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12 Gen
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Intervista all'autore - Serena Benedetti

1. Che cos’è per lei scrivere, quali emozioni prova?

Mi è sempre piaciuto scrivere, fin da adolescente amavo farlo. Anche la lettura è stata e continua ad essere una delle mie più grandi passioni. Sono più che convinta che per essere convincente come autrice si deve essere prima un'appassionata lettrice. Scrivere, per me, è sempre stato un modo per parlare a me stessa e agli altri; a capirmi e a far capire ciò che ero e ciò in cui ho sempre creduto. Forse è stato anche un modo di evadere da una realtà che a volte mi deprimeva.




2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Tutta me stessa. Non riesco a trattare argomenti che non siano correlati alla mia vita. Narro di fatti, situazioni, eventi, percezioni che ho vissuto veramente. Non ce la faccio a fantasticare, a inventare.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per lei scrivere quest’opera.

Un modo per volermi bene. Scrivendo questo racconto su mia madre ho compreso, anche se forse non ce ne era bisogno, che ho amato profondamente colei che ha fatto di me la persona che sono. Grazie a quest'opera, mi sono scoperta migliore di quello che credevo e ho capito che devo sentirmi in pace con me stessa, perché sono stata una figlia devota e presente.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

Inizialmente, quando mia madre era ancora in vita, avevo pensato ad un altro titolo "Cara mamma ti scrivo", ma poi ho deciso di cambiarlo con "Maria Luisa il coraggio di vivere" . Non è stata una decisone combattuta, ma naturale, quasi spontanea. Ho scelto questo titolo semplice perché semplice e coraggiosa è stata Maria Luisa.



5. In una ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

I miei racconti e poi porterei con me Vittorio Sgarbi al quale chiederei consigli per dei sequel.



6. E-book o cartaceo?

Cartaceo forever. Lo so sono antiquata, ma vuoi mettere il gusto che si prova ad avere un libro tra le mani, sentirne l'odore della stampa...



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Ho iniziato a scrive tardi, intorno ai 40 anni, l'ho fatto quando ne ho sentito il bisogno, quando ho avvertito l'esigenza di liberarmi da certe zavorre psicologiche che mi portavo da troppo tempo. Una cosa è certa non ho iniziato a scrivere per una forma di esibizionismo o fanatismo ma solo per me stessa, per rispondere ad una necessità personale.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

Nasce dal bisogno di parlare e di immortalare le memorie relative a una delle persone più speciali che abbia mai conosciuto: mia madre, una vera maestra di vita. Quest'estate, durante un'afosissima mattina, avevo ripreso in mano la prima stesura incompleta che avevo iniziato anni prima; così senza alcun motivo, con la semplice intenzione di leggere ciò che avevo precedentemente scritto. Ho passato tutto il giorno a scrivere al computer, come un fiume in piena, dimenticandomi di tutto e di tutti completamente assorta, quasi ipnotizzata nella stesura di quello che non è stato solo un semplice racconto ma un tuffo in ricordi e memorie che hanno avuto un ruolo determinante nella mia formazione educativa e personale.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

Una sensazione inspiegabile, meglio di 10 terapie dallo psicologo. Ho provato una grande sensazione di benessere e di appagamento. Finalmente posso dire di essere fiera di me!



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

Ancora non ho avuto il coraggio di farlo leggere. Provo sempre una certa timidezza o meglio imbarazzo a proporre la lettura dei miei lavori, forse perché in essi mi metto a nudo o forse perché temo di essere considerata un po' banale, scontata.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Un grande passo in avanti. Credo infatti, avendo un figlio con disturbi di lettura, che possano essere un valido supporto per persone con tali difficoltà.  

 

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