Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.

BookSprint Edizioni Blog

03 Apr
Vota questo articolo
(0 Voti)

Intervista all'autore - Ciro Di Maggio -

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Mi chiamo Ciro, vengo dalla provincia di Palermo dove ho vissuto fino ai 21 anni. Giornate tranquille, le solite giornate di un ragazzo che non aveva un lavoro e che poteva andare a mare 8 mesi l'anno.
Mi è sempre piaciuto raccontare, che siano storie, favole o semplicemente delle bugie molto fantasiose e unito al mio amore per i libri hanno dato vita alla curiosità di scrivere storie che mi appassionassero, che rendessero vivo un sentimento. Fin da quando andavo alle medie scrivevo qua e la, quaderni, taccuini, fogli. Scrivevo di tutto, dai miei pensieri a delle riflessioni o anche delle belle frasi che mi venivano in mente. Imitavo quello che i romanzi facevano, descrivere la realtà in una salsa più bella, più ricca e più palpabile. Poi poco alla volta persi l'abitudine, forse stavo crescendo o forse prima avevo molto più tempo libero anche perché dopo i 21 anni decisi di andare via dalla casa dei miei genitori e trasferirmi in Lombardia dove trovai lavoro e una casa insieme a mio fratello per aiutarci l'un l'altro come avevamo fatto per una vita. Si parlava tanto con lui, ci si confrontava e come sempre si fantasticava e poi un giorno venne da me e mi disse "Ciro ho una storia da raccontare" e io gli risposi quasi subito che io avevo voglia di raccontarla. Mi disse la trama, i personaggi e l'ambiente, io immaginavo tutto come se fosse già tutto scritto, come se non aspettassi altro che farlo e decisi di iniziare poco alla volta. La pandemia fu la svolta. Non potevamo uscire ma (s)fortunatamente continuammo a lavorare di più di prima quindi il giorno lavoravo e la sera quando tornavo scrivevo. Pagina dopo pagina il romanzo prendeva forma, Antonio e io ci confrontavamo correggendo e perfezionando la stesura, alle volte aggiungevo qualcosa di non concordato che però funzionava meglio di quello di quello prospettato, è il bello di immaginare il mondo mentre si scrive, il bello di plasmarlo passo dopo passo un po' come la vita.
 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Scrivere per me è un hobby, un bel momento che ho per lasciar correre la fantasia e i pensieri disintossicandomi da tutto il resto e per forza di cose è un hobby che dedico dopo il lavoro, quando torno a casa e mi chiudo nella mia stanza di fronte al computer per mettere giù due righe sperando che abbiano un senso. Alle volte non mi va perché non sono particolarmente ispirato e alle volte non vedevo l'ora di tornare a casa per mettere nero su bianco tutto quello che ho pensato durante il giorno.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
Senza dubbio Carlos Ruiz Zafón, scrittore che per me ha segnato un punto fondamentale per la formazione del mio stile letterario. Il suo modo di raccontare e descrivere la realtà nelle sue opere è qualcosa che ho ammirato fin da piccolo. un stile gotico, tetro ma ricco di dettagli tale da balenarti nella mente tutto un racconto. Capace di ricreare una realtà tramite piccoli dettagli, allegorie, onomatopee, anafore... Quante volte mi sarò perso nei suoi romanzi per poi rendermi conto di quanto i suoi racconti siano più vivi della realtà stessa.
 
