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08 Ott
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Intervista all'autore - Vincenzo Gasparro

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Scrivo per raccontare me stesso. È un interpretare e sistemare la trama del mio vissuto. Mi serve per portare a sintesi il senso della mia vita, delle esperienze pubbliche e private che ho attraversato. Anche in “Novecento” le esperienze politiche sono filtrate dalla mia memoria e dal mio impegno di ricercatore curioso di documenti.




2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Per un lungo tratto del secolo scorso, la mia vita è stata anche pubblica perché impegnato attivamente nel processo di costruzione della città e sono stato nell'agorà al centro del dibattito culturale e civile della città. “Novecento” continua un percorso iniziato 30 anni fa e racchiuso in una trilogia di storia e memoria e che concludo con questo quarto libro.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Sintetizzare in poche pagine i vizi e le virtù, le meschinità e le grandezze di una piccola comunità della provincia italiana, ma che assurge a metafora dei vizi e delle virtù italiane e di una fauna politica e umana coloratissima, a volte umoristica, a volte santa, a volte meschina e a volte dolorosamente tragica.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

Avevo delle perplessità sul titolo iniziale scelto, ma poi la redattrice della BookSprint Ivana, che ha magnificamente collaborato con me, mi ha suggerito di dare al libro il titolo definitivo di “Novecento”.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Dovendo convivere forzatamente con la mia solitudine penso che la mia mente sarebbe attraversata da interrogativi sul significato ultimo della vita e per cercare di superare i miei tanti insoluti dubbi, mi farei aiutare dalla lettura della Bibbia di Gerusalemme nel commento di Gianfranco Ravasi. Credo anche che sentirei la nostalgia di una Eva e per questo rileggerei Anna Karenina simbolo della donna che per amore rompe tutti gli schemi delle convenzioni sociali e che, per questa sua alterità radicale, è segnata da un destino tragico.



6. E-book o cartaceo?

Tutti e due, anche se penso che certi libri che richiedono una lettura più impegnativa credo sia meglio leggerli nel cartaceo perché necessitano di un 'rito' di godimento del tutto particolare.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Perché negli anni ’90 sono stato investito da una profonda crisi esistenziale che mi ha spinto a ripensare tutta la mia vita e il mio universo culturale.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

Questo libro rientra nel discorso di cui dicevo prima. Non è un romanzo, ma può anche essere letto come un romanzo storico costruito su basi documentali in cui faccio da voce narrante. Uno sceneggiatore ne potrebbe ricavare una sceneggiatura per un film. Mia nonna era convinta che i ceci che coltivava nel suo giardino fossero così generosamente grandi perché lì era stato ritrovato lo scheletro del re Opi che è un re messapico realmente esistito. Aveva messo in giro la voce del ritrovamento dello scheletro del re un sedicente storico locale, ma era tutta una bufala e mia nonna credulona pensava davvero che le ceneri del re avessero fertilizzato la terra del suo giardino. In ogni caso i ceci erano davvero saporiti.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

Provo la stessa sensazione di appagamento di un artigiano al termine del completamento della sua opera in cui ha investito tutte le sue capacità e conoscenze. Soddisfazione che ho visto tante volte sul volto di mio padre artigiano-artista della lavorazione del legno che mi ha trasmesso il profumo dei trucioli intrisi di sudore. Nel mio studio conservo ancora i suoi attrezzi di lavoro e il suo straordinario, e ormai introvabile, basso ad ancia.



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

Come al solito mia moglie che mi ha suggerito modifiche e offerto spunti di riflessione e di ricerca.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Una eccellente tecnologia che aiuta la diffusione dei libri e della lettura.

 

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