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04 Apr
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Intervista all'autore - Romina Ciuffa -

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittrice?
Sono nata e cresciuta a Roma, in piazza di Spagna, convivendo sin da subito con la sua unica grande bellezza che mi ha nutrito e sempre accresciuto.
Più avanti ho avuto l'esigenza di conoscere il mondo dedicandomi ai viaggi ma anche trasferendomi prima a Barcellona con una borsa di studio, poi a New York come avvocato, quindi a Rio de Janeiro in qualità di giornalista e volontaria presso la favela della Rocinha, prima di tornare nella città che resta sempre la più bella del mondo, Roma, per prendermi cura della mia casa editrice.
Ho deciso di essere una scrittrice non appena ho iniziato a scrivere, a soli tre anni e mezzo, tanto da creare ben presto sul mio medio destro un grande callo dello scrittore. Appena iniziato, scrivevo già con entrambe le mani, la destra e la sinistra. Ero incantata dalla penna e dalla macchina da scrivere e ho scritto da prima che io possa ricordare e in qualunque forma, anche musicale, per poi divenire giornalista e occuparmi di tutti i settori in ogni luogo, corrispondendo per varie testate nazionali ed internazionali e scrivendo per il mio giornale, Specchio Economico. Mi dicevo: condurrò una vita "normale" fino ai quaranta anni, poi lascerò tutto e diverrò scrittrice. E così ho fatto.
 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Ogni momento è dedicato alla scrittura, sebbene di opere diverse. Passo dalla scrittura di un saggio alla scrittura di un romanzo, da poesia a musica, da lettere alla stesura di pensieri. Addirittura, quando non sto scrivendo, la mia mente continua a scrivere con entrambe le mani senza mai un minuto di pausa, fino all'orlo della tolleranza. Uno psicologo lo definirebbe Disturbo Ossessivo-Compulsivo.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
Chuck Palahniuk, Wisława Szymborska, Patrizia Cavalli
 
Perché è nata la sua opera?
Per le emozioni che vi sono riportate, raccolte in un unico centro di gravità: la poesia.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Ho vissuto in molti luoghi, ho viaggiato ovunque e sempre da sola, conosco cinque lingue: tutto questo ha influito su di me al punto da forgiarmi nel mio senso di apertura al mondo. La mia formazione letteraria, che parte dal Liceo Classico per espandersi nelle varie lauree che ho preso, ha dunque attinto dalle lingue originali degli autori che ho letto ogni volta che un nuovo posto mi ha conquistato e ho voluto fare più mio ancora.
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Scrivere è innanzitutto uno stare con sé stessi: non lo definirei né evasione dalla realtà (la realtà di uno scrittore è proprio questa) né un modo per raccontarla (non per forza ciò che è scritto finisce per rappresentare ciò che è). Piuttosto consiste nel vivere all'interno di un universo proprio di creatività e subbuglio che investe tanto la realtà quanto la sua stessa negazione, e dà conforto quando vissuta come momento di totale assolutezza interiore. Ma è anche un grande tormento che vuole coraggio e forza.
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
C'è tutto di me. Non perché si tratti di testi autobiografici, piuttosto perché mi incarno in ciò che voglio descrivere per poterlo spiegare.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
No.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A nessuno ancora. Faccio leggere ciò che scrivo solo dal testo pubblicato.
 
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Purtroppo l'ebook ha preso il sopravvento, certo con vantaggi ambientalisti ma con svantaggi per la salute, tanto fisica che mentale. L'odore della carta però non è destinato a scomparire né scompariranno gli accaniti lettori che sanno che leggere da uno schermo non rende la stessa emozione: costoro leggeranno sempre carta e impediranno che si crei un panorama alla "Fahrenheit 451".
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Credo sia una frontiera che abbatte le frontiere e i limiti di coloro che non possono leggere. L'audiolibro non costituisce un derivato del libro, bensì una forma completamente a sé stante di diffusione, avente una funzione totalmente differente che non si va a sovrapporre con quella della lettura anche per l'incomparabilità dei due canali, quello acustico e quello visivo.

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