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05 Nov
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Intervista all'autore doppia - Lidia Ferretti Lidia Pepe

Autore: Lidia Ferretti




1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Vengo da molto lontano, sono nata nel 1926. La mia è stata una vita normale con una famiglia normale, un marito e dei figli. Non ho mai pensato di diventare scrittrice e penso di non esserlo. Ho cercato di vivere ad occhi aperti, ho letto molto, ho studiato poco, sono stata abbastanza curiosa. Nelle situazioni mi piace esserci.



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

In genere "covo" la notte e scrivo di giorno. Quando capita.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Potrebbe essere contemporanea ma non c'è più: si chiama Irène Némirovsky. Di contemporaneo mi piace molto Pino Aprile.



4. Perché è nata la sua opera?

Ho cercato di scrivere qualcosa per i giovani, qualcosa di meno banale di quello che c'è in giro oggigiorno.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Non ha influito il contesto sociale, quanto quello familiare, poiché nella mia famiglia ci sono tre professori di lettere.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

È un modo per raccontare come vorrei che fosse la realtà.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Schegge e briciole dappertutto.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

È stato un input, non proprio fondamentale.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Ad un'amica che vive lontano. In questo modo non ho visto la sua espressione mentre leggeva.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?

Spero di no.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Negli anni passati ho letto ed inciso un audiolibro per una persona non vedente, pertanto sono favorevole.

 





Autore: Lidia Pepe

 




1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Per me è la cosa più naturale, lo faccio da sempre, sin da quando ero bambina: è un'azione quasi automatica. Mettere nero su bianco le mie sensazioni è come renderle più "reali". Trascrivere le mie sensazioni riesce a mettere ordine nel caos perenne della mia mente, mi dà un inquietante conforto.



2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

I luoghi. Ogni città descritta nel libro rappresenta qualcosa di molto speciale per me ed è legata a ricordi particolari. Alcune cose di me traspaiono in un processo quasi "inconscio". D'altronde, si dice che anche i pittori inseriscano a loro insaputa qualcosa della loro anima nelle loro opere.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

È stata una scommessa con me stessa.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

Diciamo che è nato da sé.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Per una lettrice accanita questa è senza dubbio la domanda più difficile a cui rispondere. Se dovessi scegliere un autore in particolare, credo che sarebbe Oscar Wilde. Per quanto riguarda un libro, penso "1984" di George Orwell.



6. Ebook o cartaceo?

Cartaceo. Nulla può superare la sensazione di una pagina sotto le dita, a mio parere.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Non ho mai deciso di diventare scrittrice e tuttora non mi considero come tale.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

Il libro era stato scritto anni fa da mia nonna, ma successivamente abbandonato. La sua evoluzione è stata decisamente particolare. Durante uno dei pomeriggi passati a casa sua, mentre "vagavo" per le stanze, ho trovato un plico di fogli. Ho subito pensato che fosse uno dei tanti lavori di mia nonna, così l'ho letto in pochissimo tempo, ma mi sono resa conto che mancava il finale. Ne ho quindi parlato con lei, che mi ha proposto di continuare il libro.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

E' una sensazione indescrivibile. Forse "strano" è l'aggettivo che utilizzerei per descrivere il momento in cui ho visto e ho letto per la prima volta le mie parole stampate in un libro.



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

Mio padre.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Credo che possa rivelarsi molto utile e sono favorevole.

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Mercoledì, 05 Novembre 2014 | di @BookSprint Edizioni

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