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23 Feb
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Intervista all'autore - Gianfranco Manunza

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Non lo so. Forse è un passatempo o forse un modo come un altro per sentirsi vivi. Riguardo alle emozioni dipende da ciò che scrivo. Se tendo a satireggiare significa che sono irato contro qualcuno o qualcosa. Altrimenti è un divertimento. Comunque io mi ritengo un frutto dalla polpa appetibile ma dal nocciolo amaro, poiché se stiamo attenti c'è poco da stare allegri, giacché la mia è soprattutto ironia, quando non sfocio nel sarcasmo.



2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Molto; è presente soprattutto la mia infanzia e gioventù, quest'ultima assai difficile per delle mie scelte non approvate dagli altri. Difatti io per gli altri avrei dovuto essere un brillante dottorino: un medico dalle belle prospettive, quali la guarigione da tutti i mali. Magari! Quando mi accorsi di quanto poco la medicina offriva capii che questi studi non erano miei. Avrei voluto cambiare facoltà, ma mio padre, deluso e testardo, forse per ripicca, si oppose ed allora affrontai la vita coi miei esili mezzi, campando dai quadretti. Le mie vicissitudini possiamo trovarle a proposito di "Su fattuggiu" nel sito "www.manunzapittoremaschere.it" 



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Forse questo libro è una rivalsa nei confronti dei ben pensanti che disapprovarono le mie scelte di vita. Insomma, una rivincita onde dimostrare quanto possiamo o vogliamo. Però una rivincita nella giustizia. Tanto per intenderci se chi so io mi dà un ceffone ed io gnene rendo uno sto facendomi giustizia. Se chi so io invece mi da una ceffone ed io gnene rendo quattro mi sto vendicando.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

No, semplicissima. "Humor Spray" significa Spray o spruzzo di umorismo. Però è bene non scordarci che talvolta un sorriso maschera tristezza e dolore.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Se l'isola è deserta ma con abbondante cibo mi leggerei "Robinson Crusoe" di Daniel Defoe. E se poi incontrassi una "Venerdì" quell'isola la popolerei. Già, scordavo che sono un uomo di preghiera, avendo fatto il voto di castità. Peccaminoso rio pensiero, allontanati.



6. E-book o cartaceo?

Sono belli tutti e due, ma io che sono un vecchiaccio preferisco il cartaceo.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Per il momento è soltanto una prova: vedere se i miei versi e prose piacciono anche agli altri. Qui a Sassari io sono conosciuto anche come scrittore dato che posseggo ben otto targhe d'oro conferitemi dal Comitato Prov. Anziani. Questo mi fa ben sperare.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

Niente di particolare. Prima scrivevo per gli universitari. E da qui l'idea di pubblicare. Un aneddoto? Per poco non mi sposavo con uno studente greco che dopo avermi sentito si innamorò di me. Però egli non sapeva che sono un uomo di Dio, ovvero un frate in abiti secolari che ha pronunciato come voto :la castità. Pertanto per me niente donne, ma anche niente uomini.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

Per il momento ho in mano una solo libro. La sensazione è buona.



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

Io in compagnia di me stesso.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Ribadisco io sono un vecchiaccio e pertanto preferisco il vecchiume. Però, penso che sia una buona cosa.

 

  

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