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BookSprint Edizioni Blog

27 Nov
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Intervista all'autore - Francesco Siciliani -

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nato a Crucoli (Crotone) residente nella frazione Torretta.
Sono stato Docente nella Scuola Primaria del mio Comune per circa quarant’anni, e dove ho insegnato per la maggior parte degli anni; dal 2011 in pensione. Sono stato e sono impegnato quotidianamente in varie attività di carattere socioculturale. Ho scritto su varie riviste, tra cui sul mensile di cultura, attualità e approfondimento “KAIROS Kroton” – Editore Krisis -Crotone-

Ogni essere umano ha dentro il proprio animo e la propria mente sentimenti, idee, sensazioni, modi di vedere e sentire la realtà, insomma “quel qualcosa da dire”. Chi decide di iniziare a scrivere, generalmente lo fa perché ha “qualcosa da dire”, come è stato affermato da un “Celebre Scrittore”, il quale sosteneva: “non si scrive perché si vuole dire qualcosa, bensì perché si ha qualcosa da dire”.
Quel qualcosa da dire non è altro che il contenuto di un testo che viene espresso attraverso i sentimenti dell’animo, del cuore e della mente.
Sin dall’età giovanile, mi sono avvicinato al mondo della poesia in modo semplice, senza pretese e forse anche senza fini e intenzione per eventuali pubblicazioni. Scrivevo, come si suole dire, di getto, in determinate occasioni, in determinati momenti della giornata, cercando spesso di cogliere il mondo che mi circondava, con le sue peculiarità. Particolari che sembravano talvolta essere superflui e inutili, ma che spesso si rivelavano ed emergevano come azione e forma concreta della realtà in cui vivevo e dei quali prendevo maggiore coscienza traducendo ed esprimendo.
 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Non ho un orario stabilito per scrivere, lo faccio sempre con piacere in qualsiasi momento della giornata, trovando, comunque, momenti di maggiore attenzione e di grande entusiasmo durante le ore del mattino perché solitamente ho una maggiore voglia di fare e sento maggiori energie, ma spesso mi capita di scrivere anche di pomeriggio. Siccome mi dedico a scrivere maggiormente poesie sia in vernacolo che in italiano, posso dire con tranquillità che qualsiasi momento della giornata si presenta in modo positivo, ciò mi succede anche quando sono fuori casa, in particolare quando cammino a contatto con la natura. Anche quando sono in macchina e guido e ho delle idee, mi fermo e scrivo cercando di trasformare quel momento di astrazione, intriso di sentimenti socio-antropologici ed ambientali, in forma concreta, riportando il tutto su un foglio di carta.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
Per quanto riguarda autori contemporanei, non ne ho un preferito Mi piace spaziare nella letteratura contemporanea, anche perché maggiormente ho una certa propensione verso la poesia e mi soffermo volentieri nel leggere libri di poesia in vernacolo calabrese e in italiano, i cui autori hanno descritto la realtà delle nostre comunità dal punto di vista socio- antropologico, come ad esempio i Poeti in vernacolo Vittorio Butera ed il mio conterraneo Emanuele Di Bartolo.
 
