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25 Gen
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Intervista all'autore - Giuseppe Di Bari

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Per me scrivere è vivere la vita dei personaggi che creo, sentire le loro emozioni, dall'ira alla gioia, dalla tristezza all'allegria. Parto da me stesso per arrivare ai personaggi. Scrivere è anche l'opposto: parto da loro per giungere a me stesso: è una forma di catarsi. Mi libero della negatività e mi carico di energia positiva, creando caratteri, spazio e tempo diversi, dai quali osservo il reale. Scrivere è vita: libertà totale, possibilità infinite.




2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Io lavoro come professore, ma questo romanzo non è autobiografico. Il protagonista è simile - ma non uguale - a me, per la visione delle relazioni interpersonali, dell'attività lavorativa, della vita. Tra me e lui vi sono diverse somiglianze e alcune differenze. Le vicende raccontate nel libro non sono reali, tuttavia esso è sicuramente realistico, riguardo alle dinamiche di certi rapporti, nel mondo della Scuola, tra gli insegnanti e i presidi e tra i docenti stessi, e riguardo anche a un certo modo di pensare e di agire molto diffuso nella società italiana attuale. A livello di vita vissuta, nella mia scuola attuale mi trovo bene e ho in generale un buon rapporto coi miei colleghi.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Per me scrivere quest'opera ha significato trasferire nella storia e nei personaggi bisogni di vita, libertà, eguaglianza, mutuo appoggio e ha significato altresì accettazione critica (opposta alla rassegnazione) della realtà.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

La scelta del titolo è stata semplice, poiché avevo l'esigenza di fare emergere una delle motivazioni più inquietanti e ambigue dell'agire da parte del Potere: usare tutti i mezzi a sua disposizione per liberare il mondo da ciò che l'Autorità considera il Male (il diverso, lo strano, l'originale, il ribelle, il critico, il divergente, il libero).



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

In un'ipotetica isola deserta porterei i libri di Hermann Hesse per la spiritualità, la delicatezza, la passione e il sogno che si vivono leggendo i suoi romanzi. Vorrei avere spazio anche per le opere di Nanni Balestrini di cui mi colpiscono le atmosfere di ribellione e di impulso ad agire nonché lo stile unico.



6. E-book o cartaceo?

Cartaceo o e-book? Cartaceo. Il contatto visivo, tattile, ma anche olfattivo con il libro mi avvicina all'autore maggiormente di quello che può fare l'e-book, probabilmente perché immagino che, per esempio, Hesse scrivesse a penna su fogli per l'appunto di carta dal profumo simile a quello che sento io quando ne leggo i romanzi. Inoltre anch'io posso fare, sempre a penna, annotazioni e sottolineature sulle pagine e poi ho la possibilità di stringere al petto un libro o di prenderlo per mano come una persona cara.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Ho cominciato a scrivere poesie durante il primo anno all'università dopo aver passato il primo esame del mio piano di studi. Ho scoperto che mi veniva facile esprimere me stesso attraverso la scrittura e che mi piaceva.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

L'idea di questo libro nasce dal bisogno di comunicare ciò che considero vita e ciò che considero la sua negazione, quindi i pericoli legati ai bisogni di sicurezza, alla paura, all'invidia, alla gelosia, alla passività, al qualunquismo, al silenzio complice, al conformismo, all'uniformità, al menefreghismo, ai pregiudizi, al giudizio altrui, alla diffamazione, al sospetto, alla delazione, alla falsità, alla gerarchia, al Potere. Volevo tra l'altro sfatare alcuni luoghi comuni, per esempio il concetto di “ora di lavoro”.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

Quando vidi che la mia attività creativa prendeva corpo (molto tempo prima che diventasse un libro), mi vennero in mente le parole di Anthony De Mello riguardo al fatto che tutti noi siamo aquile senza saperlo.



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

Un mio amico, che non è insegnante, lesse per primo una bozza del manoscritto e lo trovò intrigante e, secondo lui, più interessante per studenti e per docenti che per le altre persone, quindi mi consigliò di omettere alcune parti riguardanti i diritti e gli obblighi nel mondo della scuola, ma io invece li lasciai così com'erano, poiché per me è importante che sia informato soprattutto chi, nella fattispecie, ha pregiudizi sul lavoro degli insegnanti.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

A me piace tanto ascoltare musica e voci che interpretano un'opera teatrale o raccontano un testo narrativo, pertanto sono molto favorevole all'audiolibro.

 





 

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Lunedì, 25 Gennaio 2016 | di @BookSprint Edizioni

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