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BookSprint Edizioni Blog

15 Lug
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Intervista all'autore - Filadelfo Cirrone

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Anzitutto io non sono mai nato. Se è vero che nel nome c'è il destino di una persona, una etimologia corretta di Filadelfo (filos= amante; delfios= utero) lo conferma. Chi al posto di delfios mette delfos (= fratello), dimentica che la" i" è scomparsa per crasi, alterandone il significato. Cirros significa splendente. I cirri non c'entrano affatto, anzi portano in sostanza alla tortuosa conclusione che c'è qualcosa che possa occultare il sole. Io splendo di luce autonoma. Ho certamente un documento legale, che dice da dove vengo, ma è falso, ovvero è una finzione giuridica che mi consente di vivere in società. Questo mistero l'ho spiegato nel capitolo "Della faccia e del Panàpio" nel mio libro ESUMAZIONE. Io ereditai il documento da mio padre Atanasio Soglione, che nella vita sociale si faceva chiamare Filadelfo Cirrone, che ad un certo punto decise d'occultarsi, dopo avermi conferito la difficile missione di pubblicare il suo capolavoro, GLI ULTIMI PANàPI.

Lo Stato non si è accorto della sostituzione di persona, per una tecnica particolare dell'Arte Yogica Tibetana, praticata da pochi e da mio padre in particolare, che adeguò la sua faccia alla mia. Mi è stato vietato di rivelare la tecnica della faccia, per prevenirne il possibile uso criminale, ma questa è la verità pura e semplice. In un certo senso il mio è un crimine e una vera e propria truffa ai danni dello Stato. Mio padre, che era un accanito andiedipicùso (usava proprio questo aggettivo per sfregio!), non volle mai dichiarare la mia comparsa nel mondo fisico e sociale (ovvero ciò che si chiama nascita) allo Stato. Vissi per tutta l'infanzia e parte dell'adolescenza imboscato. Ciò rese molto semplice l'operazione della sostituzione di persona. La sostituzione fu magica, è vero, ma non comportò alcun problema per lo Stato, data la mia inesistenza. Per me questo è stato un dramma ma anche un privilegio dato che ho potuto osservare gli altri da una posizione che loro non potevano supporre. Io non ho deciso di diventare scrittore. Fu mio padre che mi illuminò mostrandomi come fosse l'attività più idonea alla mia natura. La scrittura per me è dunque un lavoro che mi è stato destinato. Non sono stato capace di trovarmi un lavoro dignitoso diverso nonostante la mia laurea. Chi intraprende questo lavoro è perché non ha avuto le capacità di far nulla. Tutta la tematica che ho sviluppato nelle mie opere l'ho estratta dall'opera di mio padre. Il messaggio di mio padre è arrivato a molte orecchie ormai per merito dei miei sforzi. Il lettore non troverà la salvezza nei miei libri ma una guida per sfuggire alla trappola dello Stato, strumento del Demonio, che divide apposta gli esseri in generazioni, introducendo la morte. Come dice il Libro della Sapienza: "Deus mortem non fecit...invidia autem Diaboli mortem introivit..." È quel meccanismo edipico delucidato da tanti psicanalisti, che non sono mai arrivati però a risolvere il problema per il pregiudizio materialistico. La mia vita fu felice fino a quando mio padre non si occultò. Da allora ho dovuto lottare contro tutto e tutti. E ho sperimentato che l'energia non si esaurisce se si resta sempre nella soglia ganimèdica, la DANZA DELL'EFEBO (titolo complementare de GLI ULTIMI PANàPI) appunto.



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

In qualsiasi momento della giornata, pure sugli autobus, mi spuntano dei versi che appunto subito sul tablet. Il libro spunta successivamente, quando medito sugli appunti, nel cuore della notte. AGATòNICA è nata dopo i versi. Prima vennero le finestre, che sigillano i vari capitoli, poi la casa.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Quelli viventi non li leggo. Castaneda mi ha affascinato per diversi anni. Non era solo un narratore ma un filosofo in senso tecnico per tutte le tematiche gnoseologiche che suscitava. Come filosofi, preferisco leggere Julius Evola, morto nel 1974. Il suo pensiero, rigoroso e logico, ha il fascino di un romanzo per tutti i mondi che apre. Ha il merito indiscusso d'aver seppellito la filosofia e aperto la strada della magia.



4. Perché è nata la sua opera?

A questa domanda ho già risposto in maniera sintetica nella mia lettera all'editore, dove ovviamente non parlo di Atanasio Soglione , alla cui esistenza preferisco che nessuno creda, ma solo di Filadelfo Cirrone, che riporto di seguito:

Gentile editore, onorato della pubblicazione di AGATòNICA, ultimo mio libro, esprimo plauso per le iniziative della Sua casa Editrice. Per problemi familiari purtroppo non mi è stato mai possibile essere presente nei giorni indicati dai suoi ricorrenti inviti, dei quali ricordo quello alla Biblioteca Nazionale di Roma. Quello sarebbe stato il posto ideale per presentarmi, conoscendolo abbastanza per esservi stato infinite volte a svolgere le mie ricerche come studente, e dove ho svolto tanti corsi professionali di specializzazione come bibliotecario. Per tanti anni sono stato iscritto all’Albo dei bibliotecari. Ho classificato tre biblioteche della Provincia di Roma. Prima ancora di scrivere libri ho quindi letto e diffuso i libri. Il posto scelto per l’intervista non poteva essere più congeniale. Ho potuto apprezzare, seguendo il link indicato in quell’invito, che mi dirottò su Youtube, le interviste realizzate con vari autori e ho avuto conferma della serietà della Casa Editrice, della sua volontà di promuovere gli autori. Rispondo in breve alle domande che di solito ponete all’autore.

