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27 Lug
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Intervista all'autore - Donatella Sogliani Fomia

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Scrivere è per me il modo di esprimermi in cui mi sento più a mio agio; è dare corpo ai miei sentimenti, alle mie emozioni, alle mie convinzioni; è riflettere sulla realtà, rappresentarla, interpretarla, ma è anche talvolta lasciare libera la fantasia di galoppare in dimensioni virtuali; a volte è costruire un mosaico di realtà diverse che divengono, alla fine, un racconto di fantasia. Scrivere per me è descrivere, è ricordare, è capire, è creare, è commuoversi, è dare un senso alle cose, è dare voci ai silenzi, è trovare momenti di poesia. Scrivere è essere veramente me stessa.



2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Non poco. Devo dire che il personaggio principale del libro, Laura, mi assomiglia molto, e tutta la parte del racconto che concerne sia la natura e gli animali (che io amo e rispetto profondamente), sia la storia del mondo del lavoro nel quale la mia protagonista si muove, è fondamentalmente autobiografica.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Talvolta, senza che ce ne rendiamo conto, in qualche angolo della nostra mente vivono delle ombre: ansie, insicurezze, paure. Diciamo: "Questo è il mio carattere!", ma non sempre è così. Spesso queste ombre sono inconsci residui di situazioni difficili o dolorose che abbiamo vissuto e che hanno lasciato una traccia sulla nostra psiche. Quando ho scritto il mio libro, ho dovuto mettere bene a fuoco sentimenti ed emozioni che descrivevo e questo è stato un inconsapevole lavoro di autoanalisi, che mi ha definitivamente liberata dalle mie "ombre"! Un grande risultato, e una indescrivibile soddisfazione per essere riuscita, alla mia età abbastanza avanzata, a scrivere e a far pubblicare il mio primo libro!



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

Il titolo del libro l'ho scelto subito, senza indecisioni, e non l'ho più cambiato: "Il fiore della passione" è per me, da un certo punto di vista, il simbolo della vita, e nel libro spiego il perché. Ho scelto invece tra molte alternative il sottotitolo, che è stato necessario poiché esiste già un altro libro intitolato come il mio (evidentemente la mente umana corre su strade parallele....), ma alla fine "Tratti di vita" mi è sembrato il più adeguato.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Il mio "amore" letterario contemporaneo è stato Giorgio Bassani, che con la sua elegante malinconia ha sempre toccato le corde del cuore. Sull'isola deserta rileggerei volentieri tutti i suoi libri, da "Il giardino dei Finzi-Contini" a "Le Storie ferraresi", a "L'Airone", a "Gli occhiali d'oro". Dal 2000 questo grande scrittore ci ha lasciati, ma penso che la sua opera sarà immortale. E una grande scrittrice con cui dialogare all'infinito con grande interesse ed emozione sull'isola deserta? Susanna Tamaro, che leva alta la sua voce in difesa dei più deboli (bambini maltrattati, animali massacrati...) oltre ad aver scritto il bellissimo romanzo "Va dove ti porta il cuore", che coinvolge chiunque lo legga...



6. E-book o cartaceo?

Penso che oggi, nel nostro mondo tecnologico, la strada sia quella dell' e-book, veloce, a portata di mano, economico, che non occupa spazio in casa; ma personalmente ritengo che il fascino del cartaceo sia impagabile ed insostituibile. Quando mi fermo davanti ai grandi mobili-libreria della mia casa, pieni di volumi antichi e moderni, prendo fra le mani "fisicamente" un libro, sento il buon odore della carta stampata, cerco ancora qualche dedica scritta di pugno dall'Autore o da chi, a suo tempo, mi ha regalato il libro, ecco, allora ho l'impressione di essere in un mondo speciale, circondata da vecchi amici, di cui alcuni mi ricordano il passato, la mia famiglia, altri mi indicano il presente, e questa è una sensazione a cui non vorrei mai rinunciare. Con tutto il rispetto per la modernità.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Non ho mai deciso di intraprendere una "carriera", anche perché, data la mia età, non me ne sarebbe dato il tempo; ho solo voluto togliermi la grandissima soddisfazione di vedere un mio libro stampato e, credetemi, questo è stato un regalo della vita. Poi, non si sa mai, forse potrei scrivere un altro libro... chissà... un'idea già ce l'avrei...



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

Questo libro probabilmente io l'avevo già scritto nella mente senza saperlo. Una sera d'inverno ero in giardino, sola soletta, e contemplavo uno spettacolare tramonto: era un evento naturale così bello e speciale che mi venne voglia di descriverlo sulla carta. Così è nato il primo capitolo del mio libro.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

È una soddisfazione indicibile, che dà gioia, sicurezza in se stessi, ma anche motivo di riflessione. È una nostra creazione che a poco a poco prende vita e ci fa sentire quasi onnipotenti: siamo noi i registi, possiamo far accadere ciò che vogliamo. E in questa creazione a poco a poco si delineano sempre più nitidamente la nostra anima, il nostro carattere, i nostri pensieri, ciò che vogliamo dire agli altri. Un'esperienza unica e indimenticabile, che ti lascia la voglia di riprovare.



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

È stata una cara amica, persona di grande sensibilità , che ha scritto e pubblicato, qualche anno fa, un bellissimo libro intitolato "Ero", e contemporaneamente a lei un caro amico da tantissimi anni, anche lui scrittore (e pittore) a tempo perso, che ha pubblicato due libri ("L'Approdo" e "Una coscienza allo specchio") e sta attualmente pubblicando una raccolta di racconti ("Racconti per un giorno di pioggia") tutti molto originali e spesso divertenti. Queste due persone mi hanno molto incoraggiata nella mia "impresa".



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Come per tutte le novità tecnologiche, penso che il futuro andrà anche in questa direzione. Penso inoltre che sarà una bellissima novità per i non-vedenti o per chi ha problemi gravi di vista. Ma, come ho detto al Punto 6, per me il cartaceo ha una sua storia ed un suo fascino tuttora insostituibili.



 

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