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BookSprint Edizioni Blog

22 Lug
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Intervista all'autore - Francesco Pirrò

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nato a Napoli, vivo a San Giorgio a Cremano. Ho da sempre pensato che prima o poi mi sarei potuto dedicare alla scrittura, ma la svolta avvenne al Liceo.
Fu indetto un concorso di scrittura e il mio professore d'italiano mi consigliò vivamente di partecipare.
Da quel momento ho iniziato.
E non ho più smesso.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Non è sempre facile dedicarsi alla scrittura. Non è uno svago come un altro.
Impiego la maggior parte del tempo della giornata negli studi universitari di Giurisprudenza e la sera, quando le forze non mi hanno abbandonato del tutto, è sempre piacevole poter scappare e rifugiarsi tra le righe di qualche nuovo racconto.
Però forse in momento migliore è quando si ha un po' di tempo libero: la domenica, ad esempio.
La domenica mattina, con i miei pensieri e con il suono delle melodie delle canzoni dei Pooh che mio padre, dall'altra stanza (si dovrà pur svagare anche lui!) suona al pianoforte.
Cosa c'è di meglio?
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
E chi ne ha davvero uno?
 
4. Perché è nata la sua opera?
Per ogni scrittore c'è un motivo in particolare per cui decide di iniziare a scrivere.
Mi piace pensare che io scrivo per avere memoria e ricordare.
Quale sarebbe il senso della nostra vita se oggi non ci ricordassimo di ieri?
Nasceremmo ogni giorno – inutilmente – assieme al sole.
Se non avessimo la capacità di ricordare, vivremmo solo un giorno, per tutta la vita.
Lascio una traccia e assecondo un bisogno, tutto qui.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
La risposta in questo caso dipende da cosa si narra.
Ci sono scrittori che si dedicano prevalentemente a raccontare storie a cui fa da sfondo la propria comunità o città.
Per quanto mi riguarda (almeno per adesso) ho provato a immaginare luoghi diversi da quelli che frequento quotidianamente.
La scrittura è anche evasione.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Dipende dalle emozioni che l'autore prova nel momento in cui è colto dall'ispirazione.
Luigi Tenco alla domanda "Perché scrivi solo cose tristi?" rispose:
"Perché quando sono felice, esco."
Questo è evadere.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Penso che ogni autore, quando scrive, è condizionato, almeno in parte, dalla sua vita e dalle sue esperienze.
Questo ovviamente, succede anche per me.
Chi legge i miei racconti, legge me, solo che lo fa in maniera codificata, e solo chi mi conosce davvero, è in possesso della chiave per decifrarli, i miei codici, e quindi, i miei racconti.
 
8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
Generalmente non faccio leggere un mio scritto prima che sia concluso.
C'è quindi sicuramente qualcuno che si rivela fondamentale, ma dopo che la mia opera sia finita - almeno nella prima stesura - non prima!
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A mio padre, mio feroce (e miglior) critico.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Sicuramente è una valida alternativa alla carta stampata, ma ci sono ancora tante persone che (giustamente) preferiscono svogliarlo il libro.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Sento dire da tante persone, che, tornando a casa, la sera, dopo il lavoro, essendo troppo stanche anche per leggere si fanno cullare da "racconti raccontati".
È un altro (bel) modo di avvicinarsi alla letteratura.

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Lunedì, 22 Luglio 2019 | di @BookSprint Edizioni

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