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02 Feb
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Intervista all'autore - Giovanni Gentile

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Sono siciliano, nato in un Paesino sul mare Ionio (S. Alessio Siculo), accanto a Taormina. Ho frequentato il liceo scientifico e mi sono laureato in Economia e Commercio, suggerendo al prof. Pietranera la mia tesi di laurea sull'automazione (si conosceva solo la parola inglese). Allora non c'erano "posti" ed essere assunti per lavorare, perciò ho scritto un lavoretto di economia e l'ho portato a una Rivista sull'economia a Milano. Dopo la pubblicazione venni chiamato da una azienda per la consulenza. Da allora ho scritto centinaia di lavori che mi hanno portato il lavoro in Italia e all'Estero. Da dire, che ho scritto la prima poesia a meno di 9 anni. La mia curiosità di ragazzino mi ha portato a fare ritratti con il carboncino e già prima del liceo mi dilettavo a scrivere racconti, oltre alle poesie. Non sono uno scrittore umanista. Poesie, racconti, ritratti fatti a mano con il carboncino e in acquarello, fotografie, sono solo passatempi. Le mie pubblicazioni e alcune monografie riguardano in primis l'economia reale.



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Il mio tempo per buona parte della giornata e, in genere, fino a notte inoltrata, è impegnato a leggere quello che scrivono gli altri e scrivere sulle innovazioni tecnologiche che riguardano l'economia reale. E siccome l'economia è la scienza della vita, studio la biologia, la fisiologia, in modo particolare il funzionamento del cervello, la filosofia, ... e siccome, malgrado i miei 90 anni, continuo ad avere curiosità e curiosità, continuo a comprare libri etc. etc.. È vero, uso il computer ma non ne sono esperto e odio i nuovi cellulari che stanno distruggendo, senza crearne altri, i circuiti neurali nel cervello delle persone a partire dai 5 anni.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Gerald Edelman, Sulla materia della mente. Edelman, Giulio Tononi, Un universo di coscienza. Seth Lloyd, Il programma dell'universo. Carlo Rovelli, La realtà non è come ci appare



4. Perché è nata la sua opera?

Ho scritto “Miscellanea” per dimostrare che la fonte di tutte le culture è il logos (parole e logica). Un fisico o un economista oppure un filosofo e così via, oltre alla propria scienza e diventare scienziati, possono scrivere poesie, racconti umanistici e così via se il numero dei loro circuiti neurali sono straordinariamente numerosi. Gli specialisti hanno minori circuiti neurali. La nostra civiltà sta tramontando perché tutti fanno clic con il ditino e trovano apparentemente quello che cercano, me se lo dovessero spiegare a qualcuno o interconnettere con altro non possono farlo, perché le idee sono figlie dei circuiti neurali che appena nate restano memorizzate nel cervello. Non ne siete esenti principalmente Voi giovani. Sul mio "Vita vera" avete esposto delle critiche, per altro pertinenti, che mi hanno fatto piacere. Su "Miscellanea di poesie, racconti, ritratti fatti a mano", essendo un testo fuori dal comune, neanche una parola immagino perché.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Il mio contesto sociale (figlio di operaio senza lavoro, con i debiti alla bottega pagati ogni anno a Pasqua e a Natale con i dollari dei miei zii americani) non ha influito sul mio vissuto, caso mai al contrario, per tutta la mia vita mi ha stimolato a superarlo, principalmente per i miei figli e nipoti che vivono in un mondo di benessere che sta scomparendo. Tutte le civiltà raggiunto il benessere incominciano a declinare, perché a poco a poco si cancella per noi l'orgoglio di essere italiani con il sopravvento del: "ma chi me lo fa fare" "siamo tutti uguali" etc. in quanto la nostra cultura è infettata dalla grande menzogna che affamati miliardi di essere umani e trucidati a centinaia di milioni. Oggi, gli epigono sono certi culturalmente e senza dubbi che la bugia sia la verità vera. Basta ascoltarli in televisione.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Scrivere per me è da un lato soddisfare un bisogno di vita e dall'altro lato gioire con me stesso in quanto libero la mia mente affaticata e in momenti difficili.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Tutto me stesso. Ho riportato le poesie trovate, quelle scritte a partire dai 15 anni. Non ho riportato quelle scritte dai 9 ai 12/13 anni, raccolte, pensa un po', in un librettino intitolato "Primum carmen".



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Nessuno. Solo io e la mia memoria. Infatti ciascuno di noi è la propri nostra memoria.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Le poesie a nessuno. I racconti di "vita vera" sono stati letti e quasi tutti premiati dalla Commissione del Concorso “50&più”.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Certamente, ma solo in parte, a condizione che, in particolare non superino le 200/250 pagine.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Credo che per i libri dell'umanistica: romanzi, racconti e poesie, l'audiolibro incentivato intelligentemente con tratti di musica e lettura potrà avere molto successo anche in bicicletta e un po' anche camminando o stando seduti fuori di casa.

 

 

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