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30 Mag
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Intervista all'autore - Gaetana Carta

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Scrivere per me è una forma di psicanalisi. Canalizzo nella scrittura ogni forma di sensazione interiore, positiva o negativa, alla quale non riesco trovare spiegazione razionale o che non riuscirei a contenere. Spesso, quando termino una lirica, mi sento leggera, svuotata di quell'emozione trascritta e riesco così a razionalizzarla e a non manifestarla attraverso comportamenti eccessivi.
 
2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
Molto. Questo libro raccoglie alcune poesie scritte negli ultimi tre anni. Questo è stato per me un periodo di profonda trasformazione sia personale che emotiva. Le poesie cadono come gocce a segnare ogni momento rilevante. A volte le scorro rileggendole come si farebbe con un album di fotografie.
 
3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Trattandosi di una raccolta poetica è difficile darne un significato univoco. In alcuni casi le poesie sono venute fuori da un gioco di parole, in altri da situazioni dolorose, perdite, lutti. In alcune circostanze l'osservazione dei fenomeni naturali ha ispirato la trasfusione delle sensazioni su carta, in altre ancora è stato l'amore profondo per il mio compagno a muovere la penna. La ricerca di un editore che potesse aiutarmi nella stesura del libro invece viene dal mio desiderio di diffondere l'uso e il recupero della poesia come forma letteraria, che ha avuto una parte dominante nella mia formazione. Si tratta di un genere letterario ormai desueto, poco praticato e per lo più legato allo studio dei classici. La ritengo invece una forma alta dell'espressione umana, lontana dall'aridità e dal cinismo dominante nella società. Tra l'altro a differenza del genere letterario del romanzo, chi scrive poesie difficilmente compie un'operazione per così dire "commerciale" ed è quindi la forma più spontanea dello scrivere.
 
4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
No non è stato affatto semplice. È difficile scegliere un titolo che possa rappresentare compiutamente la raccolta. Nell'indecisione totale mi sono fatta consigliare dallo staff della redazione.
 
5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Senza dubbio "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcìa Marquez. È un libro che ho riletto più volte riuscendo ogni volta a trovarci nuovi spunti, particolari meravigliosi che mi erano sfuggiti ad una lettura precedente. Un romanzo così minuzioso e pregno di significati che sembra un testo vivo.
 
6. Ebook o cartaceo?
Sono molto legata al cartaceo. Al gesto di sfogliare, di riporre in libreria e di andare alla ricerca dei miei libri in base alle sensazioni del momento. Trovo tra l'altro le librerie molto belle anche esteticamente ed il profumo della carta stampata inebriante.
 
7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
In realtà non si è trattato di una vera e propria decisione. Ho deciso di scrivere per necessità personale e di pubblicare per gioco. Pubblicare una raccolta poetica è sfidante nel senso che il gradimento dei conoscenti lo diamo abbastanza per scontato. Altra cosa è invece è proporsi ad un pubblico sconosciuto, analizzarne le reazioni, vedere cosa arriva della tua poesia a chi non ti conosce. Ma credo che mettersi alla prova, superare i propri limiti e le proprie barriere mentali, la propria comfort zone, sia per l'essere umano una specie di dovere cosmico.
 
8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Una volta ho regalato al mio compagno un quadro che rappresentava un sole. L'ho fatto perché ha un rapporto molto problematico con l'inverno e volevo che ogni volta che si sentisse abbattuto dal torpore invernale, guardando quel quadro, ricevesse un po’ di calore. Prima di regalarglielo, osservandolo ho composto una delle liriche a me più care "Ode al sole". Ho avuto come la sensazione di entrare nel quadro e di poter parlare all'astro, entrando in una specie di trans che ha generato questa dedica alla luce ed al calore, questa preghiera per me meravigliosa.
 
9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
È un'emozione incredula. Non nascondo che mi è difficile credere che stia accadendo sul serio fino a quando non ne avrò in mano una copia.
 
10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Per intero il mio compagno. Nei vari frammenti poetici che lo compongono molte persone che mi conoscono e mi incoraggiano tra cui principalmente la mia carissima sorella acquisita Romina.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
È un esperimento interessante che sto realizzando nell'ambito dell'associazione culturale di cui faccio parte "La parola in più". L'associazione cura la realizzazione di letture interpretative di favole per bambini e recentemente di alcune delle mie poesie, raccontate da voci narranti di professionisti.

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