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09 Dic
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Intervista all'autore - Larissa Dovolno Chasto -

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nata e cresciuta in mezzo alle montagne, ma mi ci sono sempre sentita come un pesce fuor d'acqua: il freddo e la mentalità montanara mi rendevano cupa ed introversa, l'opposto di quello che sono da quando vivo in Toscana.
Sono mamma, sono nonna, faccio la maestra: tutto sono fuorché una scrittrice. Però, mio malgrado, la mia vita è stata una sorta di telenovela, (genere cinematografico che peraltro non mi è mai piaciuto) e raccontando di me più di una volta mi sono sentita dire che avrei dovuto scrivere un libro, così alla fine ho deciso di provarci per davvero.
 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Durante i mesi di scuola ho ben poco tempo per scrivere e spesso mi manca la serenità necessaria per farlo. Quando scrivo, come quando leggo, ho bisogno di avere la mente sgombra dai problemi di ogni giorno, quindi mi ci dedico nei fine settimana, ma soprattutto durante i mesi estivi.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
L'autore contemporaneo che preferisco in assoluto è Daniel Pennac: letto rigorosamente in francese, per cogliere le sfumature dello slang, soprattutto attraverso le vicende della famiglia dei Malaussène.
Un buon omologo italiano, secondo me è Stefano Benni, con la sua narrazione di un mondo bislacco, paradossale eppure così vicino alla realtà.
Mi piace anche leggere Umberto Eco, perché è un sagace cronista del passato e del presente e un filosofo dalla disarmante schiettezza.
 
Perché è nata la sua opera?
Scrivere è stato un po' come farmi uscire da me stessa: mi sono osservata dall'esterno, come in un'esperienza di pre-morte ed è stata una bizzarra rivisitazione del passato.
Il mio libro è stato per me come un severo, ma attento ascoltatore al quale ho potuto parlare liberamente, senza veli e senza freni. Un contenitore vuoto da riempire con le mie emozioni.
Spero che il mio libro possa suscitare pensieri e riflessioni in chi lo leggerà, perché siamo tutti talmente presi a districarci nel labirinto della quotidianità che di rado riusciamo a fermarci, respirare e ragionare su ciò che la vita suscita in noi.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Ho sempre amato leggere, fin da bambina e quindi ho letto presto autori come Calvino, Verga, Primo Levi, George Orwell, Camus: storie di vita reale, di guerra, di miseria. Ma ho anche amato Pirandello, che in fondo la vita la prendeva un po' in giro.
Attraverso tanti grandi autori letterari ho ampliato i miei orizzonti, nel tempo e nello spazio, trovando diverse chiavi di lettura della realtà. Ho sviluppato inoltre la mia coscienza sociale e ciò mi ha permesso di riuscire ad interpretare e a dare il giusto peso ai fatti e ai vari personaggi politici, in modo da affrontare quest'ultimo ventennio di perdita d'identità della classe operaia tenendomi ben ancorata ai miei principi morali.
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Ritengo di essere pressoché priva di immaginazione e quindi mi riesce difficile solo il pensare di evadere dalla realtà.
Scrivere per me è un'occasione per raccontare la realtà osservandola da un'altra prospettiva, diversamente da come la si vede mentre i fatti e gli eventi ci travolgono, un giorno dopo l'altro.
È un po' come fermare il tempo ed osservare il mondo con una lente d'ingrandimento.
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Io sono presente in ogni parola che ho scritto: sono in quello che esprimo ed anche nella maniera con cui lo esprimo.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Scrivere è stata una mia decisione: mi sono chiusa in me stessa durante tutta la stesura del libro e non ho detto a nessuno che stavo scrivendo, finché non ho finito di farlo.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Non appena ho finito di scrivere ho fatto leggere il mio libro ad un mio caro amico, poiché sapevo che lo avrebbe giudicato in maniera seria ed obbiettiva, come in effetti ha fatto.
 
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Sono sempre stata appassionata dalla tecnologia informatica: il mio primo computer era un Macintosh, con sistema in MS-DOS, quindi credo che l'evoluzione verso l'ebook sia una risorsa: gli ebook danno la possibilità di avere sempre e ovunque a portata di mano una libreria intera.
Credo in ogni caso che gli ebook non andranno a sostituire i libri in cartaceo, perché da appassionata lettrice sento comunque sempre il bisogno di tenere in mano un libro, di esplorarlo, di sfogliarlo, di sentirne perfino l'odore ed infine di vederlo sugli scaffali della mia libreria.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Anche l'audiolibro è una risorsa importante, perché agevola la fruizione dei libri da parte di tutti ed in qualsiasi situazione.
Ogni strumento o software di lettura è prezioso, in quanto amplifica le possibilità di veicolazione di saperi, di pensieri e di emozioni.

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