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BookSprint Edizioni Blog

28 Ott
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Intervista all'autore - Mario Ruffin

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Sono nato a Treviso il 25 sett. 1029. Mia moglie e i tre figli sono tutti insegnanti di lettere (uno in conservatorio "letteratura musicale"). Nel 1939 ho raggiunto mio padre operaio, con mia madre e i fratelli all'Asmara, la bellissima capitale dell'Eritrea che fin dal 1869 era la "prisca colonia" africana della neonata Italia. Vi ho frequentato la quinta classe Elementare e due anni delle Medie e vi ho imparato ad amare la musica classica. Ho vissuto con infantile insofferenza il becero razzismo fascista che purtroppo allignava in quelle contrade. Ho conosciuto e amato quello che io chiamo il "gentile ed eroico Popolo Eritreo".

Dopo i bombardamenti sulla città e la sanguinosa battaglia di Cheren è subentrata l'amministrazione britannica. Profugo con 30.000 donne e bambini dall’Eritrea, nel settembre 1943, con le “navi bianche” della Croce Rossa Internazionale, dopo due mesi di navigazione sono giunto a Treviso nel pieno dell'orrore nazifascista assieme a mia madre e ai tre fratelli minori. Per sette anni non sapemmo più nulla di mio Padre che, minacciato di deportazione è dovuto rimanere in Africa. Dopo aver conseguita la maturità scientifica nel 1950 a Treviso, sono tornato a casa mia all’Asmara (allora sotto occupazione britannica prima ed etiopica poi), dove ho frequentato la Facoltà di Medicina, sezione staccata della “Sapienza” di Roma. Tornato di nuovo in Italia nel 1942, ho completato gli studi medici laureandomi in Medicina e Chirurgia e specializzandomi dopo in Cardiologia e in Medicina Interna a Padova, e in Endocrinologia a Torino. In seguito ho prestato servizio nelle divisioni di Medicina dell'Ospedale di Treviso. Successivamente ho svolto il compito di Primario medico di ruolo in Ospedali veneti e friulani. Sono in quiescenza da vent'anni e svolgo attività libero professionale in poliambulatori dove pratico un mio peculiare modello di visite globali, che consiste nella correlazione tra la insostituibile semeiotica classica generale e l'uso di vari mezzi strumentali (per esempio ecografi di mia proprietà che uso su tutti gli ambiti internistici, dal cardiovascolare all'addominale, ecc.). Questa pratica clinica, che ho instaurato una quarantina d'anni fa in ospedale è stata una mia peculiare reazione polemica e didattica in contestazione della "medicina di mercato" di natura "liberista". Il corpo umano è stato infatti lottizzato in infiniti pezzi, per ricavare molte parcelle, nell'interesse delle proliferate cattedre universitarie, dei medici "specialisti" di un solo organo, o di parti o funzioni di esso (per esempio l'aritmologo del cuore o il "broncologo" per i polmoni, il proctologo, ecc.). Su tutto ciò pascolano le Assicurazioni e gli Avvocati. Un mio vecchio zio medico, diceva già negli anni '40, "lo specialista è un medico che sa una cosa sola e perciò guadagna di più". Ho rivendicato l'importanza della "Medicina Interna" (la cui scuola dura cinque anni dopo la laurea) la quale esplora, secondo uno schema olistico, le serrate correlazioni esistenti tra tutti gli organi di quell'edificio fortemente unitario che è il corpo umano. (Va da se naturalmente che la ricerca medica invece deve essere specialistica).



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Da 1/4 d'ora a 1/2 ora.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Da oltre 40 anni preferisco la letteratura scientifica, dalla antropologia, alla sociologia, alla biologia, alla fisica, alla preistoria, alla storia moderna delle guerre, alle ideologie. Scrivo solo pochi titoli: RICHARD DAWKINS, “Il Gene egoista”, Arnoldo Mondadori. 1995. “L’orologiaio cieco”, Arnoldo Mondadori. 2003. “Il più̀ grande spettacolo della terra. Perché́ Darwin aveva ragione”, Arnoldo Mondadori. 2011. ANGELO DEL BOCA, Gli italiani in Africa orientale. Vol. 1: Dall’unità alla marcia su Roma, Laterza,1976; Mondadori, 1992 Gli italiani in Africa orientale. Vol. 2: La conquista dell’Impero, Laterza, 1979; Mondadori, 1992 Gli italiani in Africa orientale. Vol. 3: La caduta dell’Impero, Laterza, 1982; Mondadori, 1992 Gli italiani in Africa orientale. Vol. 4: Nostalgia delle colonie, Laterza, Bari 1984; Mondadori 1992. JARED DIAMOND, “Armi, acciaio e malattie. Breve Storia del mondo negli ultimi tredicimila anni”, Einaudi. 2006. KARLHEINZ DESCNER e R. MAGALDI, “Con Dio e con il Fuerer. La politica dei papi durante il nazionalsocialismo”, Pironti. 1997. STEPHEN HAWKIHG, "Buchi neri e universi neonati e altri saggi, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli.



