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23 Mar
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Intervista all'autore - Roberto Fiordi

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Sono nato a Prato e risiedo a Montemurlo, un comune della suddetta città. Non ho molte cose da dire della mia vita, a parte un grave incidente stradale all'età di diciassette anni, che mi ha compromesso lo studio e anche un po' (tanto) la vita stessa... Per il resto ho avuto una condotta piuttosto ordinaria, anche se non del tutto piatta: ci sono stati episodi di gioventù che non sono da manuale del buon giovane. Nulla di nefasto comunque...

Da ragazzo ero schivo agli studi, una passione maturata poi in seguito. Mi è sempre piaciuto divertirmi, stare in compagnia di persone allegre, ho sempre amato girare molto (anche se è una cosa che non ho fatto e non faccio tuttora più di tanto), mi piace leggere, ascoltare musica: quella rock, quella leggera, il pop, amo la musica anni 80 (la disco music). Per quanto riguarda la scrittura posso dire che scrivere mi ha sempre attratto e a poco a poco sono riuscito ad arricchire il mio stile: così facendo mi sono appassionato a scrivere anche racconti, quindi romanzi. E questo è il terzo che ho scritto. Non disdegno neppure da scrivere articoli su fatti di storia, letteratura, attualità, eccetera. Diventare scrittore... Definirmi scrittore ritengo che sia ancora prematuro, tuttavia - come ho accennato poc'anzi - dopo il grave incidente stradale dovetti interrompere gli studi e iniziai a lavorare. Qualche anno più tardi, mi prese la voglia di rimettermi sotto allo studio e vedere di conseguire un diploma. Frequentai dunque da privatista corsi serali, mentre durante il giorno ero impegnato con il lavoro. Sacrificandomi discretamente riuscii a ottenere ciò che volevo. Proprio mentre frequentavo questi corsi da privatista, grazie anche a un ottimo insegnante di letteratura che mi ha fatto appassionare nella sua materia, si è maggiormente intensificato in me l'amore per la penna.



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

I momenti che posso dedicare alla scrittura sono tre: al mattino presto subito dopo essermi svegliato, durante la pausa pranzo lavoro dalle 13.00 alla 14.00 mentre pranzo in ufficio e la sera dopo cena.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Non ho un autore preferito, le mie letture spazzano dalla narrativa contemporanea a quella classica, da testi di psicologia a quelli di filosofia, da quelli di letteratura - sulla vita degli autori - a quelli di storia. Talvolta mi piace documentarmi su specifici personaggi, oppure sui testi (già tradotti in italiano) e sulla storia della letteratura latina.



4. Perché è nata la sua opera?

La mia opera è nata innanzitutto perché mi piace scrivere e mi diletto nel raccontare storie, poi posso dire che mentre stavo scrivendo questo racconto cercavo di immaginarmi le cose come fossero fatti da poter far succedere realmente e perciò mi divertiva anche.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Il contesto in cui vivo è stato sufficientemente influente nella mia formazione letteraria, se per essa s'intende il romanzo che ho scritto, tanto quanto basti da farmi riportare nel racconto situazioni realmente accadute, realmente vissute di persona, o quanto meno sentite raccontare e quindi immaginate, chiaramente adattate al contesto della mia narrativa e messe all'esponente.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Entrambe le cose. Una maniera per evadere dalla realtà in quanto chi sta scrivendo può trarre un qualcosa d'irreale, di pura e propria fantasia, dando fiato ai desideri, alle speranze, ai dolori insiti, a meno che non si trovi a scrivere un articolo di cronaca o non debba realizzare testi scientifici, letterari, storici eccetera..., ma allo stesso tempo chi scrive racconta anche la realtà, perché il nero su bianco è frutto di esperienze. E' la bilancia che pesa l' "Empirismo" e il "Razionalismo": due facce della filosofia entrambe reali e corrette nella loro essenza.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

In ciò che ho scritto c'è abbastanza di me: come ho detto in precedenza, nel racconto ci sono situazioni vissute personalmente e inoltre in ognuno dei personaggi che ho creato c'è un qualcosa del sottoscritto.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

No, non c'è stato nessuno che si è rilevato fondamentale per la stesura del romanzo. Fondamentale può essere stata la passione che ho a scrivere e a raccontare.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Credo che subito dopo di me, il lettore che sale per " secondo sul podio " sia stato il correttore di bozze. Non ho fatto leggere a nessuno il mio libro prima che fosse uscito cartaceo. Ci possono essere stati spunti che magari ho letto in presenza di amici o familiari, ma nulla di concreto.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?

Mio malgrado credo che sia quello che a breve sostituirà il cartaceo. Ho detto mio malgrado in quanto io sono, e credo di restare, un tradizionalista, la lettura sul cartaceo l'apprezzo maggiormente e sinceramente mi stanca anche meno. Inoltre un libro di carta è un qualcosa che può fare anche da arredo alla stanza.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Cosa ne penso..., penso che qualcuno lo abbia letto nella mia mente... Mi spiego meglio: a parte gli scherzi, qualche tempo fa, mentre stavo guidando la macchina, mi balenò in testa che siccome ci sono molti ragazzi che odiano leggere (anch'io non ero tanto diverso da loro da più giovane), se lo scopo della scuola è quello di dare un'istruzione all'alunno, non vedo perché non lo si debba fare anche sfruttando il sistema dell' "audiolibro". Sostanzialmente, come viene detto nel film "Ender's Game": Non conta il mezzo, conta il fine. Personalmente la parola "Audiolibro" l'ho appresa da questa intervista.

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Lunedì, 23 Marzo 2015 | di @BookSprint Edizioni

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