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04 Apr
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Intervista all'autore - Mauro Flammini -

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nato il 15 giugno del 1957 a Roma. In quel periodo Pio XII, governava ancora il mondo cattolico ed era il Papa sceso nelle strade di San Lorenzo, dopo i terribili bombardamenti degli alleati sulla capitale.
Ho vissuto, in un quartiere periferico della capitale, la mia famiglia era modesta e poco istruita, i miei genitori avevano vissuto il dramma e la sofferenza della guerra.
Verso la fine della mia adolescenza, la mia fortuna è stata quella di avvicinarmi alla politica, e grazie alla mia militanza, entrare successivamente a lavorare nella sede nazionale di un grande partito.
Per anni, grazie al mio lavoro, sono stato a stretto contatto con uomini di grande spessore culturale e politico, (uno di questi è diventato presidente della Repubblica) dai quali ho imparato ad allargare i miei ristretti orizzonti.
Grazie a loro ho potuto conoscere ed apprendere le cose importanti ed interessanti della vita.
Non ce stato un preciso giorno o una precisa data che mi ha portato a diventare uno scrittore. Scrivere è stato come un gioco, che mi ha permesso di conoscere e confrontarmi con la parte oscura e misteriosa di me stesso.
Oggi divido la mia vita tra Roma e Parigi, dove mia moglie lavora.
 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Non ci sono momenti precisi o particolari che scelgo per dedicarmi alla scrittura. Se nella mente mi passano delle idee, o, durante la lettura di un libro mi viene un’illuminazione, o mentre sto vedendo un film mi si chiarisce un concetto, subito scrivo o prendo appunti, a seconda del contesto in cui mi trovo.
Scrivere è un po’ come fare un esercizio di rilassamento, di meditazione, mentre il tempo incredibilmente vola via.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
Haruki Murakami, il grande e visionario scrittore giapponese. Le sue opere mi affascinano, il suo realismo magico è sempre sorprendente e mi porta a riflettere.
Nelle sue pagine vengo ogni volta attratto da mondi irreali, sconosciuti, magici che mi rapiscono e mi incantano.
 
Perché è nata la sua opera?
La mia opera è nata perché desideravo raccontare due drammatici episodi accaduti durante il regime fascista e l’occupazione tedesca in Italia.
Da questi episodi ne ho tratto un romanzo, dove spero il lettore possa riflettere e comprendere quanto sia importante la libertà ed orribile la guerra, dove vengono commesse nefandezze inenarrabili.
Sono stato spinto a scrivere questo libro anche perché il mondo oggi pullula di negazionisti, di gente che vorrebbe riscrivere o cancellare fenomeni storici realmente accaduti.
Il mio invito è quello di riflettere, di studiare ed approfondire sempre i fatti storici, perché come dice Primo Levi, non dobbiamo dimenticare mai quello che è accaduto, il rischio è che le nostre coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Come ho scritto all’inizio, il contesto sociale in cui ho vissuto e lavorato ha influito moltissimo sulla mia formazione di uomo ed anche sul mio carattere di scrittore.
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Scrivere per me è un modo di evadere dalla realtà e dai problemi che mi circondano, che a volte affliggono tutti noi.
Tuttavia, nel mio romanzo ho voluto raccontare fatti realmente accaduti e che mi auguro non possano mai più ripetersi.
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Di me c’è tutta la mia storia di militante politico, passata in difesa delle istituzioni, dei diritti e delle libertà degli uomini e dei lavoratori.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Mia moglie Maria Rosaria, mi è stata sempre vicino e sostenuto.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A due persone diverse, un amico di Roma, ed una cara amica parigina che conosce e parla molto bene l’italiano. Entrambi dopo averlo letto mi hanno confessato che il libro era loro piaciuto moltissimo.
Dalla mia amica francese ho avuto anche qualche piccolo suggerimento.
 
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Io sono rimasto ancorato a vecchie tradizioni, a me piace avere il libro in mano nella versione cartacea, dove posso sfogliarlo, annusarlo, sottolineare le pagine che più mi hanno colpito ed incuriosito.
La versione cartacea mi è utile nel tempo, quando ho voglia di consultare nuovamente quegli appunti o quelle riflessioni che ho lasciato e tracciato dentro il libro.
Mia moglie invece è più attratta dalla versione ebook.
Tuttavia, girando un po’ per il mondo, ho visto tante persone che vivono in spazi ridotti, una libreria dentro una casa potrebbe essere un problema, quindi avere tanti libri nel proprio computer può essere d’aiuto e libera degli spazi.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Come tutte le cose moderne, anche l’audiolibro può avere la sua importanza e utilità. Penso per esempio a tutte le persone che hanno problemi di disabilità visiva, ma anche a quelli che non possono sfogliare un libro.
La lettura mentalmente ci fa superare confini e barriere, ci permette di viaggiare con la mente verso nuovi affascinanti ed imprevisti orizzonti.
Se questo avviene ascoltando la lettura di un libro ben venga.
Quello che non dovrebbe mai accadere è la censura o la proibizione di far circolare dei libri, come purtroppo in passato è avvenuto, ed avviene tutt’oggi.

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