Perché è nata la sua opera?
L’opera che ho pubblicato con la BookSprint oggi, esula dalla poesia, da un romanzo o da un racconto, ma è un Compendio di grammatica italiana dal titolo “Imparo…la grammatica italiana..!”
È un testo di grammatica che abbraccia un percorso metodologico e didattico non trascurando la continuità tra la scuola primaria e quella secondaria di primo grado. Gli anni della frequenza degli alunni della scuola secondaria di primo grado sono quelli in cui l’alunno rafforza e consolida le conoscenze della scuola primaria in relazione alla grammatica, prendendo coscienza maggiormente delle abilità, come saper ascoltare, saper parlare, saper leggere e saper scrivere e mostrando capacità di “problematizzazione” della realtà, capacità di rielaborare e sistemare determinati dati.
Ho pensato di progettare e scrivere questo Compendio di grammatica italiana, in considerazione della contingente realtà scolastica, dei circa quarant’anni di insegnamento, perché l’insegnamento della grammatica, a mio parere, riveste un ruolo prioritario nel percorso di conoscenza dell’italiano, sia nella scuola primaria che in quella secondaria di primo grado con la presa di coscienza delle potenzialità del lessico e delle regole che lo governano, forma di conoscenza da coltivare nell’alunno che voglia comprendere la realtà di un testo, dando una certa valenza, ripeto, alle regole grammaticali che, secondo il mio modesto parere, come tante note musicali, devono creare sintonia e musicalità in un testo scritto, orale o in una conversazione chiara che ci abitua sin da piccoli a rafforzare e rendere sempre più viva la comunicazione, soprattutto se si considera oggi, la comunicazione come una dimensione costitutiva di qualsiasi processo sociale in ogni realtà ambientale.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Oggi, in età più matura, col legame forte che ho con la realtà in cui ho vissuto e vivo attualmente, da tanti anni, tenendo conto, del rapporto, direi quasi ancestrale e socio-ambientale con la realtà della mia Regione, ed in particolare del mio piccolo paese (dove ho operato come docente per più di un trentennio, vivendo momenti sociali e politici molto importanti), mi sono avvicinato sempre di più, attraverso le poesie scritte in vernacolo calabrese, soprattutto alla mia Calabria, spesso bistrattata e talvolta, voglio sottolinearlo, non presa nella giusta e meritata considerazione dai nostri vertici politici.
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Sicuramente ho preso maggiore coscienza nel raccontare la realtà, attraverso la poesia, specialmente la poesia in vernacolo, scritta in lingua popolare Calabro- Crucolese, lingua usata volutamente, proprio per dare una certa spiccata e distinta fisionomia, che potesse accostarsi il più possibile, a quella lingua parlata di tradizione popolare. Oggi, infatti, quasi volontariamente, con il processo di italianizzazione della lingua, si rischia di cancellare la lingua popolare usata dai nostri antenati, recando, a mio avviso, un danno a una delle componenti importanti, della cultura ovvero la lingua popolare di una Comunità, dove il recupero della memoria storica può avvenire, proprio e anche attraverso l’utilizzo delle forme di linguaggio dialettale. Da parte mia, con le liriche in vernacolo, vorrei dare un piccolissimo contributo alla Calabria e al mio Paese-Crucoli, con l’intento di partecipare, e dare quel sostegno e quel contributo alla tutela della tradizione socio–antropologica.
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
In quello che ho scritto c’è molto di me come percorso di lavoro, come già sottolineato, anche perché avendo per tantissimi anni insegnato nella Scuola Primaria, la Grammatica italiana per me è stata una componente importante, quale docente, dal punto di vista didattico e metodologico come apprendimento - insegnamento. Ecco perché mi sono avvicinato a scrivere, nel rispetto degli Accademici e Linguisti, questo Compendio, il cui carattere è riassuntivo e di sintesi.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Nella stesura di questo testo sono stato incoraggiato a scrivere fondamentalmente da alcuni miei famigliari (docenti) che appartengono al mondo della Scuola.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Infatti sono stati proprio loro (famigliari) a vedere e leggere la prima bozza.
 
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
L’innovazione dell’e-book, del libro in formato digitale, obiettivamente non solo rappresenta un passo avanti della tecnologia digitale, ma si possono avere nuove opportunità anche nel campo scolastico e della didattica e della metodologia, anche se tuttavia si può notare in alcuni lettori una certa riluttanza e resistenza nel passaggio dal cartaceo al digitale. A mio avviso, ritengo però che il cartaceo abbia una sua realtà, ha un suo fascino, un suo profumo e spesso ci evoca tanti ricordi, per esempio io ricordo con nostalgia, quando scolaro prima e studente dopo, potevo compiere ricerche e approfondimenti proprio attraverso il cartaceo con grande soddisfazione. Comunque, il tempo non potrà fermare il progresso e le prospettive di un futuro sempre più digitale, ma non si potrà nemmeno eliminare facilmente il cartaceo., però penso che le due forme di lettura potranno coesistere
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Personalmente ritengo non molto positivo l’audiolibro, perché amo leggere e direi ascoltarmi, essere quasi, lasciatemi passare il termine, “interprete di quello che leggo”, come se fossi coinvolto emotivamente in prima persona, ripeto in quello che leggo, ma sicuramente per chi ama ascoltare e specialmente per gli anziani che magari hanno difficoltà a leggere senza affaticarsi, l’audiolibro ha un effetto positivo sugli occhi e si è più tranquilli nell’ascoltare.

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