Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Ho vissuto in diverse regioni ed ho davvero avuto molte donne, con le quali ho avuto tre figli ma uno solo è con me, gli altri non li vedo mai.
Ho lavorato in diversi settori compreso quello della moda ricevendo molte soddisfazioni e divertendomi un mondo poi, dopo un tremendo incidente stradale dal quale ho avuto salva la vita per puro miracolo dei sanitari, ho trascorso dei mesi in ospedale, riuscendo a rimettermi in piedi con molta fatica e, mentre facevo fisioterapia, decisi che avrei scritto questo libro. Volevo che tutti potessero capire ciò che si prova nella sofferenza e ciò che si desiderava nel passato, mi sono reso conto d'aver vissuto una vita diversa dai miei reali desideri e cosi cominciai a pensare e a scrivere il mio passato e i desideri sopiti.
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Solitamente lo faccio dopo colazione, mi sento più propenso a scrivere e lo faccio con semplicità e la mente libera.
Il suo autore contemporaneo preferito?
Dirò che nessuno ha suscitato il mio interesse profondo, ma alcune cose le scrivono qua e là in modo spezzettato. Voglio dire che i pensieri "Profondi" sono sparsi in diversi modi di esprimersi.
Perché è nata la sua opera?
Per fare in modo che indirettamente possa giungere agli occhi dei miei nipoti che non conosco perché non mi hanno mai dato la possibilità di vederli.
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Negli anni che vanno dalla pubertà alla "maturazione" ho potuto leggere almeno un baule di libri e di argomenti diversi, da questi ho avuto una formazione che mi consentiva di affrontare tanti argomenti diversi e con qualsiasi persona, ho anche disquisito con docenti universitari, trovando riscontri positivi e a volte contrari a quello che intendo come istruzione. Insomma, mi sono anche divertito parecchio nel dialogare con loro. Ho vissuto bene i primi anni come operaio poi, intrapresa la strada delle vendite, ho potuto conoscere un mondo divertente e colto, cogliendo tutto ciò che poteva rendermi grato alla vita L'incidente mi tolse quasi tutto e ne pago ancora il prezzo fisico.
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Nella mia vita ho sempre vissuto di realtà, le cose futili le sfuggo oppure le dimentico subito, a volte seguo la linea della metafora, ma la realtà è sempre intersecata in ciò che dico o scrivo; sono da sempre REALISTA.
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Quasi tutto anche se le descrizioni dei luoghi sono piuttosto "vaghe", sono riconoscibili da chi è uso alle metafore, tutto ciò che ho scritto è "realtà" anche se ho ristretto in modo sintetico ciò che racconta il libro. Diciamo che riassumere e omettere dei particolari è un mio "pregio o difetto", in pratica, difenderò sempre la mia "PRIVACY".
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Ho fatto tutto da solo, amo troppo la "riservatezza" per coinvolgere qualcuno.
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Solo alla casa editrice.
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Questo non lo so anche se in un liceo provarono a far studiare sul tablet gli
studenti (io ero nel collegio d'istituto). Ero scettico e lo sono ancora, leggere un libro ti dà la possibilità di girare le pagine con "passione" e concentrazione. Il web è una cosa più fredda e impalpabile.
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Forse troverà uno sbocco, ma dubito che possa dare formazione vera agli studenti. Come dicevo, la carta la senti se la tocchi e leggerla è per me insostituibile.
