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17 Lug
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Intervista all'autore - Giuseppe Donato Patricelli

 1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?

Sono nato in uno di quei paesi del meridione d’Italia adagiati sul dorso di una collina, ma dall’età di dieci anni mi sono trasferito in Brianza, che è una zona della Lombardia compresa tra le provincie di Milano, Como e Lecco e lì sono cresciuto.



2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?

L’adolescenza è un’età che un po’ mi sfugge. Io, essendo un ex insegnante elementare, mi sono occupato della preadolescenza. Infatti, il libro che ho pubblicato riguarda soprattutto questa fascia d’età, ma può risultare una lettura piacevole, e agile, anche per altre età. Ritornando al libro da consigliare, penso ad un testo semplice come “Il vecchio e il mare”, o ai romanzi di Calvino, ma anche ad un romanzo molto bello come “L’amico ritrovato” di Uhlman.



3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ e-book?

Credo sia una conseguenza dell’evoluzione tecnologica, che permette un notevole risparmio di costi. Ma avere in mano un libro, aprirlo, chiuderlo, riprendere la lettura dall’indicazione del segnalibro, anche pasticciarlo, conserva un certo fascino! È l’oggetto libro in sé che ha il suo particolare appeal!



4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?

La scrittura (e la lettura) è un’attività che coltivo da sempre con pause più o meno prolungate, ma mi occupo soprattutto di poesia, più che di narrativa. Ho un sito internet di poesia che risponde all’indirizzo www.lamanuense.it. Il libro che ho scritto è una conseguenza della professione che ho svolto.



5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?

I testi contenuti nel mio libro nascono da una motivazione didattica che si è in seguito evoluta. Quando insegnavo, cercavo dei modelli di testo ad hoc da proporre agli alunni. Unità testuali adeguate nell’estensione e nelle strutture al livello di maturazione degli alunni, che esprimessero l’esperienza infantile con le sue peculiarità, andando oltre il testo d’invenzione fantastica. Testi che servissero come modelli per “l’elaborazione di carattere personale”. Ricorrevo a testi che approssimativamente rispondevano a questi criteri, riducendoli e adattandoli. I testi contenuti nel libro corrispondono perfettamente ai modelli che cercavo.



6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?

Più che un messaggio, vorrei esprimere la rappresentazione dell’universo infantile con la varietà degli accadimenti, la descrizione dei legami relazionali del bambino: • il rifugio protettivo della famiglia con la dolcezza e l'unicità del legame con la madre; • la risonanza interiore dell’esperienza con gli aspetti affettivo-emotivi; • la sensibilità affettiva ma anche la conflittualità; • l’amore per gli animali; • il prevalere della componente ludica. Ho cercato d'esprimere la peculiarità del sentire infantile, spesso asimmetrico a quello agli adulti: ciò che interessa l’adulto spesso annoia il bambino e viceversa. Ho cercato di far emergere quei sentimenti che ricorrono con più frequenza nei bambini quali lo stupore, l’impazienza, l’ansia, il timore, l’entusiasmo e l’esuberanza straripante. Poi l’ambientazione sociale con una certa cultura religiosa.



7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?

Da piccolo? Forse il desiderio di elaborare storie come quelle che mi sentivo raccontare? Chissà! Ma è qualcosa di diverso dalle velleità di scrittura evoluta che matura col tempo, dal desiderio di realizzarsi in qualcosa di artisticamente rilevante. Io per un certo periodo della mia vita ho anche dipinto.



8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?

A volte leggendo i testi, mi sembra di ricordare i bambini che mi hanno fornito probabilmente lo spunto. È passato del tempo. Ad esempio, il testo “Scherzi di carnevale” mi ricorda Anna, la stessa ingenuità, lo stesso candore disarmante.



9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?

Ripeto, il libro è maturato nel tempo, frutto della mia esperienza d’insegnante. È nato per un’esigenza didattica e solo successivamente ho pensato di pubblicarlo e di ridisegnarlo in questa prospettiva. Ho rielaborato i testi, cioè, in modo che non fossero soltanto dei semplici esercizi di lettura, modelli di riferimento per “l’elaborazione di carattere personale”, ma che avessero anche un valore intrinseco.



10. Il suo autore del passato preferito?

Durante la mia adolescenza mi piaceva molto Hemingway per la semplicità e l’immediatezza dello stile e faticavo ad accostarmi a scrittori con una prosa più densa come Proust, ad esempio. Poi, pur non rinnegando Hemingway, mi sono ricreduto. Non mi piaceva Manzoni ed ora lo apprezzo moltissimo. I gusti cambiano col tempo.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Non so, c’è qualcuno che legge per te, magari con una voce perfetta nella dizione. Funziona soltanto il canale auditivo.

 

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Venerdì, 17 Luglio 2015 | di @BookSprint Edizioni

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