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23 Set
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Intervista all'autore - Carlo Cocchi

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Nato nel lontano 1933, a Comeana ,frazione del comune di Carmignano, da madre contadina e Padre scalpellino, 5° figlio, licenza elementare come titolo di studio, a 13 anni già attivo, come lavoratore tessile in quel di Prato. Scrittorie?!?! Da quando ho iniziato la scuola, dove nella congiunzione dei monosillabi e le letture iniziali, tutti diventiamo scrittori. Così è iniziato il mio scrivere. Dal diario scolastico, finché, i miei occhi riusciranno a selezionare i tasti del computer e a far scorrere la penna su un foglio di carta. Desidero essere scrittore della mia vita, tracciando la mia storia, e questa non è arroganza, credo.




2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Preferisco le ore notturne, ed anche quelle piccole, in quanto le fatiche del giorno a questa età, non si accusano un gran che, visto il nulla fare, come impegni pesanti. Infine cerco di tenere sempre (allenato) il mio degradante organo nobile, e queste sono le ore del silenzio delle riflessioni. che questo mondo così impagliato, ci impone.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Ho una lettura affettiva, nei confronti di Vittorino Andreoli, la cui nobiltà del suo vivere è la ricerca, del come e del perché, in quanto nessuno di noi dovrebbe essere (NESSUNO), il libro è tanto caro a me come il S. Vangelo Cristiano.



4. Perché è nata la sua opera?

Il perché è naturale, in quanto, il declino della nostra esistenza, accelerato e sia dalla malattia di mia moglie Lara (Alzheimer) e le difficoltà deambulanti di me stesso, visto anche l'età, hanno coordinato questi pensieri, inserendoli pure in contesto planetario, foriero di guerre, muri e distruzioni, che in fondo in fondo, pure quelli sono morte. Ho cercato di interpretare, secondo il mio pensare e il mio vivere, dov'è diretta questa umanità concepita dai vari governanti, dittatori e politici attuali.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Potrei ovviare alla risposta, vista la precedente, ma è giusto evidenziare la mia formazione letteraria dovuta all'autodidattica e all'esperienza di un vissuto bello ma anche tante volte sofferto. Il mio modo di pensare, si potrebbe interpretare come un Umanesimo illuminato da una fede cristiana, ma cresciuto dall'esperienza della vita, con la crescita della famiglia, e il totale rispetto verso di essa.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Lo scrivere, in certi casi potrebbe essere anche evasione oppure anche inganno, ma come le impronte digitali ,dovrebbe essere il raccontare la storia del nostro vissuto, a testimonianza per i figli e tutti coloro che leggeranno lo scritto insomma di tutto ciò lo scrivere dovrebbe essere il racconto SACRO della nostra esistenza.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Rispondere ,è semplice, di me c'è tutta l'esistenza, come un diario, dove i pensieri critici, valutano e valutavano la cronaca degli avvenimenti che si sono susseguiti nell'arco della mia esistenza stessa. Bene o male ho scritto me stesso.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Sono stati e sono sempre gli avvenimenti che ci coinvolgono di persona o per indotto. Questo qualcuno, è e sarà sempre la società umana, a stimolare le riflessioni e le scelte nell'estendere i pensieri stessi, questo qualcuno sarà sempre il mio prossimo.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Il primo romanzo? Anche quello è una storia del lontano 1971, quando fui eletto nel Consiglio di Circolo come rappresentante dei genitori, scrissi a tutti i genitori una lettera e quella diventò il mio primo libro “Famiglia, scuola, sport”, nel quale sollecitavo con vari contorni, l'impegno dei genitori stessi, in un impegno che ho tante volte sviluppato nelle Scuole Calcio da me dirette, come Istruttore Tecnico, Calcistico (Coverciano 1982) abilitato per l'Insegnamento.al gioco del calcio Libro da voi pubblicato.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Il futuro della scrittura ,secondo il mio modo di pensare è delegabile alla penna e al cartaceo, tenendo sempre allertato il cervello.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Non vorrei essere pedante nel riaffermare la sopracitata risposta. Accetto tutto ciò che è l'emancipazione tecnologica utile in questo caso per rinfrescare le memorie con la massima velocità, ma il pensare e il leggere, espande con più gradevolezze ed impegno il conoscere e completa la maturazione della mente stessa.



 

 

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Mercoledì, 23 Settembre 2015 | di @BookSprint Edizioni

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