Perché ha scritto il libro? Cosa vuole comunicare?

I libri che mi avete pubblicato sono quattro (Gli ultimi panàpi, Smintèica, I deceduti di Carrapipa e Ganimèdònica.) che, con AGATòNICA fanno cinque, ma il tema è unico: Ganimede. Questo mito mi affascinò fin dall’infanzia. Non volevo uscire dall’infanzia e poi dall’adolescenza, nel suo culmine, che è bellezza in primo luogo. Mi resi conto che il mondo in cui vivevo era tutto l’opposto. L’umanità correva e continua a correre inesorabile verso quello stato che chiamo ultrasoglialità. Come fare a restare sempre nella Soglia, che altro non può essere che quella ganimèdica?! Ripudiai tutte le religioni, che spostano il problema in un altro mondo, e rifiutai tutte le ideologie, come i vari materialismi e biologismi, che portano alla violenza e alla seniorizzazione. Mentre ero studente (prima di Filosofia, indi di Sociologia e poi di Psicologia) andai in India per il fascino dell’esotico, dove conobbi maestri della mano destra e della mano sinistra, per convincermi che la mia via era un’altra, che chiamo ne’ GLI ULTIMI PANàPI via chiappùta, che deriva da un mio personaggio patetico, il professor Filomeno Chiapponi da Minchjàrra. Faccio morire il mio personaggio proprio perché fa il professore, ovvero il seniore, tutto l’opposto di quello che predica. Non potevo accettare una società con i seniori, una società edipica, triangolata in padre madre e figlio. In questa educazione scorsi l’origine di tutti i mali. L’unico mondo accettabile è quello degli angeli, senza specie. È solo l’efebità misura di ogni cosa. L’etica dell’efebo qualcuno ha voluto definire la mia opera, che è insieme romanzo e poesia. Mi si spalancò così, senza più spostarmi in Oriente o in Occidente, ma restando nella mia cella, un mondo infinito e bello assai, dove tutto è possibile perché tutto si crea dal nulla, senza vincoli di contenuto e forma. Ovviamente questo è possibile perché Dio si è suicidato. Determinante è stato per me l’incontro con la filosofia dell’idealismo magico. Era l’unica via possibile per me, culminata poi nel superamento della filosofia stessa, per entrare nell’Alchimia, che è sempre esistita, che fa parte della Tradizione. In AGATòNICA faccio dire a Delfino, il narratore, che disprezza Socrate perché ammosciò i Sofisti, che al contrario di lui non cercavano la verità ma la creavano. Tutto è, in sostanza, un’opzione dell’individuo assoluto, per usare la terminologia evoliana. Nell’ultimo libro mostro come la bellezza non è altro che l’altra faccia della bontà (Ganimede e Agatone coincidono). In un mondo lacerato dagli integralismi l’esperienza mistica del protagonista gli permette di vedere cosa avverrà in un prossimo futuro, dove a vincere non sarà né il Papa né il Califfo, espressioni del vecchio mondo seniorico, ma l’efebo.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Ha influenzato il mio linguaggio (italiano, latino e...siculo) ma la tematica non resta limitata all'ambiente. Ogni opera, per quanto universale, ha sempre una matrice particolare, calata nel tempo e nello spazio, come ci insegna la Divina Commedia.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Non c'è una distinzione tra reale e irreale. Tutto è. L'ho spiegato pure nell'ultimo libro, AGATòNICA, che tutti i mondi sono veri. Nell'uomo c'è il libero arbitrio, nel senso che può passare da un mondo all'altro, ma non creare questi mondi già creati da Dio. La cosa è possibile perché Dio si avvale, come Assoluto, della facoltà di non esserlo. Questo è il Mistero, che si può intuire, sperimentare, ma non spiegare razionalmente.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

C'è tutto e niente. Tutto nel senso che ogni personaggio è uscito dal mio mondo interiore, l'ho creato io. Niente perché non si tratta di autobiografia. Ogni personaggio si muove secondo la sua logica, ovvero diventa oggettivo. Si diventa scrittori quando si supera l'autobiografia.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Mio padre Atanasio Soglione, cui ho dedicato il libro.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

A mio figlio Eustachio, unico erede.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Certamente il digitale ha un futuro, lasciando per scontato che non si verifichi una implosione nelle comunicazioni per qualche evento di natura bellica o cosmica, ma il libro cartaceo diventerà sempre più prezioso come lo sono oggi i papiri.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Questa non è una scoperta recente. A me interessa il significato che soggiace a questa moderna tecnologia. Già Omero recitava la sua opera girando per le isole dell'Egeo. La scrittura è stata una caduta. Bisogna ricordarsi il succo della mia opera, che è quello biblico: IN PRINCIPIO ERAT VERBUM. Gli orientali dicono la stessa cosa quando riducono tutto al Suono: AUM.

 



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Lunedì, 17 Luglio 2017 | di @BookSprint Edizioni

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