Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono prete, la mia famiglia è migrata nel 1947 da Brescia al Piemonte. Ho fatto gli studi fino alla teologia con un intermezzo universitario all'Urbaniana di Roma e al CLAP Centro Latino Americano di religione e parapsicologia a San Paolo in Brasile.
Pur mantenendo sempre il mio ministero, ho fatto numerose esperienze salutari: Un anno a Taizè per il Concilio dei Giovani, tre mesi nei campi profughi cambogiani in Thailandia, 12 anni in Brasile tra i contadini, sette anni da paramedico all'ospedale di Ivrea, e molta esperienza nelle parrocchie tra gli ultimi...
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Mattino e pomeriggio nelle ore libere
Il suo autore contemporaneo preferito?
Drewerman. Galimberti, Recalcati, ma Jung mi è stato di illuminazione basilare per comprendere meglio me e il libro preferito: il Vangelo.
Perché è nata la sua opera?
È la quinta che pubblico dopo Sui sentieri degli Ultimi, Un Dio scalzo; Alla Locanda dell'umano e Ho sete. Gridatelo sui tetti nasce dalla volontà di far conoscere l'Umanità l'interiorità dell'Uomo Gesù. Abbiamo bisogno di scoprire e far maturare l'Umano che c'è in noi: unico dio visibile qui e ora.
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
molto, moltissimo. Le ingiustizie sono troppe e ipocritamente vendute come inevitabili per il bene di tutti. Maledettamente in voga tutt'oggi. Abbiamo una società tremendamente impostata sull'immagine che fa guadagnare milioni di euro in poche ore a scapito della distribuzione dei beni. Troppa gente manipolata dai mezzi di comunicazione. Io non sono uno scrittore, ma un appassionato che vuol far conoscere che c'è ben Altro.
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
racconto la realtà, la interpreto, cerco di illuminarla e di darle una speranza pur essendo avvolta da oscurità che beneficano soltanto chi ha strapotere, fama, privilegi. Oggi si vuol diventare "personaggi" esigiti dalla cultura dominante, rinunciando ad essere "Umani" secondo la cultura della nostra interiorità, unica dea a dirci la verità
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Molto c'è di me in quello che scrivo, ma soprattutto la realtà più sofferente.
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Le missioni vissute negli ambienti più poveri e il divario che c'è fra la chiesa ufficiale e la gente del quotidiano, Politici compresi in questa separazione dalla gente.
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Non scrivo romanzi, ma esperienze e riflessioni sul reale.
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Non so fare queste previsioni. Abbiamo un futuro non se abbiamo libri, ma coscienza e consapevolezza del reale a partire da noi stessi.
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Non so dare giudizi.
