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24 Lug
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Un bouquet de chansons napolitaines

 Traduzione, adattamento, interpretazione. Un lavoro certosino è quello che ha realizzato Loretta Maria Gagliardi per il suo "Un bouquet de chansons napolitaines – Adattamenti in lingua francese di canzoni classiche napoletane", volume pubblicato dalla BookSprint Edizioni e disponibile sia nel classico formato della brossura cartacea sia nella versione del libro elettronico.

 L'opera, 194 pagine con le canzoni prima originali in dialetto partenopeo, anzi no, lingua minore napoletana, come la stessa autrice chiama il napoletano, ormai universalmente riconosciuto come lingua, poi tradotto e trasformato in francese, è un vero e proprio omaggio alla canzone napoletana nel mondo. L'intento della Gagliardi è infatti proprio quello di favorire la diffusione della conoscenza, al di fuori dei confini regionali e nazionali, delle liriche ormai celebri a Napoli. Non solo la musica e la musicalità, quanto la potenza dei versi, la bellezza della poesie che in essa è racchiusa.

Loretta Maria Gagliardi ama Napoli sin dai tempi dell'Università, frequentata proprio nel capoluogo campano, che lei stessa definisce poliedrica, colorata, con tanti volti e tanti difetti, ma soprattutto con tanti pregi. Oggi, che vive a Napoli, che ormai conosce alla perfezione, da insegnante di lingua francese e scrittrice di poesie, vuole fare un regalo alla sua città, donandole visibilità in Francia, dove, pur comunque conosciuta, la canzone e la poesia napoletana non hanno ancora quello spazio che altrove hanno conquistato ormai da decenni.

Il lavoro è reso ancor più complicato dal fatto di voler legare a nodo stretto il napoletano e il francese, due lingue molto forti sia per tradizioni che per personalità, anche se proprio il dialetto partenopeo porta con sé molte influenze del francese per la dominazione angioina nei secoli scorsi. Chissà che con "Un bouquet de chansons napolitaines" non si trovino nuovi punti in comune e si arrivi ad una nuova, importante, concatenazione linguistica.

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Venerdì, 24 Luglio 2015 | di @Dario D’Auriente

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