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17 Giu
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Intervista all'autore - Andrea Cirelli

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?

Sono nato a Roma ma era un'altra città rispetto ad oggi. Inizialmente vivevo in periferia. La periferia romana era piena di prati dove bande di bambini giocavano senza problemi e venivano richiamati per il pranzo o quando faceva buio dalle mamme, che gridavano il nome del proprio figlio. A otto anni fui messo in collegio al S. Maria in Aquiro, a piazza Capranica, zona Pantheon e quindi al centro di Roma. Li si giocava a Piazza Navona e si potevano conoscere personaggi straordinari che si sedevano fuori dell'uscio di casa a giocare a carte o a parlare con altri anziani. Tra questi c'era il grande poeta Ungaretti che io infastidivo ogni giorno, spinto dal mio maestro Colajanni che mi esortava a parlare con lui. Grandi personaggi di un'epoca passata.



2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?

Ho avuto la fortuna di leggere molto da ragazzo: i miei “amori” giovanili sono stati Hermann Hesse e Konrad Lorenz. Consiglierei di leggere i libri di “Harry Potter” o “La casa di Ade. Gli eroi dell'Olimpo” ma anche di leggere le opere di Pierre Hadot che attraverso i suoi scritti fa innamorare della filosofia .Verso i 17 -18 anni i ragazzi potrebbero leggere anche le opere del nostro giovanissimo Diego Fusaro, giusto per svegliarsi un po' e non vivere la adolescenza come vittime di un sistema che è defraudante per loro. Di questo autore consiglio “Il futuro è nostro”, per l'appunto. In generale penso che sia necessario che ognuno segua le proprie inclinazioni ma il mio consiglio è: “aprire un libro e spegnere la televisione per accendere la propria mente”.



3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ e-book?

E' la modernità, ma non credo si possa sostituire il fascino di un libro di carta o di una passeggiata in una libreria. Il libro entra dentro anche toccandolo o sentendo il suo profumo.-



4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?

Può essere entrambe le cose. Io stavo scrivendo altre cose "ponderatamente" poi è nata questa idea e in due settimane ho scritto il doppio delle pagine che ho pubblicato. Ci sono volute altre tre settimane per togliere quello che era in eccesso, quello che era troppo autoreferenziale o le parti che erano troppo specialistiche. Volevo fosse un libro semplice da leggere e non un tomo riservato agli specialisti. Per me la semplicità è un valore aggiunto, come negli amori che funzionano.



5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?

Da molto tempo insegno e spesso mi trovo ad essere considerato un er-etico, per me conta solo l'etica interiore, personale. E' un tipo di etica che ha a cuore non solo l'individuo ma tutta la specie, l'uomo l'ha persa ed è in disgrazia per questo motivo. Molto spesso mi hanno chiesto di scrivere quello che spiegavo, non credevo fosse indispensabile ma poi è scoccata una scintilla ed è stata seguita da tante altre scintille per cui credo che continuerò a scrivere fin quando potrò. Ho potuto constatare che è un gran bene anche per me, rifletto più di prima e metto ancora di più in discussione quello che penso. E' un bellissimo movimento interiore che ho scoperto alle soglie dei sessant'anni e che non abbandonerò più.



6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?

Il messaggio del mio libro che è per tutti: la vita è bella e semplice, a volte ci appare brutta, vuota e complicata. C'è la possibilità di fare una trasformazione, di rifarci da capo, di superare gli effetti che pure abbiamo causato noi stessi. Se una persona sceglie di cambiare, di passare dalla disgrazia alla fortuna, dalla tristezza all'allegria e dalla inezia del passato ad un presente pieno di scoperte e soddisfazioni, può farlo, ci vuole impegno, conoscenza ed anche un pizzico di furbizia ma può farlo.



7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?

Adesso posso dirlo: è un sogno che ho sempre tenuto segreto nel cassetto ma era un cassetto che di nascosto dagli altri aprivo sempre.



8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?

Si, e sono le continue domande di una giovanissima studentessa di psicologia, Benedetta, che mi poneva tutte le mattine . Tutte le volte c'era un tema nuovo da aggiungere al mio libro, quindi mi mettevo al lavoro ed inserivo argomenti con entusiasmo con l'idea magari presuntuosa che forse potevo aiutare qualche giovane a percorrere la sua strada.



9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?

No, mai pensato, ogni giorno speravo di svegliarmi presto o di avere del tempo da dedicare alla scrittura, se mi svegliavo di notte era per appuntarmi qualche. Quando ti senti così motivato neanche ti sfiora l'idea di abbandonare l'impresa.



10. Il suo autore del passato preferito?

Hermann Hesse, è anche oggi il mio autore preferito. Amo molto anche Pirandello che letto per certi versi è il più grande degli psicologi.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Ecco, non ne so abbastanza ma credo che avrà certamente un suo spazio. Per me l'udito è un senso inferiore alla vista. In un libro classico, di carta non hai spazio per distrarti con gli occhi e vieni assorbito completamente, anche i rumori esterni vengono annullati e se il libro ti coinvolge per alcune ore esisti solo tu e la storia che stai leggendo. Ascoltare un libro invece porta ad essere più distratto e forse non si verifica la stessa magia.

 

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Mercoledì, 17 Giugno 2015 | di @BookSprint Edizioni

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