incontro fortuito con una persona che, sapendo d'aver studiato anche in Francia, la sua terra e apprezzando i miei ideali, ha voluto confidarmi il timore che aveva di assistere suo malgrado alla scomparsa totale dello "spirito repubblicano" e "democratico" dei suoi concittadini.


 

9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?
A differenza di quando creo un racconto, quando scrivo un romanzo non conosco affatto la fine. Che mi viene via via suggerita dai personaggi che ho creato e dal loro modo di vivere e di agire. Per cui non credo di avere mai pensato di non portarlo a termine, perché sono ben curioso, prima di qualsiasi mio lettore, di sapere come va a finire.


 

10. Il suo autore del passato preferito?
I più grandi scrittori della letteratura italiana, francese e russa, fino ad Andrea De Carlo e Umberto Eco, Jean-Paul Sartre e Simone de Bauvoir, Pasternak.


 

11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
La lettura di un libro da parte di qualcuno per una dama della borghesia o un vecchio signore è sempre esistita.

Oggi è ovviamente più diffusa, grazie alla tecnologia.
Mi sembra dunque ovvia e non mi sorprende affatto.

 

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