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BookSprint Edizioni Blog

13 Apr
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Intervista all'autore - Fernando Mazzeo

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Vengo da Squinzano, ma da circa quindici anni vivo con mia moglie e le mie due figlie a Guagnano, piccolo centro agricolo a pochi chilometri da Lecce dove insegno Lettere in una scuola media.
Sin dai tempi dell’Università ho sempre avuto la passione per la ricerca educativa e, conseguentemente, per la scrittura che, gradualmente, è diventata lo strumento privilegiato per comunicare agli altri i risultati dei miei studi e della mia attività. Nel corso degli anni, in modo particolare dopo la laurea, ho iniziato a scrivere su varie riviste scolastiche.
Dopo un periodo di pausa dovuto ad impegni familiari e professionali, ho ripreso a scrivere sul quotidiano locale “La Gazzetta del Mezzogiorno”.  Partendo da fatti di cronaca che riguardavano, soprattutto, i minori e mettendo a disposizione le mie competenze in campo pedagogico, ho dato vita a tutta una serie di interventi ed editoriali che sono stati accolti favorevolmente dalla redazione e apprezzati dai lettori.
Dopo qualche anno mi sono ritrovato con un corposo numero di riflessioni su tematiche educative attuali alle quali ho cercato di dare una sistemazione organica e racchiudere in un libro.
La decisione di diventare scrittore è nata, dunque, da un’esigenza pratica, da un bisogno interiore e oggettivo di non vedere dispersi anni di studio e di lavoro.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Nell’arco della giornata non c’è un momento particolare da dedicare alla scrittura, anche se il periodo favorevole è la sera o la notte, quando, riprendendo un’espressione di Alda Merini, tace il rumore della folla e termina il linciaggio delle ore.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Il panorama letterario italiano è molto vasto e ricco di scrittori che hanno dato e continuano a dare il loro prezioso contributo, per elevare culturalmente il nostro Paese ed avvicinare alla lettura molti giovani. Tuttavia, trovo molto interessanti e ricchi di stimoli i romanzi del noto scrittore e giornalista Romano Battaglia. Ho letto con passione tutti i suoi scritti. In ogni suo romanzo c’è un coinvolgimento emotivo che ti aiuta a crescere interiormente; è come rivivere una parte della propria esistenza. La sua prosa quasi poetica è come un richiamo spirituale a vivere con serenità, pace e amore ogni momento della vita. Il riferimento costante al contatto diretto con la natura e con lo splendido mare della Versilia, reca conforto ad un uomo solo, stanco e incapace di lottare contro le avversità del destino. L’uomo tormentato da mille inquietudini trova nella palpitante voce del mare, nell’amico saggio e poeta e negli affetti familiari, i valori di una civiltà ormai scomparsa.
 
4. Perché è nata la sua opera?
L’opera nasce dalla necessità di poter toccare con mano i frutti del proprio lavoro, di condividere un patrimonio di esperienze e conoscenze che possono contribuire a creare una catena di insegnamenti utili e portare, in un campo più vasto, gli aspetti positivi della sapienza educativa.
Lo scopo del libro è quello di mettere il lettore, attraverso un metodo espositivo-narrativo, a contatto immediato con alcune problematiche educative e coinvolgerlo direttamente in una personale riflessione sull’importanza di scelte educative sagge nella sempre più complessa e tormentata vita dei giovani.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
La formazione culturale e il contesto sociale in cui si vive sono fondamentali per dare un particolare orientamento alla propria vita. Si diventa ciò che si è attraverso esperienze, esempi, maestri e modelli capaci di imprimere e lasciare nell’anima un segno indelebile. Io ho avuto la fortuna di avere accanto amici e docenti che mi hanno seguito e illuminato, che hanno sciolto i miei dubbi e hanno posto in me tutta la loro fiducia. Non deludere per non restare delusi è l’unico modo per diventare uomini nuovi capaci di offrire solo canti e poesie d’amore nel continuo evolversi della vita.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Chi scrive non evade, ma racconta la realtà. Una realtà che, nel bene o nel male, ti avvolge e ti interroga ovunque. L’esito di chi scrive non è scontato e bisogna guardarsi dal rischio di essere aridi come fossili. Per questo, scrittore e realtà devono vibrare all’unisono, devono avere la capacità di entrare dentro le anime, dentro le vite per ospitare e condividere ansie, gioie, situazioni limpide e intricate, ricche o povere di umanità.
Un libro non può scavalcare la realtà, ma deve far sì che essa diventi un valore educativo, patrimonio indispensabile per vivere bene.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
In ciò che ho scritto c’è tutta la mia vita, i miei studi e il mio essere persona ed educatore. Vi sono esperienze e riflessioni che appartengono a scoperte e preoccupazioni educative che hanno caratterizzato e contraddistinto la mia esperienza professionale. Non ho cercato di inventare, ma di individuare e consegnare buone pratiche educative, coerenti e funzionali ai variegati e complessi stili di vita che accompagnano la personalità in formazione.
La saggezza educativa come proposta di vita, deriva dalla necessità di fissare concetti, contenuti e intuizioni che nascono da una lunga esperienza a contatto con i giovani.
 
8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
Oltre ai tanti amici e maestri che ho avuto la fortuna di incontrare nella mia vita, fondamentale è stata una lettura attenta e silenziosa di valori che ho riscoperto, in modo sempre più nitido, lungo la strada.
Nella stesura dell’opera i riferimenti concreti alla realtà quotidiana e il vissuto non sempre lineare di tante giovani vite, sono stati per me un motivo permanente di ricerca, dei veri e propri obiettivi educativi per rendere più ricca e più umana l’esistenza.
I valori trasmessi dai miei genitori, frutto di una saggezza e di una sapienza antica, hanno costituito un motivo di crescita continua nella costruzione di rapporti sempre più adeguati e autentici con la realtà, le persone e le cose.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Il manoscritto, sotto forma di riflessioni e considerazioni personali, è stato proposto ai miei alunni, per stimolarli ed introdurre nella loro vita sociale modelli di comportamento e conoscenze che potessero dare vita ad una cultura umana in costante movimento, ad un pensiero estraneo al sacro fuoco dell’oppositività e alla pigra e sterile volitività.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
L’ebook è sicuramente la nuova frontiera della lettura e dell’educazione e può costituire un valido punto di riferimento per la delineazione di un modello di scrittura innovativo. Può pacificamente convivere con l’eredità culturale della tradizione, essere strumento compensativo e non sostitutivo della stampa e dare, dunque, una risposta alla inevitabile domanda circa la possibile scomparsa del fascino e del profumo dell’inchiostro.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
L’audiolibro è ormai una prassi consolidata nella pratica educativa e didattica con buoni risultati per ciò che riguarda l’apprendimento, la motivazione e l’ascolto.
È il caso di ricordare, a questo proposito, che la nostra cultura e quasi tutte le civiltà, affondano le loro radici nella tradizione orale. Per millenni i racconti tramandati oralmente sono stati veicolo insostituibile di competenze e conoscenze che hanno trasformato senza costringere.
 
 
 

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Sabato, 13 Aprile 2019 | di @BookSprint Edizioni

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