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16 Lug
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Intervista all'autore - Francesco Liberti

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Vengo da un quartiere di Napoli, poi mi sono trasferito in campagna sempre nella provincia di Napoli, dove l'atmosfera è più aulica, elegiaca, dove c'è un autoisolamento creato dal lugo, i romani la chiamavano Campania Felix (Campania Felice), che consente alla predisposizione per il pensiero e alla volontà di esprimersi e di sradicarsi dal REALE, e questo alimenta i meccanismi della narrativa e della poesia che confluiscono nell'idea materiale e spirituale dello scriver. Scrivo da quando avevo 20 anni ora ne faccio a luglio 47 a luglio, ci sono 30 anni di esperienze letterarie in queste righe.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
La notte perché è il momento in cui il giorno si riposa, ma soprattutto un fotogramma dell'esistenza, un'elevazione dello spirito, una catarsi come diceva Aristotele per implodere ed esplodere il lato pulsionale-aggressivo nella libertà di esprimersi e creare con l'immaginazione.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Charles Henry Bukowski e il suo maestro italo-americano Jhon Fante. Bukowski perché trasversalmente attraversa col suo metodo tutte le classi sociali, era così bravo a scrivere poesie, racconti, romanzi, epistolari, che i suoi libri arrivavano ad essere letti nelle prigioni o nei manicomi, questo perché il suo messaggio di rinascita umana arrivasse a tutti e la sua letteratura per la sua immediata forza aveva la facoltà di cambiare la vita delle persone, di aiutarle. Jhon Fante di padre abruzzese scrisse per riviste e case editrici prima che la struttura e sovrastruttura industriale di Hollywood lo ingaggiasse come sceneggiatore. Poi cadde nel dimenticatoio e fu Bukowski stesso tramite il suo editore Jhon Martin della Black Sparrov Press a fargli ristampare la sua opera omnia e a farla conoscere nuovamente al grande pubblico americano e mondiale.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Il racconto Fofò per illustrare le dinamiche di vita di uno psichiatra che finisce in prigione per tre "settimane durissime" e finisce in prigione da innocente prima che il TAR lo discolpi e lo liberi e l'Italia è piena di queste ingiustizie. Il racconto vuole entrare e scoprire come uno scienziato si relazioni con le carceri. Negli altri racconti si parla di Maradona che riesce a fine anni'80 a riunire la città di Napoli con le sue vittorie, o che proietta nell'immaginario del lettore le visioni esaltanti di uno scrittore che lotta per unificare invenzione, finzione e realtà interiore. La mia opera è nata per dar fondo a tutti questi pensieri che abitano il mio immaginario, come le poesie che sono archetipi della coscienza della vita dell'autore.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Il mio contesto sociale nel quale ho vissuto ha influito molto, perché ho avuto una madre pittrice di arte informale e guardando sin da piccolo la gestazione delle sue opere mi sono chiesto, un po’ come un assioma di Federico Fellini, vi è poi quella molla creativa e intuitiva legata al processo dell' inconscio e all'assimilazione delle letture fatte che inevitabilmente confluiscono nella creazione di uno stile personale.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Trovo che scrivere sia un modo per evadere dalla realtà che per raccontare la realtà, creando alter ego, facendo incontrare mondi, persone, associazioni di idee, che altrimenti non si sarebbero incontrati nella vita, un po’ come i meccanismi di distruzione simbolica e costruzione simbolica delle pulsioni che immergono la coscienza di immagini provenienti dall'inconscio, la parte ancora più inesplorata di noi stessi, ma da dove dipende sia la nostra vita materiale che mentale.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
C'è il 95% della mia vita in quello che ho scritto il resto è invenzione o per meglio identificare questa domanda con i processi creativi in fieri c'è la durata, lo svolgimento, l'alter ego non è altro che una doppia funzione, una doppia personalità, a cui è capitato il modo d'inventare e d'inventarsi, così da trarne una simbologia freudiana o junghiana che cerchi di sfatare i dogmi dell'esistenza che ci sono stati inculcati fin da bambini.
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Sono stati i miei genitori ad insegnarmi tutto, mio padre professore di letteratura italiana ha 5 lauree e parla 4 lingue straniere, e ha esercitato per molti anni la funzione del terapeuta essendo sociologo, mia madre scultrice, pittrice, decoratrice, e inventrice a 360 gradi, cha ha esposto i suoi quadri anche in Danimarca, sono stati loro le figure-chiave (gli archetipi) della mia formazione più della scuola stessa o della laurea in Sociologia che ho intrapreso come mio padre per i contenuti umanistici delle materie.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Mia madre e poi lo stesso Fofò hanno letto la storia di Fofò e sono rimasti folgorati da una storia la cui idea è di contribuire allo smascheramento e dal mal funzionamento della macchina giuridico-amministrativa italiana, che in molti casi mette in galera innocenti scambiandoli per colpevoli e poi dopo 20 anni lo Stato li rilascia e li risarcisce.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
L'ebook è uno strumento per rendere onnipresente la lettura e la letteratura, unendo la pagina scritta al virtuale, le culture umanistico-scientifiche alle culture digitali del TERZO Millennio.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
L'audio libro è un ottimo metodo didattico per creare funzioni, stimoli, pensieri, riflessioni, autoriflessioni che agiscono creativamente sulla coscienza dell'ascoltatore-lettore, rendendolo libero di verificare l'apprendere di un nuovo metodo di arricchimento della coscienza dell'immaginazione.
 
 
 
 
 

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