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BookSprint Edizioni Blog

20 Ago
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Intervista all'autore - Paolo Lanciai

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?
L’ambito territoriale entro il quale si è svolta la mia esistenza è praticamente a chilometro zero. Tra dove sono nato e dove vivo c’è una distanza di soli cinque chilometri. Un luogo particolare della mia infanzia, delle cave di sabbia abbandonate, dove mi trasformavo in un piccolo aborigeno tra l’erba alta del bush, riecheggia, in qualche modo, il mondo naturale e favolistico che fa da sfondo al racconto. L’inevitabile espansione urbanistica del paese ha cancellato ogni traccia di quel mondo, ma ogni volta che passo davanti ai quartieri che vi sono stati costruiti sopra non posso fare a meno di ripensare al piccolo selvaggio che sono stato.
Comunque sono nato a San Bonifacio (VR) nel 1956, e vivo a Soave (VR), amena cittadina medioevale ai piedi dei monti Lessini, dal 1986.
 
2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?
Consiglierei fiabe e favole, ma per un adolescente sarebbe da sfigati, perciò va bene Siddharta, in primis, ma anche tutti gli altri racconti di Herman Hesse.
 
3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ eBook?
Ultimamente leggo quasi esclusivamente eBook al cellulare, ma solo per comodità. Il libro cartaceo mantiene inalterato il suo fascino, ma a volte è scomodo e porta via spazio in casa. Il rilancio che sta avendo il vinile rispetto al cd sembra confermare una sempre più diffusa riluttanza ad abbandonare le buone vecchie abitudini. Succederà lo stesso anche per il libro cartaceo? Io sono convinto di sì.
 
4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?
Ho sempre scribacchiato qualcosa: tutta roba di cui, molto responsabilmente, ho fatto piazza pulita.
Fra tutte le arti in cui mi sono cimentato con scarso successo, preferisco la scrittura perché è quella che mi viene meglio. Né colpo di fulmine né amore ponderato, mi piace scrivere e finita lì.
 
5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?
Raccontavo storie improvvisate ai miei figli, quando erano piccoli. A volte addormentavo loro, altre mi addormentavo io. Non raccontavo con convinzione però, non consapevolmente. Ho rivalutato il mondo della narrativa per l’infanzia di recente. Nel libro “Il mondo incantato” Bettelheim ha individuato nelle fiabe uno strumento che aiuta il bambino a "stringere relazioni significative e compensatrici col mondo che lo circonda, favorisce lo sviluppo della sua personalità, apportando grandi e positivi contributi psicologici alla sua crescita interiore".
Fornire una buona dose di input positivi alle giovani menti, questo è il motivo che mi ha spinto a scrivere un racconto per l’infanzia.
 
6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?
Faccio sempre il cinico, ma il messaggio del racconto, evidente o subliminale che sia, riguarda l'amore, la tolleranza, la solidarietà, la collaborazione, e tutte le belle cose che messe insieme potrebbero fare da baluardo, all'avidità, alla vanità, all'egoismo di un'umanità che si sta smarrendo.
In realtà, credo sia una battaglia persa, ma come all'eroe di Cervantes anche a me è sempre piaciuto andare contro i mulini a vento.
 
7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?
Il mio sogno nel cassetto era scrivere bene, ma mi rendo conto, molto serenamente, che non mi sono mai avvicinato, neanche lontanamente, a scrivere come avrei voluto. Geni si nasce e io non lo nacqui.
 
8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?
Terminato il racconto, dopo l'ennesima rilettura, mi sono accorto che i primi tre capitoli rappresentano metaforicamente le dinamiche di un parto. I protagonisti si ritrovano dentro una specie di grande utero materno, attraversano una lunga galleria, e quando ne escono, dopo un complicato travaglio, cominciano a vivere la loro storia.
 
9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?
Anzi, sono sempre stato curioso di vedere come sarebbero andate a finire le avventure vissute di volta in volta dai protagonisti.
 
10. Il suo autore del passato preferito?
Durante il mio breve periodo da elettricista, leggevo una minuscola Divina Commedia sdraiato sulle canaline elettriche a venti metri di altezza. Non mi hanno mai beccato, ma il caposquadra un giorno mi ha chiesto “Ma tu che ci fai qui?”
Comunque, ho letto Guerra e Pace tre volte e ho in progetto di farlo di nuovo.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Riesco ad ascoltarli solamente quando corro, altrimenti mi addormento.
 
 
 
 
 

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Venerdì, 20 Agosto 2021 | di @BookSprint Edizioni

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