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23 Set
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Intervista all'autore - Antonio Mottola

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Sono un sacerdote della Chiesa Cattolica, attualmente parroco della Parrocchia San Rocco di Stornara (FG) e direttore degli Uffici diocesani di Pastorale Sociale e il Lavoro e delle Migrazioni. Per servire meglio la Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano, di cui faccio parte, mi sono iscritto e ho frequentato la Facoltà di Scienze Sociale della Pontificia Università San Tommaso d'Aquino di Roma, dove ho conseguito la licenza e il dottorato in Scienze Sociali. La tesi di dottorato: "Multietnicità e Pastorale Relazionale" costituisce il momento e la conferma del mio essere scrittore.




2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Non ho un momento preciso della giornata da dedicare alla scrittura perché le molteplici attività pastorali mi impegnano a ritmo abbastanza serrato. Tuttavia in alcuni periodi dell'anno, come il tempo invernale e quello estivo, sono i momenti favorevoli che dedico allo scrivere così come si può evincere dagli scritti pregressi che ho già pubblicato.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Il mio autore preferito è Pierpaolo Donati, professore di Sociologia presso la Facoltà di Scienze Politiche all'Università di Bologna dalle poliedriche sfaccettature culturali. Egli, nell'intricato mondo delle migrazioni, bypassa le teorie del multiculturalismo, dell'interculturalità e perviene alla Sociologia Relazionale, dove la relazione sociale emerge da un contesto di relazioni e genera un contesto di relazioni. In sintesi si può dire che Donati riconduce all'uomo il senso delle relazioni sociali, la cui meta è reintrodurre nel sociale ciò che è umano e ciò che non è umano.



4. Perché è nata la sua opera?

La mia opera, nata nel contesto socio-pastorale della mia terra, persegue l'intento di riscattarla culturalmente da qualsiasi forma di sfruttamento degli esseri umani. L'orientamento antropologico dell'opera valorizza l'essere umano - di qualsiasi etnia - come una risorsa con una profonda dignità umana.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

La mia esperienza pastorale di 35 anni di vita sacerdotale legata alla vita concreta della gente e degli immigrati ha molto influito nell'orientarmi allo studio delle Scienze Sociali, il cui risvolto ha determinato la formazione culturale di tipo sociale ed infine è sfociato nella produzione letteraria di uno scritto di matrice socio-pastorale.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Scrivere non è stato lo scopo primario del mio lavoro pastorale, ma piuttosto ne è una conseguenza. Lo scritto, lungi dall'essere un'evasione dalla realtà, costituisce un modo per raccontare a più persone la complessa realtà della questione migratoria. La riflessione consente di liberare la mente da pregiudizi xenofobi e di orientarla verso le possibili soluzioni, dove l'immigrato diviene una risorsa sociale, economica e pastorale di grande rilievo.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Notevole è ciò che di me si evince dalle cinque parti di cui è composta l'opera, ove si persegue l'idea teorico-pratica nella formulazione di un nuovo umanesimo per educare l'uomo contemporaneo alla mondialità. Tutti gli uomini sono chiamati a vivere relazioni piene di significato umano per liberare la società da pregiudizi xenofobi e la Chiesa da un ritualismo sganciato dalla vita reale delle persone al fine di costruire la Casa Comune. Il progetto sognato da Cristo delineato nella sua idea di Regno di Dio consiste nell'edificazione di una sola grande Famiglia Umana.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Tanti parrocchiani mi hanno aiutato nell'elaborazione dell'opera scritta. Soprattutto gli intervistatori giovani ed adulti nel raccogliere le risposte dei questionari dalla viva voce degli immigrati e degli italiani. Ha molto contribuito nella stesura dell'opera il professore Gerardo Laquale, della mia parrocchia, e significativa è stata la guida del moderatore della tesi, il professore Alberto Lo Presti della Pontificia Università San Tommaso d'Aquino (Angelicum)- Roma.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

L'equipe che mi ha sostenuto nell’elaborazione dell'opera ha letto per primo non il romanzo, ma uno scritto composto da diverse sfaccettature: biblica, storica, filosofica, scientifica e pastorale in materia migratoria. In particolare hanno letto integralmente il mio lavoro i professori Gerardo Laquale e Alberto Lo Presti.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

L'epoca postmoderna è segnata dalla nuova forma di comunicazione dell'informatica. L'e-book costituisce e costituirà il nuovo canale della comunicazione tra gli uomini. Il libro conserva il suo valore cartaceo, qualcosa non di virtuale, ma reale. Pertanto amerei pensare ad un futuro dove accanto all'e-book si conservi e si trasmetta il sapere umano alle generazioni anche mediante lo scritto, cioè il libro.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

L'audiolibro è un'altra forma moderna di comunicazione, dove ad essere occupati non sono solo gli occhi per la lettura, ma ci sono le orecchie protese all'ascolto e alla memorizzazione dei contenuti della vita e della storia degli uomini. L'audiolibro costituisce una nuova forma positiva di trasmissione di contenuti anche per coloro che sono meno avvezzi alla lettura.

 

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Mercoledì, 23 Settembre 2015 | di @BookSprint Edizioni

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