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06 Apr
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Intervista all'autore - Michela Romano

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Ho sempre avuto una passione per la scrittura, ma ci sono stati degli episodi in particolare che mi hanno permesso di coltivarla. Ho perso mia madre quando ero molto piccola. È stata un'esperienza che mi ha segnato profondamente e mi ha permesso di guardare il mondo in modo differente, dando più volare alle cose che mi circondano. Ho iniziato scrivendo un semplice diario e poi, man mano, mi sono resa conto che, forse, avevo qualcosa in più.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
La sera, nel letto. Mi piace scrivere quando non c'è nessuno attorno a me e non ho distrazioni perché, quando lo faccio, mi immergo talmente tanto che inizio a viaggiare con la mente... In poche parole si crea un vero e proprio abisso tra la realtà che mi circonda e la realtà che sto vivendo.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Non ho un vero e proprio autore preferito o uno a cui mi ispiro. Sono una di quelle persone che legge di tutto, che non ha un genere preferito.
La maggior parte dei libri che ho letto, però, sono di Elena Ferrante. Ha una capacità di trascinarmi all'interno della storia inspiegabile, che poco a poco ti segna nel profondo.
 
4. Perché è nata la sua opera?
È nata in un periodo della mia vita molto complicato, un periodo in cui non sapevo come scappare da quello che stavo vivendo, in cui volevo a tutti costi trovare un modo per uscirne. Mi sono rifugiata nella scrittura e mi sono creata un mondo e una vita parallela dove tutto andava bene. Si sa però che, a lungo andare, non si può nascondere la propria essenza. Nel mio libro sono completamente trasparente: la realtà che vorrei è quella che invece sto vivendo.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Tantissimo. Sarà perché le mie esperienze mi hanno portato a dare un valore molto importante alle cose e ad essere, quindi, più consapevole delle cose che faccio.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Scrivere per me è un modo per poter, per un attimo, dimenticare tutte le problematiche della vita, tutte le negatività e buttarle su di un foglio nella speranza di poterle cancellare. Da un lato, sì, è una evasione da quello che mi fa male, ma dall'altro è comunque raccontato, seppur sottinteso, il contesto in cui vivo.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Credo di non essermi mai aperta così tanto con nessuno. Ogni qual volta che rileggo le mie poesie sento una parte di me che viene travolta, una parte di me che mi scuote. Mi specchio, mi ritrovo. Nel mio libro c'è la mia anima.
 
8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
Se non avessi sofferto non credo avrei mai scritto nulla.
C'è stata una persona che mi ha permesso di trovare dentro me la mia parte forte, la mia parte vera. Sebbene quella persona mi abbia ferito davvero tanto, è solo grazie a lei se adesso sono così.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Al mio migliore amico. Lui è l'unica persona che riesce a capirmi e mi dà consigli seri senza farsi influenzare dal contesto o da me. Se non gli fosse piaciuto non credo l'avrei mai pubblicato.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Credo che il vero piacere della lettura si può provare solo toccando "con mano". Preferisco nettamente il libro cartaceo, il profumo delle pagine, il profumo di nuovo…
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Credo sia un modo per arrivare a più persone e permettere a tutti di leggere.
 
 

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Sabato, 06 Aprile 2019 | di @BookSprint Edizioni

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