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27 Set
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Intervista all'autore - Rosa Montone -

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittrice?
Sono nata in Calabria a Castrovillari 56 anni fa; oggi vivo in Veneto, a Torreselle, che è una frazione del comune di Piombino Dese, in provincia di Padova.
Sono una donna, moglie, madre e insegnante.
Già in altre interviste mi è capitato di parlare del come e quando l'idea di diventare scrittrice si è fatta largo tra i miei pensieri: ero solo una bimbetta delle scuole elementari e tra le mie prime letture di allora, importantissimo in questa direzione è stato il libro "Piccole donne". Io e Jo, una delle quattro sorelle March, ormai eravamo una cosa sola.
Posso affermare con sicurezza che è stato allora che ho maturato il sogno.
Sogno che oggi, un po' alla volta, si sta concretizzando.
 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Non c'è un momento specifico della giornata. Mi capita di scrivere tanto al mattino presto quanto alla sera tardi, tanto di pomeriggio quanto di notte; ma anche a scuola, magari intanto che i miei alunni eseguono una verifica scritta; o in vacanza al mare.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
So che potrà sembrare strano, se non addirittura impossibile, ma non ho un autore contemporaneo preferito. Mi piacciono la Rowling, la Allende, D'Avenia, Ammaniti, la Mazzantini ...
 
Perché è nata la sua opera?
Come scrivo nel prologo, questa narrazione è nata da una chiacchierata con un ragazzino e poi posso affermare che si è scritta da sola. Lo so che potrebbe sembrare folle, ma è stato proprio così: mi sedevo davanti alla tastiera del computer e cominciavo a scrivere seguendo il flusso di pensiero che andava da solo, conducendomi dentro e fuori la mente ed il cuore e facendomi percorrere strade che non sapevo di voler percorrere. Quasi come io fossi soltanto la mano che faceva sì che la storia prendesse vita e senza che io sapessi dove sarebbe andata a concludersi.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Moltissimo sia quello in cui ho vissuto, sia quello in cui vivo.
Mio padre mi ha inculcato l'amore per la lettura e per la cultura, mia mamma mi ha sempre raccontato storie e fiabe, la mia maestra ha nutrito e alimentato la passione nata in casa.
E non da meno è stata l'influenza dovuta al mio essere un'insegnante di lettere.
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Scrivere è il mio modo di raccontare la realtà, ma anche di analizzarla, capirla, studiarla.
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Quantificare quanto di me ci sia in ciò che ho scritto è impossibile, nel senso che potrei andare dal tutto al nulla.
Quello che scrivo è sempre frutto di ciò che sono, di ciò che vivo, dei miei credo e dei miei valori e in tal senso intendo il tutto; nulla invece se mi riferisco al fatto che tutta la storia è frutto di fantasia.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Sì, due amiche e colleghe alle quali ho inviato le prime pagine di quello che poi è diventato "Il bambini senza nome" chiedendo loro cosa ne pensavano, se valesse la pena che lo portassi avanti. Poi ho continuato a sottoporgli i vari capitoli mano a mano che li scrivevo e ogni volta mi restituivano entusiasmo e voglia di proseguire e così sono arrivata fino in fondo.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A questa domanda praticamente ho già risposto con quella precedente. Una volta spedito loro l'ultimo capitolo ecco che avevano letto l'intero romanzo, soltanto la cosa è avvenuta a puntate, come ad esempio per i lettori de "Le avventure di Pinocchio" Storia di un burattino di Carlo Collodi, romanzo a puntate pubblicato a Firenze nel 1881 su Il giornale dei bambini.
 
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Non so se il futuro della scrittura sarò l'ebook, ma io davvero di cuore spero che non scompaia mai il libro stampato. Credo che le due cose possano coesistere, non vedo perché l'una dovrebbe escludere l'altra; rispondono ad esigenze diverse, hanno fascini diversi.
Se vado in vacanza e voglio portare via con me più di uno o due libri ecco venirmi in soccorso l'ebook, ma vuoi mettere il fascino del libro classico tra le mani se sono sprofondato in poltrona, o in biblioteca!
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Vale un po' quello che ho già detto per l'ebook. Anche l'audiolibro può essere importante, ma non sostitutivo. E in più fondamentale diventa la scelta del lettore, della voce narrante che può far amare o rifiutare il testo ascoltato.

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