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11 Giu
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Intervista all'autore - Gioacchino Ruocco

1.Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nato il 23 luglio del 1939 a Castellammare di Stabia al 37 di Vicolo Sorrentino. Mio padre lavorava presso la Compagnia Meridionale del Gas e mia madre era figlia di contadini a Torre Annunziata.

2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
a) Tutti i momenti sono buoni anche se per scrivere mi apparto per il tempo necessario per non perdere il filo con la mia anima.
b) Quando sto per strada accosto la macchina e sbrigo l’incombenza.

3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Gli autori sono tanti. Tutti quelli dicono qualcosa di valido, che hanno una scrittura scevra da leziosità, da imitazioni, da cose già sentite e risentite, che parlano di oggi e con un linguaggio chiaro e semplice.
4. Perché è nata la sua opera?
La mia opera, come le altre pubblicate fin qui, è nata da un esigenza di chiarimenti necessari per la mia vita passata presente e futura. Non mi rassegno ad una vita che viene vissuta senza nessun impegno. Non ho bisogno di premi e di essere sopportato per vivere.
Come ho scritto nella sinossi “La vita per essere vissuta,  sempre e comunque, ha bisogno  di continui compromessi  con le realtà intorno, con la storia del luogo che ci ospita e con quelli con i quali  abbiamo preso impegni per tutta la vita che non possono risolversi in due parole.

Me ne sono accorto nei miei continui trasferimenti  quando  stavo per toccare il cielo con le mani e i miei affetti  non potevano più fare a meno di un confronto, di in una presa di coscienza che, per  non dichiararsi perdente, prendeva  a pretesto, in maniera apparentemente unilaterale, anche gli avvenimenti  che si scatenavano intorno, con un interlocutore da sempre alla ricerca di un conforto,  quanto meno rassicurante, con parole ormai assuefatte alla poesia e con i brividi che riescono  a suggerire, col rischio di minare le fondamenta di un vissuto corposo e intenso. Avverbi, diverbi e sentimenti è il riassunto dei miei umori sociali, morali, creativi e amorosi senza riserve alcune e senza pudori  che da tempo vivono dentro di me  e da quando abito ad Ostia con un cuore che stenta a trovare la sua collocazione definitiva sul suo territorio fisico e sociale che rassomiglia solo in parte a quello che mi ha dato i natali. Gioacchino Ruocco  Ostia lido 26.03.019

5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Il contesto sociale senz’altro. Nel dopoguerra Castellammare era terra di PCI Con la guerra con la liberazione arrivò sulla porta di casa. Subito dopo gli scioperi dei cantieri metallurgici che durarono una infinità di mesi con l’occupazione dello stabilimento. La crisi continua di un territorio che con le sue 28 sorgenti di acque minerali e gli scavi di “Stabiae”  potrebbe far vivere un’intera regione mi permeò di sentimenti che mi portarono alla ricerca della verità storica e sociale del territorio nonostante  che i miei studi umanistici si erano fermati alla terza media.
Per l’aspetto letterario da Omero ai giorni nostri.  Scrivo sia in italiano che in napoletano. Entrambe le lingue mi portano a fare esperienze che esulano invece dalla mia vita di tecnico della prevenzione nei luoghi di lavoro che ancora porto avanti come RSPP (responsabile del servizio di prevenzione e protezione negli ambienti di lavoro). Affianco a mia moglie Anna Iozzino, storico e critico d’arte ho avuto modi di frequentare personaggi come Guttuso, Monachesi, Mastroianni,  personaggi del mondo del cinema Marcél Carné, Jane Russel, Van Johnson, Folco Quilici,   Maria Cumani Quasimodo, Nino Manfredi, Carlo Verdone,  e tanti altri personaggi. Ricodo ancora i miei compaesani ancora in carica come direttori di giornali Luigi Vicinanza, Michele Tito, Vincenzo D’Angelo, Gava Silvio, Iaccarino Francesco,
Olivieri Gennaro, Sebastiano Somma, Antonio Polito, Alfonso di Maio.
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
 
