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23 Gen
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Intervista all'autore - Margaret Visser

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Ho pubblicato altri cinque libri in inglese prima di questo. È il mio primo libro pubblicato in italiano. I miei libri sono tutti dei best sellers in Canada, Stati uniti e Gran Bretagna. Sono stati tradotti in numerose altre lingue. Ho scritto per spiegare alla persone il significato delle cose semplici di tutti i giorni. Credo che le cose più semplici e ordinarie sanno dirci molto su chi siamo, come pensiamo e cos’è la modernità. Molto spesso non siamo consapevoli degli importanti significati espressi dal nostro comportamento quotidiano. Il mio lavoro include la descrizione e la spiegazioni del comportamento delle persone che hanno culture differenti dalla nostra.




2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Avendo scritto, tra gli altri argomenti, due volumi che descrivono un pasto semplice: il primo volume (350 pagine), su cosa mangiamo, sulla storia del cibo e sui miti e i significati che sono espressi da ciò che mangiamo; il secondo volume (450 pagine) sul significato del galateo, e su come questo cambia a seconda della cultura di appartenenza. Questa volta ho scelto la chiesa, una piccola chiesa di Roma, e l’ho decritta nello stesso modo in cui ho parlato di un pasto semplice. Non ero ancora praticante quando vidi per la prima volta una chiesa e non ho scritto il libro per i cristiani praticanti, nè per credenti né per mezzi credenti. Leggendo questo libro troveranno molto su loro stessi e su la nostra cultura moderna.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Io stessa, ora una Cristiana praticante, ho imparato molto mentre facevo ricerche e scrivevo “Geometria d’amore”. Questo libro mi ha portata a quattro anni di intenso studio per scoprire cosa significano questa piccola costruzione e i suoi contenuti. Non ho mai più provato la stessa sensazione entrando in altre chiese e vorrei che i mie lettori potessero provare la stessa sensazione leggendo il libro. Molte volte di dà per scontato quello che c’è in una chiesa senza soffermarsi sul vero significato. Lo scopo del libro è proprio quello di capire il significato delle cose.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

Il mio titolo è volutamente paradossale. L’ “amore” non dev’essere “geometrico”. Già una chiesa, una costruzione geometrica, esprime amore. Il libro mostra come questo è possibile: le cose “ordinarie” hanno molto da rivelarci.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Per migliaia di anni le persone hanno parlato della Bibbia. Io certamente vorrei avere la Bibbia con me. Vorrei portare le opere complete di Shakespeare, per la loro incomparabile saggezza poetica e drammatica. Vorrei portare un volume antico scritto in greco: alcune opere, Omero, Erodoto. Vorrei portare la Divina Commedia di Dante perché è ancora inesauribilmente viva e bella. Questi sono quattro libri pesanti! (avrei bisogno anche di un dizionario Italiano – inglese per leggere correttamente Dante). Uno delle mie scrittrici moderne preferite è Simone Weil, per la sua chiarezza nell’esprimere le sue idee e per il suo coraggio.



6. E-book o cartaceo?

Cartaceo, su un’isola deserta senza elettricità?! Questa tecnologia è utile, sfortunatamente però fa accrescere il divario tra ricchi e poveri. Ma gli e-book hanno un loro posto nella nostra ricca cultura e io stessa spesso leggo gli e-book sebbene preferisca leggere il libro cartaceo, perché per esempio si possono leggere porzioni di testo in modo più semplice. È un libro vero che può diventare molto prezioso per un lettore.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Come professore universitario a Toronto, in Canada, ho insegnato Latino e Greco e ho imparato come oggi è importante per noi la conoscenza di quelle civiltà, specialmente nelle culture dell’Ovest. Ho cominciato a parlare alla radio e dopo in TV, sul significato degli oggetti quotidiani (per esempio, le acconciature, le vacanze, il tacchino, le scarpe col tacco alto). Grazie a questa mia esperienza sono riuscita ad approfondire il mio sapere sui classici e sull’antropologia. Molte persone poi mi chiedevano: “Come si chiama il tuo libro?”, io però non ne avevo ancora scritto uno, perciò decisi di farlo. Questo è stato il mio primo libro: “Molto dipende dal cibo”.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

Io e mio marito, eravamo seduti in una piccolo chiesa affollata in cima a una montagna in Spagna. Avevamo fatto un’escursione. Una macchina portò alla chiesa un turista giapponese è un autista/guida che aveva assunto per portarlo fino alla chiesa. La guida mostrò ai turisti la chiesa: quante colonne c’erano, che tipo di volta, come erano sati fatti il soffitto e il pavimento. Il turista (era il 1990) non aveva mai guardato le pareti e le colonne di una chiesa. Fissava il grosso crocifisso di legno difronte a lui e lo indicava alla guida. La guida alla sua domanda non fatta rispose dicendo: “Dodicesimo secolo”. E io pensai che non era quello che il turista voleva sapere! Lui e le persone come lui volevano capire cosa accadeva in una chiesa! Così decisi quale sarebbe stato l’argomento del mio libro successivo.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

Quando ho cominciato non avevo idea di cosa avrebbe comportato scrivere questo libro. Prima ho dovuto scegliere una chiesa, una che potesse rappresentare tutte le chiese, protestanti e cattoliche, moderne e antiche. Alla fine ho scelto la piccola chiesa di Sant’Angnese fuori le Mura in un sobborgo di Roma. Questa aveva tutto: modestia (è famosa ma non troppo), è un incrocio tra antichità e modernità, le catacombe sotterranee, il carattere intensamente femminile dell'edificio, la sua bellezza sconvolgente e la sua profonda misteriosità: la chiesa è ancora per metà sepolta nella terra! La chiesa mi ha fornito la “trama” (le chiese hanno sempre una “trama”), i miei “personaggi” e la mia ambientazione. Sembra che può essere scritto un libro come questo per ogni singola chiesa e ognuno sembrerebbe diverso. Amo rivisitare la chiesa e mi piacerebbe vedere lì persone con il mio libro in mano. La chiesa mi unisce con ogni tipo di persona che ama questa costruzione e quello che suscita a loro.



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

Mio marito che mi ha aiutato molto con le ricerche. Le ha lette e me le ha consigliate, capitolo dopo capitolo.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

La nostra cultura è piena di persone che aspettano essere servite, che guidano per molti chilometri in macchina e così via. Penso che l’audiolibro possa rappresentare un’ottima risorsa per le persone che aspettano. Sono anche utili per le persone costrette a stare a casa da sole. Tutti i miei libri sono pubblicati anche in audiolibro. Io e mio marito leggiamo molto ad alta voce: per esempio uno cucina mentre l’altro legge. I mie libri sono scritti per chiunque è abituato a leggere e ascoltare lettura ad alta voce. 


 

 

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