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30 Giu
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Intervista all'autore - Fabrizio Poggi Longostrevi

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono una persona profondamente sola e sofferente; vengo da una famiglia agiata ma dilaniata da profondi conflitti: il matrimonio tra i miei genitori è stato annullato dalla Sacra Rota nel 1978. Mio padre dopo essere stato per decenni un imprenditore di successo nel settore sanitario, ha conosciuto il carcere e il crollo dell'impero da lui costruito nella sua quarantennale opera professionale. Non sono e non ho deciso di diventare uno scrittore; ho solo cercato attraverso la mia opera di venire a patti con lo scomodo passato che ha caratterizzato la vita della mia famiglia, di restituire dignità e onore alla figura e alla memoria di mio padre e di riacquisire post mortem quel dialogo con papà che si è improvvisamente interrotto il 12 settembre del 2000 (giorno del suo suicidio).
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Sono un depresso e come tutti i depressi tendo a sentirmi e a funzionare meglio nelle ore serali.
Vivo una vita abbastanza caotica e movimentata e durante il giorno mi riesce difficile trovare l'atmosfera, l'ispirazione e la concentrazione giusta per scrivere: mi riesce molto più facile lavorare la notte quando il silenzio la fa da padrone.
Le pagine più belle del mio libro le ho scritte nelle ore notturne... anche quando ero studente preparavo gli esami universitari soprattutto nelle ore notturne perché ho come l'impressione che la mia mente funzioni meglio da mezzanotte in poi.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Gabriel Garcia Marquez.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Per offrire al lettore una chiave di lettura diversa dei fatti e della vicenda che hanno portato mio padre a rinunciare alla vita.
La mia verità è e sarà sempre molto diversa da quella ufficiale; viviamo in un paese dove le vicende pubbliche sono orientate dai tanti poteri occulti: le mafie, le massonerie, i servizi segreti deviati e non. Non sono un visionario ma solo un testimone di fatti gravissimi che ha cercato attraverso la sua opera di operare un tentativo di controinformazione volto alla emersione di una verità profondamente diversa da quella che hanno fornita i media. È solo un tentativo per fare riflettere il lettore e fargli cogliere aspetti della vicenda che la storia ha voluto distorcere e occultare. Se stimolerò nel lettore una profonda riflessione, avrò raggiunto il mio scopo!
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
La mia famiglia di origine non è composta da letterati ma da persone di grande cultura: la cultura intesa come ciò che rimane all'individuo quando ha dimenticato tutto quello che ha appreso a scuola ossia come una forma mentis, un modo di essere e di porsi di fronte alla realtà e ai suoi problemi. Mio padre era uno studioso e ha contribuito e tenere vivo in me il sacro fuoco della curiosità, della ricerca e dell'ansia di conoscere e sapere. Gli anni delle superiori e dell'università sono stati quelli che ricordo con maggior piacere perché caratterizzati da ore ed ore passate a divorare libri con l'ansia di sapere e imparare.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Credo di avere già dato questa risposta al punto 4).
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Non sarà uno scritto di grande valore letterario ma è tutto "farina del mio sacco" nel senso che si tratta di un'opera profondamente veritiera in cui ho descritto con la massima sincerità ed obiettività i fatti di cui sono stato (spesso involontario) testimone. In poche parole un'opera in cui c'è tutto me stesso.
 
8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
Ho ricevuto tanto conforto e aiuto da un amico giornalista (il dottor Mario Paluan) che mi ha aiutato e mettere in fila i ricordi e a fare chiarezza dentro me stesso in modo da dare un contenuto organico e unitario all'opera. Mi ha coadiuvato solo dal punto di vista formale e non sostanziale nel senso che con la sua sapienziale scrittura ha favorito la fedeltà della ricostruzione di alcuni episodi e alla traduzione in parole di alcuni stati d'animo. La sua penna è schietta ed elegante e a lui va la mia più sincera gratitudine.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
La mia prima e più importante lettrice è sempre la mia compagna Claudia: luce e speranza della mia vita. Il suo parere è e sarà sempre per me importantissimo e anche a lei e alla pazienza e dedizione che ha sempre caratterizzato il suo starmi vicino va la mia profonda gratitudine.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Sarò retrogrado, tradizionalista e superato ma rimango profondamente ancorato al prodotto cartaceo. Quando leggo un'opera che mi piace è come se i miei sensi dialogassero con le pagine che mi piace stropicciare, spiegazzare, sottolineare e appuntare. Un'amica a Natale dell'anno scorso mi ha regalato un ebook reader che non ho mai usato!
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Valgono le stesse considerazioni esposte nel punto precedente.

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Sabato, 30 Giugno 2018 | di @BookSprint Edizioni

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