Presentazione inserita nel blog “Sala d’attesa”
      È dal primo giorno che ho iniziato questo blog che volevo scrivere due parole di presentazione. L'ho fatto strada facendo, forse, pubblicando la mia biografia, qualche mio pensiero, e col sottotitolo pensavo di aver chiarito le mie intenzioni.
     Da più parti, a voce, mi è stato detto che non sarei riuscito nella mia impresa, che sarebbero mancati i numeri per giustificarla, ma, senza far rumore, fino ad oggi, credo di aver riscosso quel minimo di attenzione che la giustifica appieno.
     È vero che le ripicche vanno messe da parte, ma il blog, nato per il mio divertimento, mi sta aiutando a sopravvivere e a non perdere di vista la mia identità procurandomi quelle soddisfazioni che non arrivavano quando mi ero calato nelle realtà altrui con l'intento di dare una mano per fare più grande ed interessante il prodotto che proponevano.
    Nel giornalismo la mia presenza è stata una sfida che ho vinto a piene mani. La mia collaborazione a "Il Giornale di Ostia" è durata quattro anni, fino al cambio della proprietà. La mia rubrica "l'Esperto risponde", titolo impostomi dal Direttore, trattava di prevenzione infortuni negli ambienti di lavoro. Di che cosa potevo scrivere se non di prevenzione dopo quarant'anni di attività nel settore in qualità di ispettore degli enti presso i quali avevo svolto il mio lavoro ?
     Ero sicuramente seguito in quanto c'erano lettori che scrivevano alla redazione proponendo quesiti, chiedendo chiarimenti, sollecitando una maggiore attenzione a quello che succedeva sul territorio e nel paese. L'attenzione attonita degli ex colleghi completava il quadro.
   Affiancando mia moglie nel suo lavoro di critico d'arte, senza nulla pretendere, ho sentito la necessità di scriverne, come si diceva una volta, da militante fino al punto da diventare l'autore di una pubblicazione dal titolo "La scultura nell'Arte contemporanea" edita dall'Edizioni Annuario Comed di Milano.
     Ho militato nel mondo del cinema come autore di documentari e poi di censore. Scrivo poesie in dialetto napoletano da quando avevo 13 anni e italiane dall'età di diciotto. Fino ad ora ho scritto tante cose e tante ne ho pubblicate.
    Mi sono avventurato su tanti percorsi e ho raccolto tante soddisfazioni, ma, oggi, per non restare con le mani in mano e non perdermi nel bla bla dei ricordi, ho preferito con l'aiuto di mia nipote Luce, che ha solo tredici anni,  impostare questo blog per fare un'esperienza che mi mancava per offrirvi le mie emozioni quando mi leggerete.
     Lasciate i vostri commenti o i vostri suggerimenti e la strada che per qualche ragione continueremo a fare assieme sembrerà meno ardua.
      Comunque vi ringrazio sentitamente per quello che fino ad oggi mi avete offerto e auguro a tutti una buona giornata.
 
         Roma 09 aprile 2011                                                             Gioacchino Ruocco
 
7. Quanto di Lei c’è in ciò che ha scritto?
Dall’A alla Zeta anche quando annoto qualcosa d’altri, citandoli in calce.
Nel mio cuore di  adesso c’è Patrizia Cavalli.  La leggo volentieri. Mi ritrovo in lei, con lo stesso modo di sentire le  problematiche di oggi.  Sembriamo fratelli, per le differenze che ci fanno in qualche modo rassomigliare senza prenderci sul serio. Fisicamente non ci conosciamo e neppure lontanamente sa della mia esistenza.

8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
Mia moglie che pur conoscendomi da quando stavamo a scuola alle elementari continua a meravigliarsi. Il suo lavoro di scrittura scaturisce dall’analisi delle opere che le sottopongono, mentre quello che io scrivo è il frutto delle emozioni che provo e trascrivo con una scrittura automatica avvertendo quello che scrivo come un’elaborazione del mio vissuto emozionale.

9. A chi ha fatto leggere per primo la raccolta ?
La prima destinataria di quello che scrivo è sempre mia moglie con la quale posso anche litigare, ma mai recriminare. Ama le cose che scrivo perché si emoziona senza interessi particolari. Lo vedo dai suoi occhi dai giudizi che mi dà.

10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Quando sono nato non sapevo che cosa era il futuro. Vedevamo quelli più anziani di noi e ne prendevamo atto. Volevo diventare come Rifugia, la vicina di casa che sapeva raccontare tante storie. Volevo diventare grande per andare a cavallo, ma non riuscivo ad immaginarmi più grande, più forte. Per sapere se una cosa è buona bisogna assaggiarla, per sapere se una ragazza è bella bisogna vederla e per ogni tipo di giudizio avere un’idea.  La carta col tempo si rovina, ma fino a che vivrò ho tanti libri. L’Ebook è come gli incunaboli. Bisogna trovare il modo di una grande memoria e che questa sia sicura e indistruttibile anche se l’indistruttibile non esiste.

11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Non è altro quella vicina di casa che dicevo prima che mi raccontava ‘O cunto de li cunte di Giovan Battista Basile. Lei non ce lo diceva e noi non glielo domandavamo. L’ho scoperto da grande acquistando un libro su una bancarella.
 
 

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