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28 Set
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Intervista all'autore - Mario Serena

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

La mia vita è un romanzo. Sono nato a Napoli, e scalciavo per andare in giro, conoscere nuove città, persone, storia. Fui accontentato e iniziai l'avventura. Prima tappa Torino, poi di seguito: Roma, Milano, Genova, Trieste, L'Aquila, Velletri, Firenze, tutta la Calabria, tutta la Sicilia, la Sardegna e tante altre regioni e città. Sono stato militare di carriera, funzionario, dirigente, imprenditore, ho lottato contro la criminalità e contro i prepotenti. Non mi sono stancato e continuo la mia personale battaglia. Decisi di scrivere la storia della mia vita spinto anche dal mio grande amico Francesco Ferrara. E nacque “Io C'ero”. Poi il caso mi indicò la strada del secondo e poi il terzo e non mi sono stancato ancora.




2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Ogni momento è quello buono, se c'è l'ispirazione corro al PC e inserisco qualche frase, un commento. Spesso anche a letto mi compaiono davanti agli occhi, immagini, frasi, nuove situazioni. Purtroppo spesso per pigrizia non prendo appunti e la mattina mi danno per ricordare cosa avevo pensato.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Wilbur Smith, resta il preferito. Ken Follett, Stephen King sono gli autori che seguo, ma leggo di tutto.



4. Perché è nata la sua opera?

Quando mi chiesero di scrivere qualcosa sul Quartiere San Carlo All'Arena. Restai perplesso. Non pensavo di essere capace di scrivere una storia. L'inizio fu traballante, non avevo idee e non sapevo come dare una connotazione alla storia. Quando però mi consegnarono le foto del quartiere, i racconti di chi è vissuto, si aprì la mente e le parole iniziarono a prendere forma.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Direi che è stata fondamentale. Aver gestito persone per tanti anni, in ambienti diversi, ha contribuito a creare un'esperienza notevole. Cambiare per dodici volte lavoro in settori completamente opposti alla formazione ha contribuito la mia crescita professionale, culturale e umana.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Indubbiamente è un'evasione. Inventare un personaggio e creare una storia, vuol dire immedesimarsi nel personaggio stesso e crescere insieme.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Chi mi conosce trova sempre qualche aneddoto, un luogo magari dell'infanzia, una frase spesso ripetuta dai genitori. Esempio mio padre: "Qui invece di andare avanti andiamo indietro" riferito ai nostri progressi nello studio. La mia formazione nell'Arma si trova sempre nei racconti.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Carmine Serena Presidente del circolo Amici di piazza G. B. Vico. Certo essere stato indicato come colui che poteva realizzare un libro sulla storia di Napoli e del Quartiere ha fatto di me un probabile scrittore.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Indubbiamente a chi ha perorato il progetto.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Direi che ci sono buone speranze che diventi il sistema di lettura più seguito.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Non mi è piaciuto.

 

 

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