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20 Mar
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Intervista all'autore - Cesare Positano

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
La scrittura rappresenta, per mio modesto parere, la rappresentazione della coscienza di ciascun individuo. Ragion per cui essa altro non è che un mezzo molto valido per consentir sé il superamento di un limite che spesso tendiamo a porre verso la coscienza e quindi un limite a noi stessi.
Mediante la scrittura la principale emozione che sono solito percepire è proprio l'amore, ovviamente alimentata anche da della buona musica di sottofondo; ciò implica però che l'amore non è la sola emozioni in quanto si può notare la presenza di altre distinte forme di emozioni all'interno dell'opera da me scritta.
Se dovessi sintetizzare in poche parole ciò che provo quando scrivo, mi basterebbe usare solo due parole, ovverosia "ineffabili sensazioni".
 
2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
In questa prima opera è racchiusa tutta la sensibilità verso la natura (in generale, ogni forma di essere vivente). Decisamente quest'opera descrive solo una parte della mia sensibilità, ma al contempo è già di per sé sufficiente per trasmettere la giusta riflessione verso il lettore.
 
3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Scrivere quest'opera ha per me caratterizzato l'inizio di un percorso, ovvero l'inizio di un messaggio profondo e ben elaborato e quindi l'obiettivo di sensibilizzare il lettore verso un aspetto di sé che spesso (per la fretta) tende a dimenticare, ma che se osservato appieno e compreso potrebbe decisamente migliorarne la percezione della vita.
 
4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
Per quanto attiene alla scelta del titolo, essa è stata abbastanza semplice in verità, poiché trattandosi di una raccolta di pensieri e poesie con diverse sfaccettature gli uni dagli altri, poteva esser sufficiente un titolo generale che abbracciasse le due grandi distinzioni tra il gruppo dei pensieri e il gruppo delle poesie e/o testi poetici.
 
5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Un libro che porterei su un'isola deserta non esisterebbe poiché ciascuno dei libri da me letti ha avuto un impronta non indifferente, ma se proprio dovessi scegliere un libro opterei forse per fenomenologia dello spirito di Georg W. F. Hegel, poiché ritengo che si tratti di un'opera molto completa, la quale non ha epoche ed è sempre attuale in quanto trasmette chiaramente come obiettivo quello per il quale ciascuno di noi essendo dotato di una coscienza interiore dovrebbe affrontare la vita (ogni suo momento dal più bello al più brutto) cercando proprio di ampliare il limite di questa verso una sempre più ampia consapevolezza di sé in quella che definiamo come la costante ricerca di sé nell'oceanica vita, la quale a sua volta costituisce il viaggio della coscienza di ciascuno di noi, spetta solo a noi scegliere se farla viaggiare o meno.
 
6. Ebook o cartaceo?
Ambedue, poiché sia l'ebook che il cartaceo rappresentano, a parer mio, i migliori mezzi di diffusione della scrittura.
 
7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Tutto è cominciato il mio primo anno di università, cercavo un metodo per assimilare le nozioni del diritto mediante la scrittura, quando improvvisamente ho cominciato sempre più (soprattutto a seguito dello studio di materie come filosofia del diritto) ad appassionarmici in quanto la scrittura rappresentava anche una valvola di sfogo per l'anima.
 
8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Innanzitutto, non si tratta di un romanzo, anche se non escluderò l'idea di un futuro terzo libro che si occuperà per lo più di narrativa. L'idea di questo libro nasce proprio dall'amore che riservo nei confronti della poesia e della sensibilità poetica, nonché anche filosofica verso la realtà che ci circonda, tutto questo sorretto anche dal fabbisogno di ricercare una valvola di sfogo per i propri pensieri e quindi per l'anima.
 
9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
Decisamente si tratta di un'esperienza unica e senza precedenti, che per certi versi e considerato il peso dell'opera, definirei anche "trascendentale" in quanto non è da tutti scrivere un libro all'età di 23 anni; per cui si tratterebbe di un'esperienza davvero unica nel suo genere nonché straordinaria.
 
10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Le prime due persone che hanno letto il mio libro sono state mia madre e mia sorella, due persone verso le quali riservo tutto il mio affetto e alle quali va tutto il mio cuore.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Ritengo che sia decisamente un'ottima idea, seppur io sia un'amante della lettura convenzionale, però ascoltare un'opera che viene recitata è arte e sentimento altresì puro. Sono a favore della frontiera degli audiolibro, però rimarrò sempre dell'idea preferenziale per la quale una lettura al chiaro di luna con un Nocturne di Chopin sia pura magia.
 
 

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Venerdì, 20 Marzo 2020 | di @BookSprint Edizioni

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