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26 Nov
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Intervista all'autore - Luigi Emmolo

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Sono un ragazzo di 35 anni, nato a Modica e cresciuto a Rosolini fino all’età di 18 anni. I successivi sette anni li ho trascorsi a Catania, dove ho conseguito la Laurea in Biologia Molecolare per poi abilitarmi allo svolgimento della libera professione e dell’attività d’insegnamento. Nonostante la mia passione per la ricerca, ho deciso di diventare insegnante perché mosso dal desiderio di far innamorare i ragazzi delle bellezze della natura e di far comprendere loro le meraviglie della scienza della vita. Queste conoscenze ci consentono infatti di capire il senso profondo della nostra esistenza, da dove veniamo e qual è il nostro ruolo su questa Terra. In Sicilia sono cresciuto tra gli odori e i paesaggi di mare e di campagna.

Tali paesaggi, semplici e selvaggi, hanno determinato e alimentato in me la passione per la natura e favorito questa indole volta alla salvaguardia dell’ambiente. In qualche modo, li porto con me anche tra le pagine di questo libro. Adesso vivo e lavoro a Conegliano, un paese in provincia di Treviso. A scuola, oltre alle attività curriculari, svolgo progetti “green” volti ad avvicinare alunni, insegnanti, tutto il personale scolastico e in alcuni casi anche la cittadinanza, ai temi ambientali, con l’obiettivo di far prendere consapevolezza dell’importanza degli stessi e del ruolo che ognuno di noi gioca nel determinare lo stato di salute del Pianeta e quindi anche il nostro. Ho deciso di scrivere per caso, seguendo il consiglio dei miei alunni che, estasiati dalle mie lezioni sulla natura e la sua salvaguardia, mi hanno più volte consigliato di realizzare un libro per poter divulgare “al mondo” quei discorsi che altrimenti sarebbero rimasti circoscritti tra le mura della scuola.



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Ad essere sincero, non facendo lo scrittore di professione ma l’insegnante, i momenti dedicati alla scrittura sono i più disparati: scrivo nei ritagli di tempo che il lavoro mi concede o, di getto, nei momenti in cui mi sento ispirato e non voglio lasciarmi scappare l’idea.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Mi sono avvicinato alla lettura molto tardi, e i miei primi libri letti sono stati quelli di Sergio Bambaren (autore de “Il Delfino”) il quale, con le sue storie, mi trascinava in luoghi e dimensioni a me molto care. Partendo da S. Bambaren, ho poi spaziato tra diversi autori. Oggi tra i miei scrittori preferiti non posso non citare Mauro Corona. Grazie alle sue storie ho infatti imparato a conoscere meglio la montagna, le persone e le splendide, misteriose creature che la abitano.



4. Perché è nata la sua opera?

La mia opera è nata per un’esigenza personale, un bisogno intimo! Il bisogno di parlare a chiunque della natura, delle sue bellezze e dei rischi che corre (e di conseguenza corriamo anche noi che la abitiamo) in seguito ai comportamenti menefreghisti e incuranti che sempre più stiamo portando avanti in un’ottica inconsapevolmente autodistruttiva. Il modo in cui volevo parlarne non doveva essere però pesante e scontato: lo scopo era quello di sensibilizzare i giovani, che costituiscono il futuro dell’umanità, a curarsi del mondo in cui vivono. Per questo ho dato al racconto un taglio quasi fiabesco. I protagonisti sono infatti una farfalla e un’ape, ma sono anche due simboli importanti della vita. La farfalla simboleggia la Natura: bella, colorata, ma estremamente fragile, proprio come gli equilibri naturali che mantengono in vita il Pianeta. L’ape simboleggia invece la Speranza: se sparissero le api, infatti, la maggior parte dei fiori non potrebbe riprodursi, e sarebbe la fine per tutti noi…



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Come ho già scritto, il contesto in cui sono nato e cresciuto è stato determinante, più che per la mia formazione letteraria, per la mia predisposizione d’animo che mi ha portato a fare determinate scelte di vita e che successivamente mi ha fatto scoprire questa necessità “divulgativa” .



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Per me scrivere rappresenta entrambe le cose: raccontare la realtà evadendo da essa stessa. I luoghi, i personaggi e le storie sono irreali, ma nel complesso sono metafora di una realtà che volevo mettere in evidenza.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Nelle pagine di questo libro ho messo tutto me stesso: il mio infinito amore per la Natura; la mia tristezza, che nasce dal vedere il modo in cui stiamo distruggendo il Pianeta e compromettendo l’abitabilità dello stesso; la mia paura di non poter più godere delle infinite bellezze della natura che ho avuto la fortuna di conoscere da bambino, di dover assistere ad un’escalation di ingiustizie e di guerre per l’accaparramento delle ultime risorse di cui la Terra dispone. Ma questo racconto, per quanto triste e realistico sia, è soprattutto un libro di SPERANZA. Vorrei, infatti, che il mio messaggio arrivasse il più lontano possibile, che cambiasse il cuore della gente, per generare consapevolezze e cambiamenti capaci di migliorare il mondo; proprio come il polline di un fiore che, trasportato dal vento, può volare per chilometri e finire in luoghi remoti dove attecchire e generare nuova vita…



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

L’input principale a scrivere mi è stato dato dai miei alunni che, sin da subito, hanno creduto nelle potenzialità delle mie parole e dei miei insegnamenti. Nello specifico per quanto riguarda il messaggio veicolato dal libro e i personaggi , è stata determinante una conferenza tenuta dal consigliere regionale WWF Alta Marca, Gianluigi Salvador, il quale mi ha messo a conoscenza di un gravissimo problema che sta mettendo a rischio non soltanto la vita delle api, che come detto prima hanno un ruolo importantissimo nel nostro ecosistema, ma anche la nostra salute. Sto parlando del problema dei pesticidi.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Sono due le persone a cui, in contemporanea, ho fatto leggere inizialmente il racconto, seppur in una versione ancora primitiva e per certi versi incompleta: mia moglie e mio cugino Luigi. Entrambi mi hanno subito spronato nell’andare avanti credendo che questo libro avesse delle grandi potenzialità ed una forte valenza educativa, fornendomi, nel contempo, suggerimenti utili e critiche costruttive.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Per certi versi io sono un tradizionalista e mi piace leggere un libro sfogliandone le pagine, sottolineando i passi più significativi e annotandomi ciò che mi suscita, ma reputo che nell’era in cui viviamo, dove tutto passa per lo schermo di un pc, di uno smartphone o di un tablet, questo approccio alla lettura si stia un po’ perdendo. In ogni caso, se l’e-book rappresenta un modo per favorire la lettura da parte dei giovani, che sempre più si stanno allontanando da questa a favore di programmi spazzatura, videogiochi e quant’altro, ben venga. Peraltro, l’e-book rappresenta anche un pratico modo per avere sempre a portata di mano dei libri da leggere, ottimizzando gli spazi e consentendo anche una praticità d’acquisto.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Credo che qualsiasi forma di “lettura” che consenta di immergersi tra le pagine di un libro e di catapultarsi in realtà diverse da quelle vissute nel quotidiano sia sempre valida. L’audiolibro, nello specifico, potrebbe rappresentare una modalità in più per poter assaporare un libro anche in situazioni in cui non ci si può sedere comodi a sfogliarne le pagine. Risulterebbe, inoltre, molto utile, anche in casi in cui una disabilità non ne consenta la lettura.



 

 

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