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BookSprint Edizioni Blog

30 Ott
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Intervista all'autore - Liborio Erba

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nato a Catania ma vivo da sempre a Regalbuto, un paesino al centro della Sicilia, con l'Etna che osserva maestoso e indifferente, e un lago, non lontano dalla mia casa natia, che è un piccolo paradiso; il lago Pozzillo.
Sono sposato, ho due figli, un maschio e una femmina, e giro per lavoro la mia bella Isola, praticamente da sempre. Convivo quindi, con una volitiva solitudine, che è stata da sempre il motore del mio scrivere. Sì, perché in pratica scrivo, potrei dire, fin dai banchi di scuola. Il mio amore per l'Italiano, la poesia, la prosa... insomma, scrivere e scrivere ancora, mi ha portato fin qui, a cimentarmi, sfidando me stesso, nel mio primo romanzo, al mio primo, vero e complesso atto d'amore verso la Natura, e in particolare gli alberi e il loro mondo.
Ho al mio attivo, comunque, la pubblicazione di una raccolta di 45 mie poesie, vinta ad un concorso nazionale nel 2012, e sempre nello stesso anno, un'altra pubblicazione più completa, sempre di poesie e prose.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Non ho niente di prefissato, seguo l'istinto, il cuore, e trascrivo tutto, e scrivo su tutto. Ho scritto anche su qualche tovagliolo in pizzeria. La borsa da lavoro è sempre piena di appunti, frasi intere o aforismi. Naturalmente, passo poi anche giornate intere al computer, preferibilmente nei fine settimana, a elaborare il tutto.
Le stanze degli alberghi dove pernotto, sanno tanto di me, delle mie ore notturne a scrivere, fino a che il sonno non mi prende per sfinimento.
Ultimamente, registravo al cellulare col vivavoce, tantissimi appunti per il romanzo. Viene più comodo, e sicuro soprattutto, quando sono alla guida.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Odio le classifiche, perché la mia sarebbe lunga. Ma indubbiamente, la lettura di James Hillman mi ha aiutato a comprendere veramente, cosa è Natura, cosa è Anima ... cosa è l'Anima del Mondo.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Potrei dire semplicemente per una sfida con me stesso, dato che da sempre scrivo più poesie che altro. Ma sarebbe riduttivo, perché, come ho citato prima, "La voce delle foglie" è un vero e proprio atto d'amore verso Madre Natura, messo su carta da un sognatore, un folle per la verità, che ricerca l'invisibile oltre il visibile.
E poi, Pino, il pino protagonista del romanzo esiste davvero, come esiste anche Ivo, l'ulivo millenario e tanti altri protagonisti che fanno capolino tra le parole e la fantasia, che è poi la vera regina del romanzo.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Direi poco purtroppo, almeno da giovane. Ma la mia voglia di leggere, che è poi spiegata nel romanzo, è sempre stata presente nella mia vita, fin da adolescente. Crescendo poi, anche se non ho fatto studi classici, ho approfondito la conoscenza di alcuni filosofi, saggisti, e naturalmente poeti e poetesse.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Scriveva Emil Cioran: "Il lirismo rappresenta un impulso a disperdere la soggettività perché denota, nell'individuo, un'effervescenza insopprimibile che continuamente esige espressione."
Allargando il concetto non soltanto al lirismo, direi che in questa idea di Cioran c'è l'essenza tutta dello scrivere. C'è evasione dalla realtà, c'è ricerca e descrizione della realtà. Quindi... c'è la vita stessa, che si dona, per essere descritta in tutte le sue facce, proprio da colui che sente questo impulso insopprimibile d'espressione.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Tanto, davvero tanto. Mi piace dire che ho usato una leggera autobiografia, per parlare del mio rapporto con gli alberi, attraverso il mio essere, il mio sentire, il mio vedere oltre le apparenze, oltre il visibile. La mia sensibilità, la mia emotività, mi hanno portato a parlare di episodi che solo un folle potrebbe prendere per veri. Ma, se si è veramente ciechi nel proprio essere, non si riuscirà mai a vedere, o semplicemente "sentire" oltre il conosciuto, oltre la nostra dimensione.
 
8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
No, non credo. O forse sì, certo. C'è Pino, che è cresciuto insieme a me, da quando mio padre lo mise a dimora. Io avevo soltanto cinque anni... quindi.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A mia moglie. Anzi, più che leggerlo a romanzo finito, ha seguito quasi passo passo tutta la storia. Anche lei è una figura importante nel romanzo, dato che conosce di me, anche quello che io non conosco.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Sarei propenso a dire di sì, ma io tifo sfacciatamente per il cartaceo. Vuoi mettere l'odore di nuovo che emana un libro, il suono della carta nel voltar pagina? Comunque, anche una civile e giusta convivenza, sarebbe l'ideale.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Ho provato qualche volta, ma sarò ancora una volta "fuori," preferendo la carta, anche se il web avanza impietoso.

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Martedì, 30 Ottobre 2018 | di @BookSprint Edizioni

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