Perché è nata la sua opera?
Un lavoro di squadra. Mio fratello aveva una storia e io ero la sua penna e molto spesso durante la stesura ci siamo invertiti i ruoli diluendo l'ideatore con lo scrittore e finendo per essere entrambi sia l'uno che l'altro. Nessuno dei due ha mai prevalso su l'altro e c'è stata sempre piena collaborazione, alle volte si sono scaldati gli animi ma è normale per due fratelli.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Devo dire poco o nulla, sia per quando stavo giù in Sicilia sia per quando mi sono trasferito in Lombardia. Mi piaceva leggere e mi piace leggere tutt'ora, mi è sempre piaciuta la natura e da essa ho trovato molta più ispirazione che dai contesti sociali
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Potrei dire entrambe ma sarebbe scontato, piuttosto mi piace dire che è un modo tutto mio di vivere la realtà plasmandone una dove voglio che il lettore possa provare uno specifico sentimento o che sia io stesso a provarlo.
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Tantissimo, molti dei sentimenti che troviamo nell'opera sono genuinamente provati da me stesso sia durante la stesura (una sorta di empatia con i personaggi) che durante la vita di ogni giorno. Le paure, i dubbi, le gioie e le vittorie sono aspetti della nostra vita che alle volte ci dimentichiamo di provare ma pensare di trovare una gioia in una sconfitta o un dubbio in una vittoria è qualcosa che forse non tutti si chiedono e io in primis ho voluto trasmettere questo alla storia. L'opera in sé è un sorta di diario, un cammino che ci porta davanti l'evoluzione di personaggi con le loro vittorie e le loro sconfitte e magari chi legge si può immedesimare in quei personaggi e trovare un se stesso che aveva dimenticato che alle volte un cammino è fatti di passi che determinano la nostra storia.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Senza dubbio mio fratello. Cervello portante e primo ideatore dell'opera, la persona che come il narratore del romanzo sa tutto e che costruisce ogni piccolo anfratto della trama e che cerca di congiungere i punti per non lasciare nessun punto morto o buco alla coerenza dell'universo dell'opera. Senza di lui non avremo tutti i personaggi come anche tutti gli antagonisti, non avremmo la flora e la fauna o i miti e le leggende che dovranno ancora essere raccontati. Lui è una sorta di custode dei segreti che piano piano rivela a me per essere scritti e raccontati in una chiave romanzesca come mi piace fare.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Quando finimmo il romanzo e terminammo tutti i processi correttivi, le grafiche ecc, lo pubblicammo tramite Amazon e spedimmo la prima copia a nostra madre. Per tutto il tempo i nostri genitori erano all'oscuro di quello che stavamo facendo, era una sorpresa. Dicemmo a nostra madre che le avevamo mandato un regalo e quando ci arrivò la notifica che l'ordine era stato ricevuto la chiamammo. Aprì il pacco e perplessa non capì perché gli avevamo regalato un libro o almeno perché l'avevamo chiamata per un regalo del genere ma quando gli dicemmo di leggere gli autori urlò al telefono e scoppiò a piangere. Fu uno dei momenti più belli che ricordo e ancora oggi ogni tanto mi dice che ha ricominciato a leggere il nostro romanzo per non so quante volte.
 
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Limitare la scrittura all'ebook e chiamarlo "futuro" è un concetto sbagliato. I libri cartacei esisteranno sempre secondo me, sia per un concetto banale di marketing sia per rappresentare in maniera materiale un'opera che può essere di uno scrittore, di uno studioso o di un filosofo. Sono la testimonianza perpetua delle nostre idee, certo possono essere bruciate, distrutte o censurate ma se si conservano bene verranno tramandate nei millenni come tantissime opere del passato che sono arrivate ai giorni nostri. Se invece smette di funzionare un dispositivo su cui è stato caricato l'ebook ecco che quello cessa di esistere.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Un'idea molto carina, per chi ama ascoltare è perfetto soprattutto durante lunghi viaggi solitari o momenti di noia in cui ci si vuole immergere in maniera passiva su un racconto.

Acquista il Libro sul nostro ecommerce

 

 


Lasciaun commento

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.
Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

I contenuti e i pareri espressi negli articoli sono da considerarsi opinioni personali degli autori che
non possono impegnare pertanto l’editore, mai e in alcun modo.

Le immagini a corredo degli articoli di questo blog sono riprese dall’archivio Fotolia.

 

BookSprint Edizioni © 2025 - Tel.: 0828 951799 - Fax: 0828 1896613 - P.Iva: 03533180653

La BookSprint Edizioni è associata alla AIE (Associazione Italiana Editori)