4. Perché è nata la sua opera?

Mi é stato chiesto da amici dell’ISTRESCO (Istituto per la Storia della Resistenza e della Società̀ Contemporanea della Marca Trevigiana), di redigere una testimonianza sulle vicende, vissute da bambino e poi da giovane studente italiano, in Eritrea. Risposi che ero un medico e non uno scrittore. Pensai che la autobiografia della mia fanciullezza, adolescenza e gioventù non fosse degna di interesse. Più tardi dovetti cedere all'insistenza, ma decisi che quei lontani trascorsi storici potevano essere motivo per elucubrare sulle cause e sulle responsabilità di quei vissuti miei e di tanti italiani, che tutto perdettero, abbandonando opere di ingegno e di lavoro eccellenti, costate guerre, battaglie perdute e vinte e tanti morti italiani ed eritrei sia in guerra che nelle audaci costruzioni, come la rete stradale, la ferrovia, la lunghissima teleferica che collegano il porto di Massaua al resto della colonia, e tanti palazzi e istituti pregevoli. Asmara fu chiamata "la Roma d'Africa" recentemente fu degna di interesse dell'Unesco per la designazione della qualifica di "Tesoro dell'Umanità". all'Asmara.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Come le cipolle, ogni uomo è dotato di un "core" costituitosi nella prima infanzia. Le foglie che lo coprono vi si appongono dopo in seguito agli eventi che subentrano nella storia della sua nicchia ambientale. La mia famiglia trevigiana era, come gran parte della città prima del fascismo, di cultura "repubblicana", risorgimentale, blandamente anticlericale e scettica. Il tentativo di squadristi fascisti padovani di incendiare la farmacia di mio nonno a Susegana (sul Piave) a causa della partecipazione di due suoi figli ("eroi di guerra") alla difesa dei contadini fittavoli del colonnello asburgico conte di Collalto (Hoenzollern), mandati poi dal Duce nelle paludi malariche, fece riemergere, quando, ne ebbi conoscenza nel dopoguerra, il sottaciuto antifascismo della mia famiglia durante il regime. Il mio libro vuole chiarire come gli eventi da me vissuti in Eritrea e in Europa, e la saggezza, l'esempio di pazienza, il coraggio, la dignità, mostratemi da quel Popolo abissino "gentile ed eroico", hanno suggerito e fermentato in me una accanita e spregiudicata ricerca di verità su tutte quelle guerre e congiure, in mezzo alla dilagante attuale menzogna e ignavia.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Per me che non sono uno scrittore è una vendetta. Una vendetta contro il silenzio sui misfatti relativi alle nostre guerre, al colonialismo, ai genocidi e, non ultimo, alle viltà contro un popolo mio fratello che da 150 anni subisce oppressione, guerre, arroganza, tradimenti, conclusisi ora nelle tragedie di Lampedusa. Vendetta contro il sabotaggio, la discriminazione, la persecuzione, alle quali io, come alcuni altri colleghi, in questa finta "democrazia", sono stato sottoposto come medico ospedaliero, dalla intoccabile illegale combutta di politici con le gerarchie cattoliche. (gravissimi sono i fatti che probabilmente racconterò più avanti).



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Abbastanza.Non volevo fare una autobiografia. Mi era stata richiesta. Allora ne ho ricavato pretesto per illustrare la vita coloniale all'Asmara e gli eventi che mi hanno condotto a indagare sulle verità occultate dall'ufficialità italica.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

L'ISTRESCO(Istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea della Marca Trevigiana), l'ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia), i miei figli.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

A mia moglie, ai miei figli, ai membri del Circolo culturale "Bertrand Russell" di Treviso.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?

Il cartaceo può essere conservato per molti anni. Se l'ebook provvederà alla conservazione per i secoli, allora si. Ma forse le aziende non hanno interesse a farlo. Il cartaceo però è indimenticabile. Certamente con quella tecnica si possono abbandonare le biblioteche negli appartamenti e recuperare spazi, a meno di non usare i libri come lezioso arredo.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Può essere subito utile per consultazione da professionisti anche fuori casa. (Per esempio i codici per gli avvocati, il prontuario terapeutico per i medici, ecc. ecc).

 

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Martedì, 28 Ottobre 2014 | di @BookSprint Edizioni

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