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12 Gen
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Intervista all'autore - Antonello Petrella

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Non amo molto parlare di me. Sono nato e vivo a Napoli e passo il mio tempo dedicandomi alla musica, alla scrittura e alla filosofia, senza, però, mai dimenticarmi di vivere, conoscere gente, osservarla ai bar o per strada, altrimenti le tre cose, di cui mi occupo, non avrebbero alcun senso... Confesso che non mi sono mai alzato una mattina dicendo: "Voglio fare lo scrittore!", scrivo per necessità, non è né un hobby né mi rilassa, scrivo perché non potrei non farlo e questo è tutt'altro che rilassante! Questo fa di me uno scrittore? MAH!



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Solitamente scrivo la notte...ma spesso giro con un taccuino su cui prendo appunti durante il giorno.




3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Non ve n'è uno in particolare ma non avrei mai assaporato realmente tutti i sapori della scrittura senza aver mai conosciuto autori contemporanei come Bukowski, Fante, Carver, Cheever...che leggo e rileggo quasi ogni giorno.



4. Perché è nata la sua opera?

Come si fa a rispondere a questa domanda? Ci possiamo chiedere "perché" nasca un oggetto e risponderemmo magari "perché" deve assolvere ad una determinata funzione, oppure "perché" si scelga un materiale piuttosto che un altro per costruire un edificio. Credo che la domanda abbia senso nell'ambito della ragione strumentale, ossia nella prospettiva che domina il modo di pensare comune del mondo contemporaneo che ha la mania di determinare il perché e l'utilità o meno di tutto. La "nascita" di un'opera ha senso solo se ha la forza di rompere ed evadere da tutto questo, nasce per nascere, senza cause, motivi, perché, fini...Non ho deciso di scrivere i miei racconti a partire da una causa, li ho scritti e basta.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Ho vissuto sempre nel centro storico di Napoli. A mio parere, Napoli è rimasta una città a "vocazione intimamente greca", ossia non si può pensare Napoli prescindendo dal suo centro, dall' agorà; se non si vive il centro storico della città se ne comprende solo una parte. Il centro della mia città, a differenza di altri in luoghi diversi, mette insieme realtà molto popolari ed elites culturali della città stessa (il centro è anche la zona delle Università). Pertanto, la mia formazione, in tutti gli ambiti che frequento, dalla musica alla scrittura, non è mai solo intellettuale, ma è sempre profondamente "pop". Questo lo devo molto al contesto sociale nel quale da sempre vivo, per i motivi appena esposti.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Ognuno faccia ciò che vuole della scrittura: evasione dalla realtà, immersione in essa, catarsi spirituale, elevazione a Dio purché sia autentico in quel che fa. Personalmente non la intendo né come evasione, né come racconto della realtà ma come qualcosa che se non trova terreno nella realtà non ha molto senso. Tutto nasce dalla realtà che viviamo anche il romanzo più fantasy che possa essere stato scritto, io preferisco entrare visceralmente nella vita reale anche nelle sue espressioni più tremende, violente e meschine stupendomi, ogni volta, del fatto che proprio qui, proprio nel fondo, spesso si trovi un'inaspettata umanità.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

C'è "me" in ogni rigo, parola, spazio, virgola, eppure non sono nessun personaggio, nessuno dei protagonisti dei miei racconti. Tutti portano addosso il profumo della mia esistenza pur non coincidendo mai con la mia stessa esistenza.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Io.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Ho fatto leggere alcuni racconti ad un po’ di amici con i quali condivido gran parte della mia vita.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

È una questione che non mi appassiona né mi interessa...spero solo che si continui a scrivere. Penso a quante persone avrebbero risposto dicendo: "Io adoro il profumo dei libri nuovi, non saprei proprio rinunciare alla carta" l'abbiamo capito, per cortesia basta!



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

La trovo tremenda, l'audiolibro non ti fa ascoltare il suono del tuo pensiero...

 

 

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Giovedì, 12 Gennaio 2017 | di @BookSprint Edizioni

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